1.347 – IN CAMMINO – Santa Rita (1)

Sono venuti a trovarmi due sacerdoti indiani. Uno di questi lo conoscete bene: è padre Cipriano, professore di Filosofia in India e amico da lunga data del nostro paese. L’altro è sempre un sacerdote indiano, ex allievo di Padre Cipriano e attualmente parroco ad Arezzo.

Si tratterranno poche ore per poi rientrare, il secondo in parrocchia ad Arezzo e il primo, Padre Cipriano, a Terni dove operano altri suoi confratelli ed ex alunni.

È stata un sorpresa ma sono ugualmente contenti che siano venuti per rinsaldare i nostri vincoli di amicizia e di stima reciproca.

La mia è sempre una giornata impegnativa. Oggi, ad esempio, sono già stato al cimitero per la benedizione delle ceneri di Giovanni e mi sto accingendo a preparare la chiesa per la festa di santa Gemma. Non potrò spostare di nuovo le panche (l’ho già fatto per il matrimonio di Sabato) ma dovrò provvedere alle rose, ai santini e a tutto il resto. Quindi mi occorrerà parecchio tempo.

Stasera poi verranno i bimbi di Comunione con i genitori per la confessione e l’ultima prova quindi devo farmi trovare preparato per non fare brutte figure.

Quanto alla festa di Santa Gemma sto preparando per voi un “santino” speciale. A domani.

1.346 – IN CAMMINO – O tempora, O mores…

Con questa espressione Cicerone si rivolgeva ai senatori romani seduto in assemblea per denunciare il malcostume in atto nella società dell’epoca. Richiamava al contempo il “mos maiorum” cioè la moralità dei predecessori.

Dicono gli storici, ma non è provato, che mentre snodava questo suo discorso c’era qualcuno – soprattutto Lucio Sergio Catilina ma non era solo… – che sghignazzava al suo dire e preparava la famosa congiura di cui si legge nei libri di storia romana.

Questa frase era sempre sulle labbra del mio professore di latino e greco che si lamentava dei tempi e dei costumi del tempo.

Erano gli anni ’67 – ’68 – ’69 caratterizzati da violenze (contestazioni verbali e non solo) nei confronti degli insegnanti e della società civile nel suo complesso. Io stesso rimasi coinvolto, seppure marginalmente, in quelle stupide contestazioni promosse dai maestri del sospetto che poi prepararono il terreno alle così dette “brigate rosse”.

E oggi siamo anche noi sacerdoti a ripeterle ai nostri giovani che si perdono dietro a slogan deteriori per affermare e praticare quella violenza che la fa da padrona.  Al momento sono più di cento (100) i conflitti nei quali il diritto internazionale è ignorato, anzi calpestato.

Ovviamente non ci limitiamo ai lamenti ma cerchiamo di andare oltre proponendo il Vangelo e certi modelli di civiltà per fortuna ancora presenti nella nostra civiltà plasmata dai dettami evangelici: vedi ad esempio l’insegnamento del Papa cl suo richiamo a Gesù “disarmato e disarmante”.

Ora, che Gesù si sia presentato “disarmato” è incontestabile… é morto in croce!

Purtroppo però il suo Messaggio d’amore e perdono non sembra per niente “disarmante” perché la violenza continua a dilagare promossa da chi, come Catilina, si fa beffe degli insegnamenti e dei richiami promuove congiure e violenze che poi sfociano in guerre.

E i nostri giovani che assorbono come spugne questi cattivi insegnamenti ne saranno le prime vittime!

 

 

1.345 – IN CAMMINO – Giro d’Italia

Sapevo che il Giro avrebbe fatto tappa al Forte ma ignoravo si trattasse di una cronotappa. Quindi quando stamattina, intorno alle 11.30, sono stato bloccato dalla Polizia che segnalava l’imminente passaggio dei ciclisti sono sceso perfino dalla macchina per fare qualche foto alla maglia rosa.

Al passaggio dei primi però sono rimasto perplesso: avanzavano tranquilli parlottando fra loro quasi si trattasse di una corsa amatoriale. Alcuni addirittura avevano una bella pancetta e nemmeno pedalavano. Sembrava che andassero  a fare la scampagnata del 25 Aprile.

Quando poi ho visto fra i corridori alcuni parrocchiani, sportivi sì ma non ciclisti professionisti, ho cominciato ad avere qualche dubbio e sono rientrato in auto consapevole d’aver preso un “granchio” colossale.

Infatti erano ciclisti E-BIKE cioè montavano biciclette a pedalata assistita con tanto di batteria montata sulla canna. Ecco perché chiacchieravano allegramente fra loro per niente preoccupati di arrivare primi o ultimi…

Quasi quasi, mi sono detto, il prossimo anno mi iscrivo anch’io al Giro d’Italia. Mi prendo una bici elettrica e faccio una bella girata per l’Italia!

Chissà che non lo faccia sul serio!