1.418 – IN CAMMINO – Acqua…

Sono andato a Pisa per l’incontro dei Presbiteri (di cui faccio parte in quanto responsabile dell’associazione del Clero) sotto un fiume di acqua e sono tornato… sempre sotto un fiume di acqua!

Per fortuna c’era don Edoardo a farmi compagnia (anche lui fa parte dello stesso gruppo di sacerdoti) e così non ce ne siamo quasi accorti.

L’argomento riguardava il corso di aggiornamento al Calambrone di cui vi avevo fatto cenno giorni indietro: la prima lezione tenuta da don Torresin, un sacerdote della Diocesi di Milano, e una seconda dal cardinale di Siena, Mons. Lojudice.

Chi diceva una cosa chi un’altra… tutti si sono lamentati dell’ospitalità (giudicata modesta e cara) per poi dire qualcosa sugli argomenti proposti.

Anch’io ho parlato ma più dell’ospitalità che dei relatori ricordando i bellissimi tempi di quando – non ero ancora sacerdote – frequentavo il Movimento Studenti con Adriano Valleggi, Paolo Benotto, Claudio Masini (non ancora sacerdoti) e tanti altri amici e amiche …

Tempi bellissimi!

Al mattino andavamo in spiaggia per la preghiera ed era tutto un lamento perché le zanzare nottetempo ci avevano riempito di punture… Poi tutto il giorno a ragionare, riflettere e pregare… E la sera in centro a Tirrenia a fare un po’ di (sana) baldoria senza eccessi di alcun tipo perché la Direttrice della struttura su questo punto era intransigente e spediva il Riccetti, una sorta di custode tuttofare, a verificare il nostro comportamento.

Stamani i presenti mi ascoltavano curiosi: da notare che ero il più anziano di tutti con i miei 75 anni ormai prossimi  diventare 76.

1.417 – IN CAMMINO – Prima non datur

Ieri hanno avuto inizio le lezioni in tutte le scuole del paese, dai piccoletti delle Primarie ai grandi del Liceo.

A breve inizieranno anche quelle del catechismo (il materiale per le iscrizioni è già presente in chiesa) sperando che le difficoltà logistiche non ci mettano in difficoltà.

E qui mi raccomando alle Madri Canossiane – in particolare alla Provinciale e alla Madre Generale – perché la nostra parrocchia da sempre si affida alle Suore per le aule e tutto il resto non avendo strutture proprie: le Suore, stando a quanto si legge nell’archivio, vennero al Forte proprio per curare l’evangelizzazione dei piccoli (e dei grandi) e ci sono riuscite perché il loro insegnamento è ancora presente e apprezzato come si è capito nell’occasione del funerale di Roberto Santini quando, al nome di Madre Maria e di Madre Clara, si è levato un forte brusìo di approvazione fra i presenti!

Non mi posso certamente lamentare del loro aiuto… sia per la liturgia della Domenica che per il catechismo dei piccoli e degli adolescenti anche se possono darsi contrattempi a causa della penuria delle vocazioni… e delle magre risorse finanziarie.

Quanto al titolo della presente nota faccio notare che nella nostra parrocchia vige ancora, come ai tempi antichi; il motto latino che dice PRIMA NON DATUR (e cioè la prima lezione non viene impartita) perché andiamo tutti, insegnanti compresi, a prenderci il gelato) ET ULTIMA NON ACCIPITUR (e l’ultima non viene recepita) perché, anche in questo caso, i ragazzi non fanno lezione ma ce ne andiamo di nuovo a prenderci il gelato… di fine anno).

Negli anni di studio nella Facoltà Teologica a Roma mi capitò di far presente, come battuta, il motto latino. Il professore – aveva il cognome polacco ma era un australiano – mi gelò rispondendo che nel suo corso non c’erano sconti di sorta: PRIMA DATUR ACCIPITURQUE ULTIMA e cioè ci sarebbe stata sia la prima che l’ultima lezione. Non osai controbattere perché gli australiani non amano molto le battute…

1.416 – IN CAMMINO – Roberto Santini

Non sono riuscito a scrivere qualcosa ieri e allora rimedio oggi per ricordare attraverso questo breve articolo alcuni aspetti della personalità di Roberto.

Lo devo a lui, ai famigliari (di sangue e di affetto), ai bagnini e ai tantissimi presenti alla celebrazione che hanno udito poco o niente della mia riflessione al punto che sono stato richiamato dai presenti ad alzare il tono.

Avevo conosciuto Roberto fin dal mio primo anno di servizio pastorale al Forte. Avevo accompagnato i ragazzi del catechismo (quelli più grandicelli) dal Sindaco per la lezione sulla Costituzione Italiana ( voi sembrerà strano ma fa parte del programma di Cresima…) Il Sindaco, ormai anziano, si trovò un attimo in difficoltà nello spiegare il senso delle “votazioni” e allora subentrò Roberto che con un esempio molto accattivate per i ragazzi spiegò che le votazioni somigliavano a una partita di calcio: c’è chi vince e c’è che perde ma la vittoria o la sconfitta non modificano l’affetto e la stima per i concittadini anche perché nella tornata successiva la partita il risultato può cambiare…

Successivamente ebbi modo di parlarci nell’occasione del suo primo pellegrinaggio a Santiago di Compostella. Prima del pellegrinaggio venne a confessarsi e dopo tornò per farmi il resoconto: non posso scendere nei dettagli ma il Santo lo ascoltò e lo esaudì…

Da allora San Giacomo diventò il suo Santo preferito al quale si affidava nell’occasione della festa liturgica che cade ogni anno il 25 Luglio, proprio nei giorni antecedenti l’anniversario della morte del papà, il “comandante” G.Piero.

L’ultima volta l’ho visto proprio nel giorno della Messa in suffragio del comandante Santini, il 30 Luglio. Nei giorni precedenti aveva voluto beneficare la chiesa con una offerta consegnata da un suo collaboratore a nome anche del fratello e della mamma!

La sua scomparsa è stata motivo di sofferenza per i suoi cari famigliari, per i collaboratori, gli ospiti e anche per me (e per mio nipote Marco, lo scrittore…). Spero che dal cielo continui a vegliare su chi tanto lo ha amato…

Non aggiungo altro perché, essendo emotivo, mi scende qualche lacrimone.