… più per lui che per noi!
Adesso vi spiego. Eravamo dalle suore con alcuni giovani bravissimi per l’appuntamento del Giovedì che ci vede riuniti per un momento di preghiera e una riflessione sulla difficile congiuntura storica che vede contrapposti e in guerra alcuni popoli.
Ci siamo fermati a ragionare sulla guerra – che di questo di tratta – fra gli israeliani e gli ezhbollah filo-iraniani stanziati nel sud del Libano. Come tutte le guerre anche questa miete vittime innocenti che non c’entrano proprio niente con la politica e il terrore.
A un certo punto ci siamo messi a riflettere sul coraggio e la fede dei cristiani di quella zona che preferiscono morire piuttosto che abbandonare le loro comunità. Notizia di questi giorni è stata la morte sotto le bombe israeliane o i missili iraniani (non è stata ancora accertata la verità) di un caro sacerdote libanese sposato e con figli che, nonostante le minacce, è rimasto col proprio gregge al suo posto.
A quel punto mi è venuto in mente il mio carissimo exallievo padre Damiano che – pure lui – sta vivendo in prima persona questa drammatica situazione di guerra. Pure lui, incardinato nella locale Diocesi maronita, non ha paura di morire e ha deciso di restare. I suoi superiori hanno accolto la sua decisione: essendo celibe non ha da temere se non per se stesso!
A quel punto abbiamo deciso di fargli una sorpresa e di chiamarlo al telefono per avere notizie di prima mano. Passato il primo momento di meraviglia per questa chiamata inattesa lo abbiamo sentito molto tranquillo e impegnato nella preparazione alla festa di Pasqua né più né meno come fosse a Forte dei Marmi. Tranquillissimo e impegnatissimo a responsabilizzare i suoi giovani per la festa ormai imminente.
Dire che è rimasto felice per questa telefonata è davvero poco…
E felici siamo stati anche noi per avergli offerto un poco di vicinanza e di affetto.