L’avevo già incontrato nel suo convento di San Torpè in Pisa con l’abito monastico, con i sandali ai piedi nudi e l’ho rivisto ieri con i paramenti propri della sua nuova carica: abito paonazzo, fascia al fianchi, anello ecc.
I monaci, quando assumono altri incarichi ecclesiastici, devono rinunciare anche alle visti del proprio ordine: per loro è un notevole sacrificio lasciare il ,modesto saio per la pomposa veste clericale ma è così…
Alcuni vescovi (soprattutto i francescani) chiedono di mantenere il loro abito e le loro usanze, chiedono di poter restare ad abitare nel convento/monastero ma ci vuole un permesso speciale!
Non so cosa farà Mons. Saverio (da oggi va chiamato così) e cioè se resterà in convento oppure abiterà il palazzo arcivescovile. Per quel pochissimo che l’ho conosciuto sarà costretto ad abitare nel palazzo ma il suo cuore resterà nel suo conventino pisano dove è sbocciata la sua vocazione.
Venuto a Pisa per gli studi universitari, allievo della Normale, portò a termine gli studi sotto la guida del prof. Contini poi iniziò a lavorare presso la casa editrice Einaudi. Era un giovanotto come tanti altri, dotato di una forte spiritualità ma non più vicino alla chiesa di tanti altri. Poi sbocciò questo desiderio di aprirsi a Dio e così iniziò un cammino di discernimento che culminò con l’abbandono della professione e della carriera universitaria per entrare, umile studente, nel convento pisano…
Adesso è il nostro Vescovo e gli dobbiamo amore e collaborazione. Ieri sono stato io per primo, a nome di tutti in confratelli, ad abbracciarlo e a promettergli collaborazione. Che il Signore lo guidi in questo delicato servizio.
Per le foto dovrete aspettare la rivista d’estate.