1.428 – IN CAMMINO – San Francesco (1)

Nell’occasione della festa liturgica ho collocato la piccola statua in marmo raffigurante San Francesco ai piedi dell’altare grande. Veramente l’avevo collocata già la settimana scorsa a ricordo del maestro scultore Menchetti per il matrimonio della nipote Chiara e poi l’ho lasciata…

Quest’anno abbiamo già festeggiato San Francesco andando in pellegrinaggio ad Assisi. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le immagini dell’urna con i suoi resti mortali, gli affreschi del grandi maestri che hanno lavorato alla chiesa del Santo, i particolari della cittadina e soprattutto la fiumana di popolo che affollava la Chiesa.

Ci siamo sentiti piccoli piccoli davanti a quel gigante di santità… ora però vi devo lasciare perché mi stanno chiamando in chiesa… c’è la fila!

Continuo domani a Dio piacendo.

1.427 – IN CAMMINO – A proposito di capre

I miei nonni mi raccontavano che una loro parente aveva partorito una bambina ma scarseggiava di latte per alimentarla convenientemente. Il medico allora le aveva suggerito di “allungare” il proprio latte con quello di asina o di capra, leggero e facilmente digeribile.

Acquistarono perciò una capretta col compito di fornire il latte per svezzare la bambina.

La bestiola assolse al delicato compito per parecchio tempo salvo poi trovarsi disoccupata quando la bimba passò al semolino e alle pappe più consistenti.

I genitori della bimba a quel punto, essendosi affezionati alla bestiola, non vollero liberarsene e continuarono a tenerla in casa come prima… a guisa di un cagnolino/gattino finché un giorno non la trovarono ritta in piedi sul comò del salotto che belava a tutto volume e non voleva scendere… (di altri dispetti ne scriverò nella rivista di Pasqua nella sezione dedicata al… sorriso)

Furono costretti quindi, a malincuore, a disfarsene affidandola a un pastore che promise – dietro compenso – di trattarla bene e di non venderla…

Così la bimba, ormai cresciutella, andava settimanalmente a far visita alla sua “mamma di latte” a quattro zampe.

Tutto questo mi è tronato alla memoria quando Alberto mi ha mostrato la fotografia di una capretta dispettosa arrampicata su un tetto…

 

1.426 – IN CAMMINO – San Michele Arcangelo

Ogni volta che andiamo in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo non dimentichiamo mai di salire al caratteristico santuario di San Michele Arcangelo sito sulla montagna garganica.

Il santuario è famosissimo: nell’antichità i crociati che partivano per liberare la Terra Santa facevano tappa obbligata il quel luogo come attestano i graffiti sulle pareti della grotta. Anche San Francesco, secondo la tradizione, si fermò in quel luogo a pregare prima di imbarcarsi per Damietta…

Noi ci andiamo – come ordinava padre Pio ai suoi devoti – per chiedere all’Arcangelo di difenderci dal Maligno risparmiandoci le tentazioni più virulente.

Lo facciamo rivolgendo a San Michele insieme quella Supplica (o Esorcismo) composta di getto da Leone XIII nel 1884 per difendere la Chiesa e i cristiani dalle insidie del Demonio. Papa Leone aveva avuto una sorta di visione che lo aveva spaventato e aveva suggerito a tutti i cristiani di recitare questa preghiera al termine di ogni Messa.

Oggi non è più “di moda” ma non sarebbe male ogni tanto riprenderla visti i tanti disastri che affliggono l’umanità.