1.429 – IN CAMMINO – San Francesco (2)

Scrivevo ieri, nella brevissima nota che ho pubblicato, che la piccola statua di San Francesco è già presente ai piedi dell’altare grande da due settimane. Non starò a ripetervi il motivo: dico soltanto che la famiglia dell’artista e in particolare la nipote Chiara hanno gradito molto la mia iniziativa.

Oggi aggiungo qualcosa sperando che vi possa essere di aiuto nella vostra riflessione quotidiana.

La nostra parrocchia vanta ben due illustri esperti della spiritualità francescana: non cito i nomi perché non ho avuto la loro autorizzazione (veramente non  l’ho nemmeno richiesta… conoscendoli bene come persone che non amano mettersi in mostra) ma i loro scritti e le loro testimonianze mi sono state di grande aiuto per approfondire la conoscenza del Santo.

È grazie a loro che posso scrivere la presente nota.

San Francesco non ebbe una vita facile.

Lui, amante di tutte le creature si trovò spesso in difficoltà con i suoi frati che pur tanto amava, al punto da essere emarginato. Questo perché molti fra loro stentavano a capire – sarebbe meglio dire “accettare” – sua scelta radicale di povertà e semplicità! Trovavano la sue decisioni assurde e impossibili da praticare.  La Verna era diventato il suo rifugio soprattutto quando ebbero inizio le prime dolorosissime scissioni…

Fra i pochi che lo capirono e provarono a imitarlo ci fu l’amica Chiara che accettò la sua proposta di vita consacrata, con gioia.

Proprio a indicare questa sua “gioia” di appartenere totalmente al Signore la vediamo “sorridente” nel quadro che vedrete esposto in chiesa. Si vede in primo piano Francesco  con le stigmate e uno sguardo determinato. Lei invece, un passo indietro rispetto a Francesco, appare sorridente e col fiore della verginità in mano a indicare che fra loro ci fu soltanto un amore spirituale e non carnale!

Cerchiamo anche noi di seguire il Vangelo di Gesù con la stessa determinazione di Francesco e la stessa gioia di Chiara.

Domani ci vediamo in Chiesa?

1.428 – IN CAMMINO – San Francesco (1)

Nell’occasione della festa liturgica ho collocato la piccola statua in marmo raffigurante San Francesco ai piedi dell’altare grande. Veramente l’avevo collocata già la settimana scorsa a ricordo del maestro scultore Menchetti per il matrimonio della nipote Chiara e poi l’ho lasciata…

Quest’anno abbiamo già festeggiato San Francesco andando in pellegrinaggio ad Assisi. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le immagini dell’urna con i suoi resti mortali, gli affreschi del grandi maestri che hanno lavorato alla chiesa del Santo, i particolari della cittadina e soprattutto la fiumana di popolo che affollava la Chiesa.

Ci siamo sentiti piccoli piccoli davanti a quel gigante di santità… ora però vi devo lasciare perché mi stanno chiamando in chiesa… c’è la fila!

Continuo domani a Dio piacendo.

1.427 – IN CAMMINO – A proposito di capre

I miei nonni mi raccontavano che una loro parente aveva partorito una bambina ma scarseggiava di latte per alimentarla convenientemente. Il medico allora le aveva suggerito di “allungare” il proprio latte con quello di asina o di capra, leggero e facilmente digeribile.

Acquistarono perciò una capretta col compito di fornire il latte per svezzare la bambina.

La bestiola assolse al delicato compito per parecchio tempo salvo poi trovarsi disoccupata quando la bimba passò al semolino e alle pappe più consistenti.

I genitori della bimba a quel punto, essendosi affezionati alla bestiola, non vollero liberarsene e continuarono a tenerla in casa come prima… a guisa di un cagnolino/gattino finché un giorno non la trovarono ritta in piedi sul comò del salotto che belava a tutto volume e non voleva scendere… (di altri dispetti ne scriverò nella rivista di Pasqua nella sezione dedicata al… sorriso)

Furono costretti quindi, a malincuore, a disfarsene affidandola a un pastore che promise – dietro compenso – di trattarla bene e di non venderla…

Così la bimba, ormai cresciutella, andava settimanalmente a far visita alla sua “mamma di latte” a quattro zampe.

Tutto questo mi è tronato alla memoria quando Alberto mi ha mostrato la fotografia di una capretta dispettosa arrampicata su un tetto…