354. IN CAMMINO – sorpresa

Ieri sera, dopo cena, ho fatto un salto in Caranna per visionare la “sorpresa” di cui mi hanno fatto cenno i miei (ammirevoli) collaboratori di zona.

Davvero bella! L’edicola votiva della Madonna posta all’incrocio fra via della Barbiera e Via Sant’Elme è stata illuminata a festa con un impianto nuovo di zecca. Sono stati aggiunto anche due alberelli, graziosi, ad abbellire il tutto.

Mi hanno spiegato – con molta discrezione ma penso d’aver capito – che si tratta di una donazione da parte di un residente affezionato all’edicola che le ricorda la devozione della sua mamma per la Madonna.

In attesa di sapere se lo posso ringraziare pubblicamente e di persona gli dedico questa nota giornaliera sperando che possa leggerla.

I doni sono sempre graditi. Quando poi sono offerti al Signore e per di più in memoria dei propri defunti, come in questo caso, acquistano un significato speciale.

Grazie quindi al benefattore da parte di tutta comunità della Caranna e del Forte.

353. IN CAMMINO – don Nino

Don Nino Guidi è mancato, improvvisamente, questa notte. Desidero ricordarlo a voi, cari parrocchiani, ma anche agli altri amici che sono soliti leggere il blog perché, a mio sommesso parere è stato un sacerdote esemplare.

Imparai a conoscerlo nel 1960 quando, i miei genitori decisero di affidarmi all’Istituto Santa Caterina per la mia educazione culturale e cristiana. Mia madre decise di farmi fare qualche giorno di prova e nell’occasione conobbi appunto don Nino, allora giovane seminarista addetto all’accoglienza degli  allievi più piccoli, che mi fece da balia. La prova – contrariamente alle previsioni della mamma – andò bene e così venni accolto e inserito nell’organico. Ogni tanto vedevo don Nino che però studiava ormai Teologia ed era prossimo a diventare sacerdote.

Lo ritrovai molti anni dopo quando, Vicario del Piano di Pisa, ebbi l’incarico di preparargli l’ingresso nella parrocchia di Casciavola e di inserirlo nel nostro Vicariato. Mi colpì la sua umiltà: in fin dei conti io ero più giovane e mi trovavo a fargli da maestro! Mi colpì anche il suo stile di vita e di “strategia” parrocchiale: viveva di pochissimo… e aveva al centro dei suoi interessi di pastore i più poveri, in particolare gli extracomunitari ai quali riservava mille attenzioni (e il suo stipendio). Non faceva vacanze: ogni tanto partiva e si ritirava per qualche giorno in una casetta nei boschi dell’alta Versilia per ritemprarsi perché la parrocchia era molto impegnativa.

Quando, lasciata la parrocchia per raggiunti limiti d’età, tornò a Pruno dove aveva celebrato la sua Prima Messa, accettò di rimettersi in servizio nel nostro Vicariato. Con semplicità e umiltà.

Nella nostra ultima riunione di Vicariato lo avevo indicato come “confessore” e mi ero confessato, per primo, con lui. Ricordando i tempi passati aveva sorriso e mi aveva offerto volentieri la sua collaborazione pur consapevole dei problemi di salute.

Fu un’occasione anche per parlare dei molti problemi che la nostra “Chiesa” sta attraversando in questo drammatico momento storico e mi affidò il suo “testimone” invitandomi a servire sempre e comunque i poveri, “flebile” ma pure “efficacissima” testimonianza dell’Amore.

 

 

352. IN CAMMINO – amici

L’apertura del cammino sinodale mi è stata utile se non altro perché ho potuto incontrare e salutare “vecchi” amici.

Ho posto l’aggettivo tra virgolette perché gli amici non invecchiano mai al di là del limite temporale. Come faccio a definire vecchia l’amicizia con Lucia e con Fausto che mi hanno dato l’anima o con le suore Antoniane che mi hanno servito, generosissime, insieme al mio babbo…

Ho deciso di dedicare a questi predetti amici la presente nota. Mi fa bene al cuore e può essere anche per voi, affezionati lettori, motivo di riflessione.

Conobbi Lucia nel momento stesso del mio ingresso a San Casciano. Intelligente e sbarazzina mi colpì per la sua “sfrontata” esuberanza nel gestire le questioni parrocchiani. Allora ero alquanto “ingessato” e quindi feci fatica all’inizio a capirla. Ma non spesi troppo tempo a “realizzare”, come si suol dire, che era una donna sincera, forte e generosa.

E poi il suo papà che osò indebolire una colonna della casa per realizzare una piccola nicchia per la Madonna; la mamma, dolcissima, sempre pronta a una parola gentile e premurosa. E poi Franco, la bimba… beh, basta, che mi vengono i lucciconi! E non scherzo!

Fausto è stato fratello e figlio. Da un incontro occasionale nacque un’amicizia grande che coinvolse anche mio padre. Guai a chi gli toccava Fausto! E lui, di rimando, guai a chi gli toccava il suo Varisello anche se delle volte era un po’ pesante, avanti e indietro al cimitero, tutti i santi giorni.

Poi venne il gran giorno, indimenticabile, della laurea e poi una carriera folgorante, una sposa meravigliosa, un bimbo idem… Anche qui chiudo perché pure Fausto mi ha dato davvero tanto.

E infine le Suore. Alcuni, qui al Forte, mi chiedono perché sono così attento alle loro esigenze fino al punto da … (non lo scrivo perché non mi voglio fare grande). Il motivo è presto detto: provo a ricambiare aiutando loro l’affetto e l’aiuto concreto che mi hanno dato le suore del paese. Aggiungo che sono e sarò sempre in debito ma il dovere della riconoscenza l’ho ben presente.

Spero che voi fortemarmini non siate gelosi di queste mie radici affettive. Se sono quello che sono è anche merito loro.