118. IN CAMMINO – tragedia in cava

Leggo sul giornale della morte di un operaio in cava a Levigliani. La notizia mi ha fatto tornare in mente un episodio analogo da me vissuto, anche se indirettamente, molti anni indietro.

Appena ordinato sacerdote venni inviato come vice (allora si diceva “cappellano”) a Pontedera per collaborare con don Enzo Lucchesini. Don Enzo, prima dell’incarico a Pontedera era stato parroco a Pontestazzemese per vari anni e aveva conosciuto bene la realtà delle cave e i pericoli per chi ci lavora.

Teneva, come sto facendo anch’io con il bollettino, una sorta di diario in cui annotava gli episodi più salienti della sua esperienza pastorale.

Un giorno mi fece leggere una pagina che, da allora, mi è rimasta nel cuore. Raccontava appunto di un incidente in cava. La sirena che aveva cominciato a suonare seguita da tutte le altre sirene delle cave circostanti, lo smarrimento delle donne che avevano i mariti al lavoro e poi la corsa a piedi lungo la mulattiera insieme con il medico e il maresciallo dei carabinieri fino alla cava. E, una volta giunti sul posto, il momento terribile della benedizione della salma con i colleghi che piangevano disperati…

Tornando a don Enzo, quando arrivarono i giorni delle vacanze di Natale del 1974 (il mio primo anno di servizio a Pontedera) volle accompagnarmi sul posto. Mi fece visitare la cava e, subito dopo, il cimitero del paese dove riposava la vittima di cui sopra.

Vidi scendere una lacrima sul suo volto. Mi disse che quel tragico pomeriggio dell’incidente si era sentito fratello della vittima e gli era parso di scorgere il volto di Gesù nei tratti sfigurati di quel povero cavatore.

Anch’io stamattina mi sono commosso leggendo dell’incidente. Non so chi sia la vittima e non conoscerò mai i suoi familiari ma, come allora don Enzo, sentendolo fratelli, voglio benedirlo e affidarlo al Signore.

Lo stesso sento che faranno tutti coloro che leggeranno questa mia nota quotidiana. Grazie. don Piero

117. IN CAMMINO – ringraziamento

Domenica scorsa, con i proventi della questua, integrati da una somma della cassa parrocchiale d’emergenza, abbiamo aiutato Padre Damiano. Non so quanto abbiamo raccolto in tutto ma non mi interessa perché quando si aiuta non sta bene mettersi a fare calcoli.

Questa mattina ho ricevuto una mail di ringraziamento che vi trasmetto certo di farvi cosa gradita.

Carissimo don Piero, grazie mille per l’offerta a sostegno dei nostri profughi e poveri. Questo vostro sostegno è particolarmente prezioso in questo momento di grande svalutazione della moneta locale. Ci permette di dare continuità al nostro impegno di carità. Dio vi ricompenserà per il dono offerto. Con questo acquisteremo cibo per i bisognosi di tutte le appartenenze religiose presenti in paese e per i rifugiati siriani che arrivano dopo aver assistito a scene brutali di massacri e distruzioni delle loro case scuole e chiese. La nostra cucina di Damour distribuisce regolarmente questo cibo.  Con il vostro aiuto inoltre la nostra associazione assiste un numero sempre crescente di bisognosi anche per le medicine cercando di stare vicina alle categorie più indifese: donne, bambini, anziani, ammalati.

Segue la firma di Padre Damiano e quella del contabile, Rabih Maher. In allegato una sfilza di ricevute di acquisto di generi alimentari (riso e pasta) e di medicine (salvavita).

Adesso, dopo aver pensato ad aiutare gli altri, ci concentreremo sul nostro paese. Per fortuna non partiamo da zero perché abbiamo la cassa parr. di emergenza e quindi dovremmo essere in grado fin d’ora di aiutare – con generi alimentari o con somme modeste – tutti coloro che avranno necessità. Poi ci sarà, o almeno lo speriamo, il consueto aiuto della festa dei Santi e della Commemorazione dei defunti.

Guardiamo avanti con fiducia e non perdiamoci d’animo. Naturalmente mettiamo sempre la preghiera al primo posto perché senza l’aiuto di Dio non riusciremo a far niente.

 

116. IN CAMMINO – Sos poveri

Sono davanti al computer in attesa di collegarmi attraverso zoom con i sacerdoti responsabili degli 8 vicariati della Diocesi e con l’Arcivescovo.

Nel frattempo leggo gli avvisi della Curia

Fra questi il materiale per l’animazione della “giornata dei poveri” in programma per Domenica 15 Novembre. Le proposte sono numerose come numerose sono le necessità delle persone in questo momento.

Solo che i “contribuenti” sono sempre gli stessi che, in questo difficile momento, pure loro faticano ad andare avanti. Ne viene che se, nell’occasione della prima “ondata” del virus è stato piuttosto facile organizzare gli aiuti adesso è assai più difficile.

Prendo ad esempio il caso della nostra parrocchia: in primavera siamo riusciti ad aiutare tutti sfruttando, tramite la Caritas-San Vincenzo, le somme di riserva della parrocchia e le donazioni di alcuni benefattori.

Avendo un bel po’ di soldi a disposizione siamo riusciti a beneficare non soltanto offrendo generi alimentari a residenti e non ma anche pagando bollette, rate di mutui ecc. E non solo ai “nostri” ma anche a persone di fuori paese.

Ma le riserve erano frutto dei risparmi degli anni precedenti. Adesso anche il fondo di riserva è modesto per cui non credo che, almeno a breve potremo fare più di tanto. Questo però, ne sono certo, determinerà alcuni malumori in chi è abituato a essere aiutato ma c’è poco da fare almeno per il momento.

Domenica prossima offriremo il “santino” dei morti a favore della San Vincenzo. Lo faremo però con molta discrezione, senza insistere. Veniamo infatti dalla “giornata per l’obolo per il Papa”, dalla “giornata missionaria”, dalla “questua speciale per padre Damiano”, a breve vi sarà, come già detto, la “giornata per i poveri”… insomma non possiamo stare sempre a chiedere e a chiedere agli stessi!

Comunque sia per un “piccolo” aiuto dovremmo farcela anche stavolta sempre che la situazione non precipiti.

115. IN CAMMINO – S.Bakita

La Domenica non è andata male, per fortuna. Rispetto al numero consueto dei presenti eravamo pochi però in numero sufficiente per una celebrazione dignitosa. Alcuni, da fuori paese, mi scrivono per sapere se trasmetto la Messa su youtube ma al momento non lo ritengo necessario. Penso che queste brevi note giornaliere al momento possano essere sufficienti per mantenere tra noi un minimo di contatto. Poi, peggiorando la situazione, vedremo.

Oggi voglio scrivervi a proposito di santa Bakita, la compatrona della congregazione Canossiana, ben conosciuta da tutti i fortemarmini.

Lo spunto me lo ha dato la Teré Aliboni consegnandomi un vecchio e malridotto santino della Santa.

Il marito della Teresa, Giampiero Becheroni, prima di entrare a lavorare sulla “barca” dell’Avv. Agnelli, aveva navigato in lungo e largo in qualità di “nostromo” sulle petroliere.

Nell’occasione di uno sbarco al porto commerciale marittimo di New York per scaricare il greggio scese a terra per qualche giorno di libertà. Quel giorno era particolarmente uggioso: piovigginava e c’era una coltre nebbiosa che costringeva a procedere con circospezione.

Così gli capitò di osservare, nel terreno reso umido dalla pioggia, un santino che raffigurava santa Bakita, personaggio sconosciuto ai più ma non a Giampiero che conosceva bene le Canossiane per averne avuto fin da piccolo assidua frequentazione.

Lo raccolse con rispetto e devozione e se lo pose, come usa anche oggi per tantissimi fra noi, nel portafogli pensando alle sue care suore.

All’epoca Bakita non era stata ancora proclamata né Santa né Beata: infatti sul retro del santino, insieme all’invocazione, c’é anche un rescritto in cui si chiede ai devoti di segnalare eventuali “grazie” concesse dal Signore per l’intercessione della suora.

Il santino in questione è stato amorevolmente conservato dalla moglie che ne ha fotocopiato alcuni esemplari per farne dono alle Suore, al sottoscritto e a coloro che continuano a invocarla.

Adesso provo a fotografarlo e a inserirlo nell’articolo.