1.427 – IN CAMMINO – A proposito di capre

I miei nonni mi raccontavano che una loro parente aveva partorito una bambina ma scarseggiava di latte per alimentarla convenientemente. Il medico allora le aveva suggerito di “allungare” il proprio latte con quello di asina o di capra, leggero e facilmente digeribile.

Acquistarono perciò una capretta col compito di fornire il latte per svezzare la bambina.

La bestiola assolse al delicato compito per parecchio tempo salvo poi trovarsi disoccupata quando la bimba passò al semolino e alle pappe più consistenti.

I genitori della bimba a quel punto, essendosi affezionati alla bestiola, non vollero liberarsene e continuarono a tenerla in casa come prima… a guisa di un cagnolino/gattino finché un giorno non la trovarono ritta in piedi sul comò del salotto che belava a tutto volume e non voleva scendere… (di altri dispetti ne scriverò nella rivista di Pasqua nella sezione dedicata al… sorriso)

Furono costretti quindi, a malincuore, a disfarsene affidandola a un pastore che promise – dietro compenso – di trattarla bene e di non venderla…

Così la bimba, ormai cresciutella, andava settimanalmente a far visita alla sua “mamma di latte” a quattro zampe.

Tutto questo mi è tronato alla memoria quando Alberto mi ha mostrato la fotografia di una capretta dispettosa arrampicata su un tetto…

 

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