1345. IN CAMMINO – 2.000 e passa… note!

La presente rubrica cominciò per mantenere un minimo di contatto con i parrocchiani ai tempi dell’epidemia. Da allora il tempo è passato e i contrattempi pure ma la rubrica è rimasta con una nota quotidiana e un breve filmato al sabato/domenica.

Quella di oggi è la nota n° 1345. Unendovi però le precedenti pubblicate col titolo “Coronavirus” siamo a duemila! Un bel traguardo, non c’è che dire. Anche i filmati, conteggiati a parte, hanno raggiunto un buon numero con un crescente numero di contatti (soprattutto fra i sacerdoti che vi prendono lo spunto per la predica della Domenica).

Mi piacerebbe un giorno o un altro metterle tutte (mi riferisco alle note) e curare una pubblicazione speciale ma non credo che mi sarà possibile perché salterebbe fuori un libro di duemila pagine. Aggiungendo poi le note pubblicate sul bollettino cartaceo (52 x 29 = 1508) si arriverebbe a ben 3500 pagine… decisamente troppe per un unico volume! Il progetto quindi resterà nel cassetto. Potrebbe però essere materiale utile per un tesi di laurea in Lettere moderne o in Storia o in Teologia. Non si sa mai!

Mettendo da parte sciocche e presuntuose illusioni vengo a scrivervi qualcosa sulla Messa di ieri dedicata ai carabinieri vittime del dovere, all’Arcivescovo Plotti nell’aniversario e a mio fratello prof. Gino, sempre nell’anniversario.

Ci sono stati momenti forti di emozione grazie anche ai bei canti del coro parrocchiale. La presenza però di alcuni piccoli all’altare ha mitigato l’evidente stato di sofferenza dei presenti favorendo un clima sereno e devoto.

Abbiamo pregato intensamente per i carabinieri, vittime del dovere, per l’Arcivescovo Plotti che, ugualmente, è venuto a Pisa per senso del dovere e per mio fratello che ha preferito una faticosissima carriera di “ricercatore” nel campo dell’Immunologia ad altre scelte ben più remunerative.

La riflessione che ho proposto ai presenti è stata quindi tutta incentrata sul senso del “dovere” che ci sollecita a vegliare sulle persone che la Provvidenza ci ha affidato: la famiglia, la società, la comunità cristiana, gli ammalati.

Loro ci sono riusciti. Adesso sta a noi fare atrettanto.

 

 

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