380. IN CAMMINO – Peter Sieve & altri

P.S. è l’archivista tedesco che mi ha inviato l’articolo sulla giovane Ingeborg Magnussen, la turista tedesca che 140 anni (!) or sono passò un’estate indimenticabile a Forte dei Marmi.

Mi scrive per parteciparmi la sua gioia per il fatto che la ragazza in questione a distanza di tanti anni sia stata scoperta e apprezzata nel paese un tempo tanto amato.

E in effetti è stato così: in tanti, soprattutto fra i componenti delle famiglie Foffa e Polacci, hanno sfogliato la rivista proprio per leggere quell’articolo che rammentava i loro antenati. Anche il TIRRENO ne ha fatto un sunto interessante che ha richiamato interesse per la nostra Rivista. Meglio così!

Anch’io sono rimasto contento. L’articolo infatti smentisce il detto famoso che suona: ” A Forte dei Marmi ci sono tre cose in abbondanza, acqua, rena e ignoranza”. Può essere addirittura un bel biglietto da visita per i nostri ospiti tedeschi: già una persona si è presentata per reclamare l’originale tedesco e inviarlo a sua figlia in Germania!

Sempre il signor Sieve mi scrive che ha accettato bel volentieri il mio invito a venire al Forte per un pranzo in compagnia della famiglia Wallbrecht e della direttrice e anche questo potrà essere l’occasione per “aprire” un ulteriore contatto con i turisti tedeschi.

E gli altri chi sono?

Sono altri amici, stavolta di Forte dei Marmi, che mi hanno fatto i complimenti per la “bella” rivista e per i contenuti culturali e spirituali. Dalle risposte ho capito che l’avevano scorsa davvero fino alla fine e cioè fino alla preghiera per il parroco che conclude il fascicolo. Anche questo mi ha fatto piacere. Molto.

Quanto a dire che con le mie modeste “Pillole di Sorriso” somiglio al  Pievano Arlotto può essere ma in misura assai ridotta…

Al massimo sarò ricordato come il Priore “ameno”.

379. IN CAMMINO – foto ufficiale

Nell’occasione della festa del 25° sono state scattate molte foto ai presenti e al sottoscritto. Di queste nemmeno una è stata giudicata valida per l’archivio storico della parrocchia.

Infatti siamo tutti mascherati per cui, a giudizio dell’archivista, potrebbero andar bene per il Carnevale di Viareggio ma non per la parrocchia.

Mi sono dunque messo in posa, senza mascherina, per la foto ufficiale.

Il servizio è durato parecchio perché nella prima foto risultavo troppo sorridente (foto improponibile in tempo di epidemia… cosa mai potranno pensare i posteri?).

Nella seconda ero troppo mesto (in quest0 caso la foto non è stata cestinata ma messa da parte per quando morirò) e anche questa non è andata bene perché non avrebbe reso giustizia a tutti coloro che si impegnano allo spasimo per vincere l’epidemia ecc.

La terza è risultata viziata da una mano fuori posto: i prelati, in fotografia, tengono le mani conserte! Possono tenerle allargate soltanto quando hanno l’anello episcopale o monsignorile al dito.

Nella quarta apparivo ingobbito e questo dettaglio mi avrebbe invecchiato ben oltre i miei 71 anni. Hanno provato, in fretta e furia, a posturarmi in modo diverso ma non ci sono riusciti… mi hanno convinto tuttavia a iscrivermi in una paestra/piscina per rimediare.

Finalmente c’è stato lo scatto. Come potrete vedere risulto assai ingessato, con uno sguardo assente, timoroso di deludervi col mio portamento infelice.

Comunque sia è andata e non ci penserò più.. almeno fino a quando non scriverò una “pillola di sorriso” sul prossimo numero della rivista!

 

378. IN CAMMINO – addobbo floreale e non solo

I numerosi presenti hanno apprezzato moltissimo l’addobbo floreale nell’occasione del mio venticinquesimo: un enorme pannello con un “25″ in compensato tutto foderato di fiori. E sull’altare un eguale allestimento con essenze diverse e fiorellini bianchi che spuntavano dappertutto. Davvero bello!

Fra i fiori dell’altare avevo posizionato l’arredo liturgico offerto dalla cara Eleonora, purtroppo morta prematuramente, e cioè il calice, la pisside e la coppa per il celebrante. Ho scattato una foto direttamente sull’altare per farvelo notare.

Anche l’amministrazione mi ha fatto dono di un “calice” con il quale celebrerò nell’ultimo giorno dell’anno (quando intervengono gli amministratori per il Te Deum) insieme alla “patena”, dono della filarmonica cittadina.

Un dono particolarmente gradito mi è stato offerto dalle Madri Canossiane: mi, anzi, ci hanno fatto dono di due preziose reliquie, la prima di Santa Maddalena e la seconda di Santa Bakita, raccolte in due artistici reliquiari molto carini. Sinceramente ne avvertivo la necessità perché anche se la nostra chiesa è dedicata a Sant’Ermete non possiamo dimenticare queste due grandi Compatrone del nostro paese.

Un ultimo cenno voglio riservarlo al presepio permanente presente da tempo nel giardinetto a fianco della chiesa. Il presepio, un’opera in acciaio brunito, è stato opportunamente “vestito” per le feste natalizie ormai imminenti. Alle spalle del manufatto verrà acceso, nelle ore del tardo pomeriggio, un faro che illuminerà in modo discreto la scena inmodo che coloro che transiteranno sulla strada, in auto o a piedi, possano notarlo e rivolgere una preghiera al Signore.

Domani, A.D.P. vi racconterò un paio di dettagli curiosi.