Commento al Vangelo di domenica 25 ottobre 2026.
1.443 – IN CAMMINO – Sausage
La mia Lola si offesa a sentirsi chiamare “salsiccia”.
È un cagnolina perennemente affamata! Anche stamattina, tornando dal Bar, e quindi dopo aver gustato il biscotto offerto da Alberto, la crocchetta offerta dalla signora delle pulizie (sempre del Bar) e la mia brioche (una piccolissima porzione) si è fermata davanti a un giovane studente intento a fare colazione sugli scalini della chiesa reclamando con uno sguardo supplichevole parte della sua pizzetta.
Il giovanotto mangiava e lei lo guardava come se fosse stata digiuna da giorni.
Una ragazzina, pure lei studentessa del locale Liceo, vedendo la scena, ha suggerito al suo amico di interrompere la masticazione – cosa che lui ha fatto immediatamente – ma la bestiola non ne voleva sapere di allontanarsi.
È stata davvero una scena buffa: lui con la bocca piena che però non masticava e la cagnetta ai suoi piedi come a dirgli: prima o poi la dovrai aprire quella bocca e allora ci sarà qualcosa anche per me…
È in quel momento che è risuonata la parola “sausage” (salsiccia). Al che la bestiola, offesa, si è girata di colpo ed è rientrata in casa.
Non capisco proprio dove e come abbia fatto a imparare l’inglese!
1.442 – IN CAMMINO – Alberto & Francesco
Sono due cari ragazzi, già allievi della nostra scuola di catechismo, che hanno ormai ultimato gli studi universitari e che hanno voluto omaggiarmi il primo inviandomi una foto dell’evento e il secondo con una breve visita di cortesia.
Devo dire che sono stato molto felice per i loro cari genitori e soprattutto per loro. Li ricordo, ancora piccoli, quando sbucavano con la testolina fra le panche lato mare… quando mi sorridevano spensierati… io all’altare e loro in panca con i genitori!
Li ho seguiti – a distanza e solo con la preghiera e qualche modesto consiglio perché non sono genitore – ma ugualmente con tanto affetto, gratificato per la considerazione che mi hanno riservato sia negli anni del Liceo che dell’Università.
Il parroco non può invadere il territorio dei genitori: spetta a loro infatti educarli e seguirli ma anche il parroco ama sentirsi considerato e amato.
Nell’archivio parrocchiale, nella sezione mia personale, sono raccolti tutti bollettini che ho stampato e distribuito in questi trent’anni di permanenza e le fotografie di (quasi) tutti i ragazzi che ho preparato ai Sacramenti.
Non ho vergogna a rivelarvi che spesso, soprattutto nelle serate in cui mi assale un po’ di mestizia, me le lascio scorrere sotto gli occhi per recuperare serenità. In quei momenti mi assale la commozione ma è un sentimento sano che mi aiuta a svolgere il mio servizio con uguale impegno anche se comincio ad avvertire i disagi propri dell’età ormai avanzata.
Concludo augurando loro un’ottima carriera professionale e un costante rapporto spirituale col Signore.