CORAGGIOSI NELLA CARITÀ

Pisa Arno

“Il coraggio ha la capacità di sintetizzare in sé fede, speranza e carità, facendole divenire azione, vita”. Così il direttore della Caritas di Pisa, don Emanuele Morelli, sintetizza lo spirito che anima tutti gli operatori dell’organismo pastorale che ha come scopo fondante l’educazione della comunità affinché si faccia carico dei poveri.
Grazie alla generosità della collettività, al contributo di partner sostenitori e del volontariato sono stati avviati numerosi servizi, che si concentrano nel comune di Pisa, per offrire aiuto a coloro che si trovano in difficoltà, cercando di riportarli all’autonomia.

DI SILVIA CECCHI

“Caritas è chiesa di confine, di frontiera e come tale si lascia toccare profondamente dai mutamenti in atto. Il servizio si deve trasformare sulla base delle esigenze concrete, avendo sempre al centro la relazione con il prossimo”.

Il direttore dell’istituto diocesano di Pisa, don Emanuele Morelli, sintetizza così lo spirito che anima l’organismo pastorale promosso da papa Paolo VI con il compito primario di educare tutta la comunità affinché si faccia carico dei poveri.

La Caritas della città della torre pendente si adopera con una molteplicità di servizi e una grande varietà di interventi per essere d’aiuto a chi, italiano o straniero, si trova in una condizione svantaggiata con l’obiettivo di aiutarlo a ‘ripartire’. Come il direttore spiega nell’introduzione al ‘Decimo rapporto povertà 2015’ (l’ultimo disponibile al momento della nostra intervista) l’intento fondamentale è di riconsegnare l’umano alla dignità che gli è propria e alle responsabilità della sua vita.

Nel corso del 2014 la rete dei centri d’ascolto Caritas ha incontrato 1619persone, 600 in più rispetto a quelle registrate nel 2012.“Spesso ci sentiamo impotenti di fronte alla complessità delle situazioni, anche a causa della scarsità dei nostri mezzi”, scrive sempre nell’introduzione.

“A tutti ripetiamo l’annuncio che nella Chiesa risuona nel tempo di avvento: ‘Coraggio non temere, il Signore viene a salvarci’. Il coraggio ha la capacità di sintetizzare in sé fede, speranza e carità, facendone una pratica, facendole divenire azione, vita”.

Il ‘X Rapporto Caritas’ analizza i dati che si riferiscono all’intero 2014. In Toscana il numero di persone incontrate nei centri d’ascoltoe strutture operative dell’organismo è stato di 26.017 unità (+2,6% rispetto all’anno precedente), sostanzialmente in linea con la tendenza degli ultimi cinque anni, che coincidono con la fase più acuta della crisi economica. Il 65,6% degli utenti è stato composto da immigrati, mentre è andato crescendo il numero di italiani che hanno raggiunto quota 34,5% del totale, l’incidenza più alta registrata nella nostra regione.

Pisa torre

Le cifre che si riferiscono alla diocesi di Pisa sono analoghe alle percentuali toscane. Delle 1.619 persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto pisani (primo punto di accesso alla rete globale dei servizi offerti dall’organismo), il 63,3% è stato costituito da stranieri e il 36,7% da italiani (questi ultimi nel 2012 si attestavano al 30%).
L’età media è di circa 44 anni; il 44,6% è in possesso di diploma o laurea (due punti percentuale in meno rispetto al 2012); si registra una diffusa condizione di fragilità relazionale (oltre la metà del totale non è sposata, è separata, divorziata o in vedovanza).

Le problematiche sono di natura economica nel 60% dei casi, occupazionale per il 38,2% e abitativa per il 22%.
Quasi la metà delle persone incontrate nel 2014 è entrata in contatto con gli operatori per la prima volta proprio nel medesimo anno: si tratta di 717 ‘nuovi poveri’ rispetto a coloro che vivono la ‘cronicizzazione della povertà’, ossia coloro che si sono rivolti ai centri d’ascolto prima del 2009  (22,2% stranieri e 13,1% italiani).

“La povertà estrema non cresce, nonostante la crisi”, dice il direttore. “Si verifica piuttosto uno scivolamento verso il basso della classe media, con un impoverimento delle famiglie così dette ordinarie.Frequentemente assistiamo ad una cattiva gestione del reddito da parte di queste ultime che, trovandosi a fare i conti con la crisi economica, la disoccupazione e la mancanza di lavoro, non sono consapevoli di dover ricalibrare il loro tenore di vita. Erodono così i risparmi(in diversi casi si rivolgono anche a enti finanziari per ottenere prestiti che poi non riescono a onorare) e vengono da noi quando ormai la situazione è grave”.

La Caritas pisana ha sviluppato una serie di servizi per andare incontro alle varie esigenze che le si presentano. La funzione dei centri d’ascolto è proprio questa: individuare i bisogni specifici e offrire risposte mirate. “Come affermava don Milani, non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, commenta don Emanuele. “Per questo motivo il nostro compito è prima di tutto quello di mettere a fuoco i percorsi appropriati da intraprendere, indirizzandoi soggetti verso le istituzioni e i servizi del territorio se vi sono diritti da esigere o dando loro accesso alla rete di solidarietà Caritas”.
In base alle diverse situazioni l’organismo offre buoni-mensa, pacchi di alimenti, uso del servizio docce, accesso all’emporio di generi di prima necessità e può provvedere all’occorrenza al pagamento di bollette relative a servizi essenziali e di mensilità di affitto.

A Pisa vi è una netta sovrapposizione tra Arcidiocesi e Caritas. Non a caso il presidente dell’organismo è il vescovo. “Il nostro modello vuole essere espressione ed esperienza stretta della Chiesa locale”, dice don Emanuele.

La Caritas pisana è stata istituita all’inizio degli anni Settanta, in corrispondenza con la nascita dell’organismo italiano, ed ha preso il posto della pontificia opera di assistenza ‘Oda’.

Don Morelli, cinquantacinquenne, originario di Bientina, è prete diocesano da trent’anni. Attualmente svolge servizio anche come cappellano del carcere ‘Don Bosco’. Dal ’90 al 2000 è stato vicedirettore della Caritase dal 2000 ricopre la carica di direttore.
Gli chiediamo se non è colto da scoraggiamento davanti a tanti bisogni che gli si presentano: “No, però sono stanco. Tuttavia ho imparato a lavorare sulle tensioni. Le famiglie che riescono a uscire dalla condizione di crisi grazie al nostro aiuto ci danno il coraggio per andare avanti”.
In certi periodi don Morelli ha ricoperto anche l’incarico di parroco, ma ci racconta che gli sembrava di avere il cuore diviso: “Sia la parrocchia che Caritas chiedono tutto. Per questo in passato ho chiesto all’arcivescovo di unificare il mio servizio a sua discrezione”.
“Io mi sento in prestito alla Caritas”, aggiunge. “La mia storia, infatti, nasce all’interno della pastorale giovanile, sia per quanto riguarda la specializzazione del mio percorso di studi sia per le mansioni svolte in precedenza. Dunque il passaggio è stato dai giovani ai poveri”.

L’organismo diocesano non ha dipendenti propri, ma si avvale di cooperative sociali e consorzi che esso stesso ha promosso nel corso degli anni Novanta anche allo scopo di favorire sbocchi occupazionali attraverso lo sviluppo di attività di utilità sociale. Questo nucleo di collaboratori, pari a una dozzina di persone, è affiancato da professionisti specializzati in diverse discipline, dall’ambito legale a quello dell’assistenza sociale a quello finanziario, che offrono le proprie competenze a favore delle persone assistite dall’istituto, aiutandole a districarsi fra le normative e le procedure necessarie all’espletamento delle varie pratiche.

Per la fornitura dei servizi Caritas ha provveduto a mettere in rete e coordinare le opere già esistenti in diocesi (S.Vincenzo de’Paoli, Acli, Caritas vicariali e parrocchiali). L’organismo cooperacon enti pubblici e privati, fondazioni, associazioni, istituti bancari. I finanziamenti necessari alla realizzazione dei vari progettiarrivano dai fondi dell’8 per mille e dagli organismi coinvolti.

Le prestazioni che Caritas offresi concentrano nel comune di Pisa.
Attraversotre centri d’ascolto vengono rilasciati i buoni e le tessere per utilizzare i servizi, con una durata variabile in base alle esigenze, alla disponibilità di posti, al comportamento.
Sono in funzione tre mense, due attive all’ora di pranzo e una a cena, in collaborazione con il Cottolengo e le comunità di S.Francesco e S.Stefano;sono a disposizione servizi doccia;vengono consegnati pacchi spesa.
Nel corso del 2014 a questa rete hanno avuto accesso 1.370 persone; sono stati preparati complessivamente 33.300 pasti; sono stati registrati 1.575 ingressi doccia.

Da circa tre anni è attivo lo sportello per il microcredito, frutto della collaborazione stretta fraCaritas e determinati enti e istituti bancari.
Contempla la concessione di prestiti, distinti in tre categorie, a favore di soggetti privi dei requisiti richiesti dai tradizionali canali di accesso al credito.Gli aiuti forniti finora ammontano a circa 250 mila euro all’anno. L’istruttoria per l’ammissione delle domande è svolta dallo stesso organismo diocesano e consente la restituzione del denaro a tasso zero in un arco di tempo di lungo respiro.

Caritas

Da marzo del 2014 è operativo l’emporio di generi alimentari e vestiario nella Cittadella della Solidarietà, che ha sede nell’ex cinema parrocchiale della chiesa di S.Ranieri al Cep. Un lungo elenco di soci finanziatori e sostenitori consente l’approvvigionamento della merce. L’accesso all’emporio, tramite tessera a punti temporanea, è consentito sempre da una commissione Caritas sulla base delle dimensioni dei nuclei familiari e sul reddito Isee. Fra marzo 2014 e giugno del 2015 sono state consegnate 337 tessere, corrispondenti a 992 persone (44,7% italiane, 55,3% straniere).
Nella cittadella sono poi presenti un patronato Acli e uno sportello di consulenza contro la ludopatia.

Tra i servizi, poi, ricordiamo lo ‘sportello lavoro’per favorire l’incontro tra domanda e offerta e per fornire informazioni utili; il progetto ‘Homless’ per i senza dimora in collaborazione con la Società della salute; il progetto ‘La bottega dei miracoli’ per l’inserimento lavorativo di persone in condizione svantaggiata attraverso la creazione di un punto vendita con prodotti di carattere equo e solidale; il progetto ‘Fili d’arte’che si configura come avviamento al lavoro tramite un laboratorio di maglieria e tessitura per persone diversamente abili.
L’organismo sta studiando, inoltre, insieme a soggetti competenti percorsi per sostenere lo sviluppo di nuovi rami d’azienda o nuovi tipi d’imprese. “Il lavoro resta il problema”, dice il direttore. “Qualche possibilità potrebbe esserci se le persone fossero pronte a riconvertirsi”.
È poi in cantiere a Calci la realizzazione di spazi di accoglienza, pari ad otto posti, per favorire il reinserimento sociale di detenuti in permesso ed ex condannati.

Il contributo del volontariato è determinante per l’esistenza di tutte queste opere. A grandi linee si stimano circa cento volontari in Cittadella e oltre duecento tra mense e centri d’ascolto. “Nonostante sia una risorsa naturalmente fragile, noi sperimentiamo che se si propongono contesti e servizi di qualità c’è desiderio di spendersi”, dice don Morelli.

Chiediamo al direttore cosa offraCaritasal di fuori del territorio comunale, visto che la diocesi si estende a macchia di leopardo tra Lucca, Pisa e Livorno. “Le parrocchie devono farsi carico dei propri poveri”, risponde don Morelli. “La vivacità del volontariato dipende dalla vita della comunità ecclesiale. Caritas utilizza fondi della diocesi, le Caritas parrocchiali devono utilizzare risorse delle proprie realtà”.

Montagna versiliese

Insistiamo sull’argomento, sottolineando che vi sono zonedifficili e di montagna, dove spessoi parroci sono titolari di più parrocchie, dove gli abitanti sono pochi e le possibilità ridotte. “In qualche caso abbiamo fornito un budget a seguito della realizzazione di alcuni progetti, ma stiamo verificando l’efficacia di questo intervento. Il rischio, infatti, è quello di spengere l’impegno delle comunità”, risponde il direttore.

“Come Caritas, nel rispetto della funzione primaria dell’organismo, promuoviamo continuamente incontri nelle varie realtà del territorio – conclude –e ci spendiamo per offrire il nostro accompagnamento alle parrocchie e ai vicariati nell’individuazione dei percorsi possibili, dei punti di debolezza e di forza per lo sviluppo di servizi locali”.

Marzo 2016

 

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