CAVALIERI DI CARITÀ

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Testimoniare la fede e servire i bisognosi è lo spirito che anima l’Ordine di Malta, uno dei più antichi istituti religiosi cattolici.

Dall’anno Mille si distingue per la missione ospedaliera e assistenziale.

Nel nostro tempo i cavalieri e le dame, tutti volontari, principalmente laici, garantiscono servizi di tipo medico e sociale in Italia e nel mondo, in difesa dei più deboli.

Il professor Marcello Bandettini, già delegato di Pisa, è ambasciatore dell’Ordine in Namibia, dove provvede a numerose opere per orfani e poveri.

DI SILVIA CECCHI

Cosa significa essere un cavaliere nel XXI secolo? Impegnarsi per la giustizia, per la pace, per la solidarietà. L’ordine ospedaliero di San Giovanni Battista di Gerusalemme, detto di Rodi, detto di Malta ha una tradizione millenaria alle spalle e nel nostro tempo mantiene inalterata la missione che lo ha originato: dedicarsi al sollievo della sofferenza, portando il conforto della carità cristiana agli afflitti ovunque necessario.

“Non si è cavalieri o dame  solo per privilegio di nascita o per meriti acquisiti, ma per aver saputo rispondere all’invito ad operare là dove emergono bisogni materiali e morali” è specificato nelle linee riportate   nel sito ufficiale dell’Ordine, dove molto chiaramente ne viene illustrato il carisma. “Il carattere cavalleresco ha ancora oggi grande valenza morale perché denota lo spirito di servizio, di abnegazione, di disciplina che anima i suoi membri. Le battaglie in difesa dei più deboli non vengono più combattute con la spada, ma con gli strumenti pacifici della lotta contro le malattie, la miseria, l’emarginazione, l’intolleranza e con la difesa e la divulgazione della fede cattolica”.

I Giovanniti, noti più comunemente come Cavalieri di Malta, si distinguono principalmente per l’assistenza medico-sociale. L’Ordine gestisce ospedali, centri sanitari, ambulatori, istituti per anziani e disabili, dispensari in Italia e in varie parti del mondo, che finanzia principalmente con l’impegno dei propri membri e con donazioni di benefattori. Determinati servizi sono garantiti da convenzioni concluse con il sistema sanitario nazionale e nei paesi in via di sviluppo sono sostenuti dai governi del posto o dalla Commissione europea.

Il ricavato degli sforzi per il sostentamento di tali attività è destinato totalmente a scopo benefico. L’ordine, infatti, è composto unicamente da volontari e dunque non ha costi di gestione.

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Il cavalier Bandettini durante una celebrazione in S.Ermete

“Siamo persone qualsiasi, in prevalenza e necessariamente medici e infermieri perché per la nostra missione queste figure sono indispensabili”, spiega il professor Marcello Bandettini, cavaliere decorato, al vertice per dodici anni della delegazione di Pisa e attualmente ambasciatore dell’Ordine in Namibia. Nel paese del sud Africa in particolare si adopera da anni per le fasce di popolazione più debole, come orfani, donne vedove e malate, poveri, tramite la realizzazione e la gestione di ostelli, scuole, laboratori professionali, mense.

Pur definendosi una persona qualunque, il professore si è dedicato da sempre al prossimo, coniugando il proprio impegno professionale con quello per la promozione di coloro che si trovano in situazioni più svantaggiate.

Per la precisione la sua qualifica nell’ambito dell’organizzazione benefica è “Gran croce di grazia magistrale in obbedienza”. Questo significa che appartiene al secondo ceto dei cavalieri, ovvero ai laici che hanno emesso il voto di “obbedienza”, promettendo davanti a Dio di vivere secondo i principi cristiani e secondo quelli relativi allo spirito dell’Ordine. Al primo ceto appartengono, invece, i religiosi, che come tali si sono impegnati nei tre voti classici di povertà, castità e ubbidienza. Il terzo ceto è costituito dai laici che vivono secondo il carisma dell’ordine, ma che non hanno emesso voti solenni. Il tutto coniugato anche al femminile, per quanto riguarda le dame. Le otto punte della croce che simboleggia l’Ordine fanno riferimento alle Beatitudini.

Si può ben dire che Bandettini abbia fatto tutta la gavetta nell’ambito della gerarchia che struttura l’organismo cavalleresco, dove è stato incoraggiato ad entrare in considerazione della professione sanitaria che svolgeva e delle attività benefiche cui si dedicava già a titolo personale.

Bandettini appartiene ad una famiglia di dentisti attiva dai primi del Novecento a Pisa e oggi alla quinta generazione. “Fin da piccolo – racconta – ho fatto il ragazzo di bottega prima per mio nonno e poi per mio padre. Dopo la laurea, ho svolto anch’io la stessa professione. Di proposito non ho voluto seguire le orme di mio babbo, divenuto direttore della clinica odontoiatrica pisana, nella carriera accademica. Ho fatto il cultore della materia come libero docente e mi sono mantenuto con l’attività libero professionale”.

Il professore ha sempre avuto uno spiccato spirito di servizio, come i suoi familiari: “Abbiamo sempre cercato di essere di aiuto al prossimo, mettendoci a disposizione in certi orari per chi non si poteva pagare le cure. Con lo stesso spirito ho fatto tante guardie notturne, sostituzioni, urgenze. Non mi ha regalato niente nessuno e mi sono impegnato senza risparmiarmi”.

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Proprio per questo nel ’78 è stato invitato da alcune personalità ad entrare a far parte dell’Ordine di Malta. Si è reso quindi disponibile come medico volontario e dall’’81 ha iniziato la carriera come “donato” (primo gradino della gerarchia), salendo col tempo i vari livelli, fino ad essere nominato cavaliere magistrale nell’’89. Nel 2000 ha emesso il voto di obbedienza.

Il professore si definisce una persona pratica, motivo in più, ci dice,  per essere cattolico osservante: “I nostri riferimenti sono chiari e precisi: i dieci comandamenti. Sul comodino ho sempre il Vangelo. Quello che il Signore decide, io sono qua”.

Dal 2000 al 2012 è stato delegato, in pratica dirigente, della delegazione di Pisa. La sezione pisana dell’Ordine è stata costituita nel ’96 ed ha competenza nelle province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno. La sua sede è nella chiesa di San Domenico, restaurata e resa nuovamente fruibile alla popolazione dagli stessi cavalieri in accordo con l’allora arcivescovo Plotti.

Nella città della torre pendente i Giovanniti si adoperano per l’assistenza ai malati, collaborano con il Cottolengo, sostengono i bisognosi tramite iniziative proprie e supportando la Caritas. Hanno poi dato vita all’Oasi militense del bambino mai nato, sostenendo le donne che avevano pensato di abortire a non farlo: forniscono aiuti concreti per le stesse e per i bimbi bisognosi in genere.

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Come ambasciatore dell’Ordine in Namibia, nomina risalente al 2009, Bandettini si reca almeno tre volte all’anno nel sud dell’Africa. Conosceva già bene il paese perché per anni vi si era recato quale cacciatore selezionatore riconosciuto per il mantenimento dell’equilibrio della fauna. Già a livello individuale, secondo lo spirito di cavaliere, donava agli ostelli dei bimbi presenti nelle zone povere del territorio la carne degli animali oggetto dell’attività di caccia e si adoperava con altre attività benefiche insieme alla moglie Ofelia Vagelli, conosciuta come Lalla, dama di grazia magistrale dell’Ordine.

La loro opera non è passata inosservata perché nel 2004 i Bandettini sono stati contattati da un missionario salesiano, padre Thomas, che dopo dieci anni di servizio in quel luogo stava per essere trasferito in altra sede. La coppia si è resa disponibile a prendere in carico i servizi avviati dal religioso e a questo scopo nel marzo del 2009 sono stati intessuti rapporti diplomatici tra la repubblica della Namibia e il Sovrano militare ordine di Malta, con l’apertura dell’ambasciata nella capitale e la nomina del professor Marcello ad ambasciatore.

Nel paese africano la maggioranza della popolazione vive in povertà a causa della forte disoccupazione e della grande disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Le condizioni di indigenza della popolazione sono valutabili attraverso l’alto tasso di mortalità, in particolare a causa dell’Aids. Questo sta determinando anche un numero crescente di orfani, per lo più privi di assistenza. Gran parte degli abitanti del territorio è cristiana.

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Da sinistra Mauro del Corso con Lalla e Marcello Bandettini in Namibia

Le attività benefiche coordinate dall’ambasciatore Bandettini si concentrano nella regione più disagiata del paese, quella del Kavango, situata nel nord della Namibia. In questo arco di tempo l’Ordine si è adoperato per riqualificare le strutture già esistenti e per incrementare i servizi  a favore dei bisognosi.

La base principale è nel quartiere più povero della città di Rundu, dove la gestione delle opere di solidarietà è affidata alle suore benedettine.

Oggi a Rundu è presente un asilo di quattrocento metri quadrati, che assicura a 120 bambini i pasti quotidiani e l’insegnamento fino a sei anni di età. Il refettorio fornisce complessivamente circa settecento pasti al giorno, compresi quelli per  i piccoli, per rispondere alle esigenze della popolazione che vive ai limiti della sopravvivenza.

Su iniziativa del professore e della moglie Lalla è stata poi fondata una scuola di cucito a favore dell’occupazione lavorativa di donne vedove, orfane o affette da Hiv, per le quali è stato impostato un programma di sostentamento alimentare e di cure.

In un’altra località, a Mururani, è stato ampliato e riqualificato una parte dell’ostello per ragazzi e ragazze, composto da dormitorio e scuola. Sono stati forniti aiuti per il pagamento delle rette scolastiche e beni di prima necessità.

Nel quartiere povero della capitale della Namibia, a Windhoek, sono state costruite due aule scolastiche per circa sessanta bambini delle elementari.

Ogni anno l’ambasciatore realizza un libretto illustrativo delle opere che vengono portate avanti e del loro stato di avanzamento: “Noi e i nostri amici– è riportato nell’opuscolo –sosteniamo in maniera concreta dall’Italia questa attività benefica attraverso una onlus istituita appositamente, la Ketuko Italia. Voglio ricordare che tale gestione non ha costi di amministrazione, ma si avvale di persone volontarie (pochissime in Italia). Questo assicura che le donazioni giungano per intero ai destinatari, con ricevuta detraibile ai sensi di legge”.

Un pensiero particolare è rivolto al ricordo del presidente della Ketuko Italia, Mauro Del Corso: “Con immenso nostro dolore ci ha lasciato. Vogliamo ricordare quanto sia stato grande il suo amore verso il prossimo e in particolare verso i bambini”, scrive il professore.

Quello di Malta è uno dei più antichi ordini religiosi cattolici, essendo stato fondato a Gerusalemme intorno al 1050 come comunità monastica dedicata a San Giovanni Battista per l’assistenza ai pellegrini in Terrasanta. Il suo riconoscimento ufficiale arrivò nel 1113 da papa Pasquale II.

Divenne militare per difendere gli stessi pellegrini, i malati e i territori cristiani. Dalla perdita di Malta, nel 1798, questa funzione non è stata più esercitata, ma viene mantenuta la tradizione militare.

Mentre in antichità la maggior parte dei membri era composta da religiosi, oggi i circa 14 mila componenti, fra cavalieri e dame, sono per lo più laici.

Oggi l’Ordine è un ente primario di diritto internazionale, con un proprio ordinamento giuridico, un governo e una magistratura indipendente. Essendo neutrale, imparziale e apolitico è riuscito a sviluppare rapporti diplomatici con oltre cento Stati ed è particolarmente adatto ad intervenire quale mediatore tra gli stessi. Possiede lo status di osservatore permanente presso numerose organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. Ha la sua sede a Roma, dove le sue proprietà sono garantite da extraterritorialità.

Sotto la spinta degli eventi, dopo la cessazione della funzione militare, i Giovanniti sono tornati alle loro origini, riattivando in modo ancor più luminoso la missione ospedaliera e assistenziale. Come è scritto nel libro che descrive approfonditamente la storia dei cavalieri, a cura dello stesso Bandettini e di fra’ Giovanni Scarabelli, “quest’anima profonda dell’Ordine può spiegarne la singolarità: quella di una nazione fondata su una vocazione religiosa, di uno Stato sprovvisto di confini territoriali, di un regno non poggiante su di una dinastia, che tuttavia riesce a funzionare con una coesione interna così efficace ed una continuità di ideali tale da suscitare l’ammirazione dell’osservatore anche meno favorevole”.

Ottobre 1015

 

 

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