NEK

Il talento innato per la musica, l’impegno a migliorarsi continuamente, il coraggio di intraprendere una strada poco battuta: Filippo Neviani è un artista di successo, affermato a livello internazionale, con una carriera ricca di esperienze maturate attraverso un serio lavoro.

Cantante, cantautore, polistrumentista ha al suo attivo tredici album e più di dieci milioni di dischi venduti nel mondo. Il suo cammino professionale si è accompagnato a una crescita umana e cristiana altrettanto approfondita.

di SILVIA CECCHI

Nek si presenta in anticipo all’appuntamento. Lo avevamo cercato durante l’inverno scorso per chiedergli se poteva concederci un’intervista, ma era impegnato nel tour di successo con Francesco Renga e Max Pezzali. Non si è però dimenticato di noi e durante il suo periodo di ferie a Forte dei Marmi ha fatto sapere al parroco, don Malvaldi, che era a disposizione per incontrarci. Così pochi giorni dopo è tornato per parlarci della sua esperienza di professionista, di padre e di uomo.

Filippo Neviani è una persona di fede e riceve molte richieste di testimonianze pubbliche proprio perché un cantante di fama, pienamente calato nella realtà contemporanea, che crede in Dio non è un esempio da tutti i giorni. “Non voglio fare della mia fede un business, ma cerco di rendermi disponibile quando mi è possibile verso coloro che condividono questo aspetto con me e soprattutto verso i giovani”.

Cantante, cantautore, polistrumentista ha al suo attivo tredici album e più di dieci milioni di dischi venduti nel mondo. Si definisce una persona curiosa e testarda, caratteristiche che lo animano in tutti gli aspetti della vita.“Il successo è un treno in corsa, può essere pericoloso. È come essere in trincea, quando esci allo scoperto devi stare attento a non essere colpito”, dice l’artista. “La mia passione per la musica è iniziata molto presto e ho fatto tanti concerti, anche se non a livello professionistico, con i due gruppi con cui ho collaborato da giovane, “Winchester” e “White Lady”. Quando ho intrapreso questa strada come mestiere vero e proprio ero già piuttosto strutturato. Ho cominciato a piccoli passi ad autosostentarmi e la mia attività consentiva ad altri di lavorare. Oggi invece c’è la ricerca di diventare prima famosi e dopo di saper lavorare. E questo è un dramma”. I talent e i social hanno favorito questa situazione: “Credo che la maggior parte di coloro che ricorrono ai social e ai talent abbiano l’illusione di raggiungere l’obiettivo tramite la visibilità. Come dire: intanto mi vedono, intanto parlano di me. Ma è sbagliato, perché se ne parlano male, resta un brutto ricordo. È importante lasciare un ricordo buono: il cantante ha il privilegio di essere portavoce delle emozioni, di comunicare al pubblico qualcosa che altri non possono manifestare”.

Per scrivere i suoi pezzi Nek trae spunto principalmente dalla vita: È il mio più grande e costante suggerimento”. Il lavoro di questo periodo è dedicato all’elaborazione del nuovo album. “Scrivere brani significa creare pezzi originali ma non scontati, commerciali ma non troppo, che dicano qualcosa entro tre minuti e mezzo, che abbiano successo”.

Nelle fasi della creazione gli è capitato spesso che anche un comune rumore, come quello dovuto allo spostamento di una sedia, gli abbia fatto nascere delle idee.

Il tour di sei mesi con Renga e Pezzali è stato impegnativo ma ricco di soddisfazioni. Fra i tre si è consolidata anche l’amicizia: È stato bello collaborare, eravamo tre amici che condividevano una professione che amano. Abbiamo anche trascorso dei momenti insieme fuori dal lavoro. Nel nostro ambiente non capita di frequente perché noi cantanti per natura siamo un po’ narcisisti e abbiamo un ego che gioca un ruolo fondamentale. È importante non diventarne schiavi”.

La passione per la musica in Neviani è nata spontaneamente da bambino. In famiglia, a parte il nonno materno violinista, non c’erano altri artisti. Il padre di Filippo era impiegato e la mamma casalinga. A nove anni ha iniziato a scrivere di pari passo con le lezioni di chitarra. Ha potuto coltivare questo talento nella parrocchia del suo paese di origine, Sassuolo, che la sua famiglia frequentava regolarmente essendo credente. Lì ha dato vita anche a iniziative particolari e vivaci come la messa rock. “Vedevo che la musica creava movimento, pathos e allora mi sono impegnato sempre di più”.

Il cantante ricorda che trascorreva diverso tempo in camera a scrivere e ad arrangiare musiche: “Avvertivo il bisogno di esprimermi con le mie canzoni. Quando si segue il proprio sentire, le cose si sviluppano in modo naturale”.

Al termine delle scuole superiori ha detto ai suoi genitori che aveva intenzione di intraprendere la strada della musica a livello professionale. Il papà e la mamma hanno manifestato una certa preoccupazione per l’incertezza del percorso, ma era ormai palese che la sua vocazione era quella. Anche i suoi compagni di gruppo musicale si sono spaventati davanti a tale scelta, così ha intrapreso la carriera da solista, ottenendo il primo contratto discografico intorno a vent’anni.

Mi considero una persona privilegiata – dice l’artista – perché amo quello che faccio. Non ho mai detto ‘oggi devo fare questo’, ma ‘voglio farlo’”. Nek si è impegnato con serietà affinché il suo dono innato sbocciasse e maturasse nel tempo. Ha approfondito sempre più lo studio della tecnica e si è migliorato continuamente perché “il talento è un dono, il successo è un lavoro”.

Non bisogna vivere per il successo, ma vivere con successo”, spiega. “Noi facciamo questo mestiere per condividere quello che scriviamo con la gente. Se siamo quello che siamo è grazie al pubblico. Per questo è giusto stringere mani ed essere ben disposti verso chi ci avvicina. Poi naturalmente ci sono momenti in cui dobbiamo ritirarci per stare con la nostra famiglia e avere i nostri spazi di tranquillità. Siamo persone come tutte”.

Secondo il cantautore la musica ha prima di tutto la funzione di consentire agli ascoltatori di evadere per qualche minuto, poi ci sono pezzi che riguardano il vissuto e pezzi di denuncia. “I viaggi che faccio, le persone che conosco, le esperienze che vivo influiscono sul mio lavoro. Nei miei brani rifletto anche la mia fede”, racconta il cantante. A questo proposito sono da citare brani di successo di critica e di pubblico come “Se non ami” ispirato all’inno alla carità di San Paolo, l’omaggio alla vita “E da qui”, “Prima di parlare” su amore e verità, “Nella stanza 26” sul coraggio di riscattarsi dalla condizione di prostituzione, riconquistando la propria dignità. Per quest’ultimo brano Nek ha preso spunto da una lettera anonima giunta al suo fan club da parte di una ragazza nel giro della prostituzione che gli ha confidato la propria sofferenza.

“Sono sempre stato credente, ma non mi sono fermato alle nozioni del catechismo. Ho approfondito i testi e sono andato oltre la Bibbia e il Vangelo, che essendo un testo storico va preso seriamente anche come tale. Noto che c’è tanta sete di conoscenza e desiderio di condivisione, ma finché pensiamo a Dio come al divino lontano da noi poveri mortali, finché mettiamo distanza tra noi e Lui, non ci possiamo sentire amati. La consapevolezza di non essere soli e di non essere frutto del caso è un altro modo di vivere”.

Secondo il cantante, comunque, tante nozioni non valgono niente se non vengono messe in pratica: “Dio è il regista e noi siamo gli attori. Ci dobbiamo dare da fare. Basta provare a vivere in piccola parte il Vangelo per vedere che questo produce molto più frutto che non comportandoci come se potessimo fare tutto da soli. Il Dio che io ho incontrato ci dà sempre una seconda possibilità, ci aiuta a capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ci lascia liberi di fare le nostre esperienze, non ci vuole schiavi, ma autonomi di scegliere. Ci ha donato la vita eterna. E io sento che alla fine non è la fine”.

I credenti non sono sempre di buon esempio: “Noi cristiani non siamo affatto portatori di gioia e la Chiesa molte volte, invece che avvicinare e accogliere, allontana le persone”.

Il cantautore dal 2005 collabora con l’associazione “Nuovi Orizzonti”, particolarmente impegnata sul fronte del disagio sociale tramite la realizzazione di azioni di solidarietà a sostegno di chi vive situazioni di grave difficoltà e nell’evangelizzazione di strada. Un amico gli aveva chiesto di tenere un concerto a scopo benefico in favore dell’organizzazione fondata da Chiara Amirante. L’artista è rimasto colpito dalle prime informazioni e ha voluto approfondire la conoscenza di “Nuovi Orizzonti”, diventandone sostenitore attivo: “La musica è stata l’anello di contatto e io non ho fatto altro che dire sì”.

Neviani è particolarmente vicino anche all’associazione “Voa Voa” impegnata a offrire assistenza socio-sanitaria, sostegno psicologico, legale ed economico alle famiglie con figli colpiti da patologie rare neurodegenerative diagnosticate in età pediatrica.

Il cantante condivide tutto questo con la moglie Patrizia. Stanno insieme da vent’anni e insieme vivono anche il percorso di fede. “Ho degli amici che praticano questo aspetto da soli: il coniuge rispetta il credo del compagno, ma non lo condivide. La fede però è un lavoro in cordata. L’unione fa la forza. Ci si aiuta continuamente: se uno cade, l’altra lo porta a rialzarsi e viceversa. E questo è oro”. Filippo è entrato nella vita di Patrizia che lei aveva una bimba piccola, Martina, che oggi ha ventiquattro anni. Sette anni fa è nata Beatrice. Il nome significa portatrice di gioia ed è Nek stesso a spiegarci perché lo hanno scelto: “Beatrice è arrivata in un momento difficile per la mia famiglia. Mio padre Cesare stava per morire, ma quando ha saputo del suo concepimento si è attaccato alla vita e ha resistito ancora un anno. È stata per lui una grande gioia ed è salito in cielo con la consapevolezza che aveva una nipote”.

Nel libro “Lettera a mia figlia sull’amore”, scritto qualche anno fa, il cantante parla a Beatrice e le racconta i momenti più salienti della propria vita personale e professionale. È la riflessione di un genitore che trasmette pensieri, gioie, consigli. Gli chiediamo se non abbia mai avvertito preoccupazione nell’affrontare il ruolo di padre visti i tempi difficili che stanno attraversando oggi tante famiglie: “Molte persone non si sono interessate dei figli e se oggi ci sono tanti problemi e sofferenze la colpa è dei genitori. Come padre cerco di difendere mia figlia dandole dei consigli, affinché eviti gli sbagli che ho fatto io. Mi ritrovo molto in mio padre, penso che sia innato tramandarsi insegnamenti e cure. Martina ormai è grande ed è giusto che sia libera di fare le proprie scelte. Patrizia è una mamma per tutti. È un punto di riferimento per l’intera famiglia”.

Per Neviani nella vita niente è per caso: “Non credo al caso perché credo in Cristo. In base alla mia esperienza ogni avvenimento ha un senso che sta a noi cogliere. Anche la sofferenza, per quanto a nessuno di noi ovviamente sia gradita, è una circostanza che ci induce a riflettere sul valore della vita. Ci sono persone che perfino nel dolore hanno il coraggio di dire che c’è chi sta peggio di loro. Di fronte a questo provo quasi vergogna nel vedere quante futilità prendono il sopravvento nelle nostre esistenze. In quanto posso, mi ricordo sempre di ringraziare perché niente è scontato. Tutto è un dono”.

Agosto 2018

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