593. IN CAMMINO – Paura

Sono abituato da sempre a iniziare le giornate con una preghiera, un caffè e la lettura del giornale seduto al bar con gli amici di sempre.

Sto pensando di mantenere preghiera e caffè e di rinunciare alla lettura del giornale perché ogni giorno c’è qualcosa di nuovo che mi incute “paura”.

Non scherzo. Anche stamattina, in aggiunta alle solite notizie di “nera” già di per sé drammatiche, ho letto delle fosche previsioni relative agli enormi aumenti di luce e gas che ci condizioneranno pesantemente anche nelle nostre attività pastorali e soprattutto della possibilità dell’ estensione della guerra ad altre nazioni, inclusa la nostra, e dell’impiego degli ordigni nucleari “tattici”.

“Tattici” non so cosa voglia dire ma non credo si tratti di una sfumatura qualsiasi: ogni ordigno nucleare, tattico o non tattico, è foriero di sventura, morte e distruzione.

A fronte di queste notizie tragiche le solite note di gossip relative alle separazione di personaggi famosi, le notizie sportive che parlano di milioni di Euro per sanare i bilanci calcistici, di mode estetiche bizzarre e simili che ci lassciano molto, molto perplessi se non nauseati.

Capisco che i giornali devono vendere ma certe notizie, in questo momento, risultano incomprensibili ai più, me compreso.

Quanto alle notizie di politica osservo che sono spesso contraddittorie. Un giorno si legge una cosa, il giorno successivo c’è subito la smentita. I politici incolpano i giornalisti di pressappochismo e i giornalisti incolpano i politici di poca chiarezza. Ci vorrebbe molto poco a “parlare” attraverso  documenti scritti e firmati ma sembra sia impossibile.

Speriamo bene.

592. IN CAMMINO – 2a fase del percorso sinodale – sviluppi

Mentre l’Arcivescovo parlava presentando i vari “cantieri” da allestire per poi procedere al lavoro vero e proprio di ascolto e discernimento ho avuto un attacco di panico.

Erano infatti tali e tanti – mi riferisco ai cantieri – da restare sgomenti. Mi sono sentito come quell’impresario che deve allestire un cantiere per una palazzina, uno per un grattacielo e uno ancora per un ponte…

Per fortuna l’Arcivescovo, forse scorgendo il mio smarrimento, è intervenuto chiarendo che ogni Consiglio pastorale di Vicariato potrà scegliere quale cantiere attivare.

Probabilmente noi dovremo fermarci a una palazzina perché anche un cantiere modesto ha bisogno di uno studio preliminare, di ponteggi, di mezzi di trasporto, di operai specializzati e di tanti altri personaggi.

C’è poi il discorso del tempo. Sia per allestire che per edificare o quanto meno per progettare una possibile costruzione c’è bisogno di… tempo.

Superata la paura mi sono messo a pensare e mi sono reso conto che noi, avendo svolto un buon lavoro di ricerca e dialogo nella prima fase, abbiamo già almeno due/tre cantieri aperti.

Il primo di questi riguarda i più giovani. Li abbiamo già ascoltati, è vero, ma non con l’attenzione dovuta. Avevamo fretta di concludere il lavoro perché la Diocesi sollecitava le risposte e quindi dovremo tornare su questo tema importantissimo per la vita della Chiesa.

Il secondo riguarda il mondo del lavoro. Essendo stato per molti anni, all’inizio del mio servizio sacerdotale, animatore di un gruppo di lavoratori di Azione Cattolica ho sempre avvertito un certo senso di colpa per non aver fatto qualcosa di simile in Versilia. E infatti nelle proposte a conclusione della prima fase del PS compariva il desiderio di confrontarci con certe categorie professionali.

Il terzo, lo ricordo bene anzi l’ho anche scritto, di confrontarci con insegnanti/educatori/psicologi/pedagogisti/allenatori alla ricerca di un possibile denominatore comune valido per tutti. Su quest’ultimo punto, se non ricordo male, ci furono molte resistenze per timore di annacquare la proposta cristiana…

Vedremo insieme nel CPdV e decideremo.

Il primo punto da approfondire però sarò la vita delle nostre comunità: i consigli parrocchiali e di unità pastorale, i consigli d’amministrazione, i nuovi ministeri indicati da papa Francesco.

E – voi direte – tutti gli argomenti/programmi a suo tempo indicati e già impostati che fine faranno? Dovremo stare fermi ancora un altro anno?

Al momento non so cosa dirvi: certamente non possiamo uscire di casa tutte le sere per ascoltare/ragionare/programmare/fare… Per voi c’è la famiglia e per me c’è la parrocchia soprattutto i più piccoli e i più fragili che richiedono attenzione e – torno al discorso di prima – per dare attenzione c’è bisogno di tempo.

 

591. IN CAMMINO – seconda fase del Percorso Sinodale

Questa sera, alle 21.15, nella chiesa del SS.mo Sacramento, ai “macelli”, l’Arcivescovo ci aiuterà a impostare la seconda fase del percorso sinodale.

La prima fase è andata benissimo. Adesso si tratta di “affrontare” la seconda che, per quanto mi è parso di capire, dovrebbe individuare di “cantieri” di lavoro a partire dalle conclusioni della prima fase.

Per quanto riguarda la parrocchia ho le idee chiare. Per quanto riguarda invece l’Unità Pastorale… meno in quanto, di fatto, la nostra UP (Forte, Vittoria e Querceta) non esiste se non sulla carta.

Quanto poi al Vicariato avrei qualche idea, peraltro condivisa visto che nella sintesi conclusiva della prima fase avevamo insieme focalizzato alcuni punti importanti, ma dovremo controntarci prima insieme e provare a delimitare le questioni onde evitare un’accessiva frammentazione sia dei “cantieri” che delle forze addette al coordinamento ( i così detti “facilitatori” o conduttori)

Soprattutto in questo momento di inizio di anno pastorale dobbiamo stare molto attenti a non esagerare con incontri e simili perché, almeno nelle nostre parrocchie della costa, la stanchezza è tanta e un eccesso di proposte o di incontri porterebbe al disincanto (se non all’abbandono come, purtroppo è già successo).

Dunque stasera inizieremo invocando lo Spirito santo poi ascolteremo il nostro Pastore (che ci è di esempio per generosità e impegno) e poi decideremo insieme da quale parte iniziare.

Spero che possiamo essere numerosi anche se l’assenza (per motivi più che giusti) di alcuni sacerdoti potrebbe condizionarci. Chi non verrà almeno preghi per noi presenti.