226. IN CAMMINO – Ricordi

Qualcuno, leggendo il mio articolo di ieri, ha “osato” mettere in dubbio il mio passato di allenatore negli anni 1975-1980 a Pontedera. Vengo quindi a offrire ulteriori dettagli pronto a mettere in rete anche le foto come pezze d’appoggio alle mie dichiarazioni.

Sono stato allenatore di sport di nicchia: il tennis-tavolo spregiativamente detto pinghe-ponghe e il baseball detto …. (irriferibile).

Venni scelto per questo duplice prestigioso incarico perché… non lo voleva fare nessuno e siccome io ero il vice-parroco e dovevo dire sempre di sì, “obtorto collo”, fui costretto ad accettare.

Il ping pong mi dette molte soddisfazioni: tornei vinti alla grande, pioggia di medaglie di tutti i tipi, campionati vinti (grazie al dottor Iori che pagava la benzina per i trasferimenti). L’unico problema era che dovevo passare ore e ore a palleggiare con gli atleti: loro si davano il cambio mentre io restavo, impavido, al mio posto circondato da un nuvolo di “palle” (da cui la nota espressione “che …..  !”)  che andavano e venivano finché, stremato, li mandavo tutti a casa e chiudevo d’imperio la seduta d’allenamento.

Anche il baseball mi gratificò moltissimo, almeno verso la fine della prima e ultima stagione di competizione. Avevo istruito ben bene i miei giovani atleti circa le regole del gioco ma perdevamo tutti gli incontri perché, meschini, roteavano la mazza a vuoto senza mai ribattere la palla. Io però li blandivo offendo loro un bel gelato a tre gusti dopo ogni incontro perduto e questo ci consentiva di andare avanti senza contestazioni da parte dei genitori. Per forza! I ragazzi tornavano a casa sempre contenti

Ma a metà campionato avvenne un episodio che ribaltò le carte in tavola. Era giunto in parrocchia un ragazzotto di nome Josè che dimostrava interesse per la disciplina. Veniva dal Texas ma era di lingua spagnola. Lo accolsi benevolmente nella squadra e, dietro sua insistenza, gli affidai il ruolo di battitore. Al primo lancio colpì la palla con tanta forza che superò le reti di contenimento e planò, dopo aver rimbalzato un paio di volte (per fotuna), sul cofano di una macchina provocando un ammaccamento e le conseguenti ingiurie ecc. dello sfortunato guidatore.

Lasciai al parroco e all’assicurazione di dirimere la contesa per il cofano ammaccato e nominai seduta stante il caro Josè “capitano” della squadra. Da quel momento il campionato fu una vera e propria passeggiata: vincevamo sempre e ovunque tanto che ormai eravamo diventati una leggenda.

Ricordo ancora con viva soddisfazione le convocazioni al campo CONI a Tirrenia, per gli allenamenti collegiali ecc. stavolta sotto la direzione di un vero allenatore, un signore grande e grosso che mi costringeva a correre dietro a lui col dire che l’allenatore doveva essere sempre e perfettamente in forma.

Nel corso di uno di questi allenamenti collegiali mi strappai di brutto i pantaloni in mezzo alle risate degli astanti. Quell’episodio increscioso mi condizionò a tal punto che pochi giorni dopo passai la mano a favore del predetto signore con grande dispiacere dei miei giovani atleti (il nuovo allenatore infatti, lucchesaccio sparagnino, gli aveva negato da subito la gioia del gelato col dire che non rientrava nella dieta dei veri… atleti).

 

225. IN CAMMINO – Sport e non solo

Amo lo sport e ne ho praticati anche molti negli anni giovanili sia in prima persona che in qualità di allenatore (anche se la cosa può sembrarvi strana visto il mio attuale stato di forma in sovrappeso di 25 Kg).

Diventato sacerdote l’interesse è rimasto anche se per ovvi motivi si è ridotto il tempo a disposizione. È rimasto l’interesse anche perché, almeno per la mia esperienza maturata ai tempi dell’Oltrera, la amata polisportiva  (curava infatti molte discipline sportive) di Pontedera, lo sport aiuta i giovani, ragazzi e ragazze, a forgiare il carattere e a crescere dal punto di vista sociale.

Non tutti gli sport però sono uguali. Alcune attività sportive non hanno bisogno di investimenti finanziari se non quelli essenziali; altre invece ne hanno un bisogno estremo ( in buona parte legittimo ) perché muovono un vero e proprio mercato (tesserati, spettatori ecc.)

E qui nascono i problemi. Sempre tornando alle mie esperienze passate se, per svolgere attività di atletica si spendeva pochissimo e si registrava la massima soddisfazione per atleti e genitori,  per il calcio invece, almeno con alcune squadre di calcio, c’erano molte criticità.

Alcuni (non tutti per fortuna) allenatori infatti pensavano a vincere e basta. Quindi trascuravano i ragazzi del vivaio a vantaggio di altri, esterni all’ambiente, ma però più bravi e disposti a sacrificare tutto (!) al calcio.

Non si trattava, come pensavo ingenuamente all’inizio, di un motivo di giusta soddisfazione per un campionato vinto ma di un motivo esclusivamente finanziario perché i predetti “bravi”, passando successivamente a squadre blasonate garantivano una buona percentuale, in soldoni, alla squadra d’origine. Più ingaggi di prestigio… più soldi!

I “nostri” sentendosi sempre esclusi dopo un po’ di tempo rinunciavano. Ma anche i “bravi”, dopo qualche anno di illusioni, facevano la stessa fine perché incontravano sulla propria strada altri ancora più bravi di loro e finivano miseramente nel dimenticatoio.

A ben pensarci la loro fine era peggiore perché si ritrovavano esclusi oltre che dal calcio anche dalla vita sociale/professionale avendo trascurato le amicizie e gli studi. Quale amarezza quando si sentivano “scaricati” dagli stessi personaggi che in precedenza li avevano esaltati (forse sarebbe meglio dire sfruttati).

E quanto impegno, per i dirigenti seri, nel “ricostruirli” umanamente o aiutandoli a trovare un’occupazione. E, confesso, quanta delusione anche per me nel constatare ragazzi “geniali” costretti a frequentare scuole serali con enormi sacrifici per vedere di recuperare almeno in parte il distacco dai coetanei ormai professionisti affermati.

Ecco allora il senso di questa mia riflessione odierna. C’è, nell’economia “politica” (e anche il calcio vi rientra) una scala di valori ben precisa che deve obbligatoriamente mettere al primo posto i valori “umani” e solo dopo quelli economico/finanziari.

Un appello quindi a tutti i dirigenti sportivi perché considerino i propri tesserati come persone e non come merce. Non me ne vogliano coloro che si sentono chiamati in causa per questo mio richiamo a favore dei giovani sportivi.

 

224. IN CAMMINO – sacrificio dell’alfiere

Le domeniche scorrono una dopo l’altra… Speriamo tutti, ma proprio tutti, che l’epidemia si decida a mollare la presa e a permetterci di tirare il fiato come si suol dire.

L’ apertura prossima a venire la considero come “il sacrificio dell’alfiere” nel gioco degli scacchi: la gente non ce la fa più a stare chiusa in casa, intere categorie professionali sono stremate (finanziariamente) dalle chiusure e quindi i nostri governanti hanno deciso per un’apertura “responsabile” che  sacrifica la sicurezza (alfiere) per salvare il paese (re) da prevedibili contraccolpi sociali (arrocco) con conseguenze drammatiche (scacco).

La speranza è che le persone, soprattutto i più giovani, si rendano conto della gravità del momento e si decidano ad avere un comportamento responsabile evitando assembramenti e simili.

Mi immagino che questo mi appello sarà “visionato” da migliaia di persone… di ogni parte d’Italia e del mondo!

Lo so che il blog coivolge appena un centinaio di famiglie (*) ma almeno per il nostro paese cento/duecento famiglie non sono poche.

Tenendo conto poi del fatto che queste famiglie aspettano con ansia l’inizio della stagione, unica risorsa in quest’anno difficile per poter guardare avanti con tranquillità, penso proprio che riusciranno a convincere i propri giovani a rispettare le regole.

(*) Alla Domenica, come avrete notato, pubblico sempre un breve filmato perché, come mi insegnavano a Bologna nel corso di filmografia, le immagini richiamano maggiore attenzione rispetto alle parole. E infatti il blog è seguito più la Domenica che non gli altri giorni della settimana.

Sempre a Bologna mi insegnavano che certe “fotografie/filmati” attirano più attenzione rispetto ad altre. Ad esempio il filmato di ieri ha avuto un numero maggiore di visitatori per il fatto che per un attimo era stata inquadrata la mia cagnolina, accovacciata, quasi ascoltasse la mia predica! C’è stato un boom di contatti! Qualcuno mi ha anche paragonato a San Francesco che parlava al lupo di Gubbio. Santo subito…

Il top dell’attenzione – stesse lezioni – si raggiunge proponendo immagini “spinte” ma è evidente che per aumentare le visualizzazioni del blog parrocchiale non posso certo pubblicare immagini di… donne nude!

Al massimo posso prometterlo, magari per il prossimo filmato. Può darsi che qualche giornalista ci creda!