Ho già esposto in chiesa il quadro di San Vincenzo. È un dipinto piuttosto malridotto per cui occorre fermarsi davanti per vederlo bene; in più, è assai somigliante a Padre Pio e pertanto potrebbe essere facilmente confuso col Santo di Pietrelcina.
La sua è una storia speciale (come quella di tanti altri Santi) perché Vincenzo non era nato santo… anzi!
Era stato ordinato sacerdote ma non era in cura d’anime come si suol dire; era precettore (cioè insegnante ed educatore) presso la famiglia Gondi (una ricca famiglia francese ma d’origine fiorentina) e come tale manteneva un tenore di vita “sopra le righe” godendo di ricche prebende.
La “provvidenza divina” – si dice così quando avvengono episodi indecifrabili dal punto di vista umano – dispose che, a seguito di un malinteso, venisse allontanato dalla familgia Gondi e venisse nominato parroco in una parrocchia della periferia parigina dove Vincenzo scoprì la dura vita dei poveri.
Dopo un iniziale rifiuto aprì il cuore a questi poveretti impiegando tutte le sue forze e le sue conoscenze (altolocate) per alleviare le loro sofferenze. Allo scopo formò alcune donne della nobiltà alla cura, umana e spirituale, dei bisognosi.
Fra questi individuò quelle povere ragazze attirate nella città con la promessa di un lavoro e poi costrette a prostituirsi per vivere.
Riservò a se stesso la cura dei carcerati – più che altro ladri ma per necessità – trattati come animali e privati di ogni dignità.
Tutte queste iniziative gli procurarono un’infinità di cattiverie alle quali rispose con un assordante silenzio lasciando che fossero le sue opere a parlare per lui.