1335. IN CAMMINO – Parroco o Psicologo?

Anche se ormai un po’ di esperienza me la sono fatta in questi 50 e passa anni di servizio pastorale riconosco di non avere la competenza  professionale di uno psicologo e proprio per questo motivo, quando registro particolari sofferenze nei penitenti e non solo, sono solito indirizzarli a un professionista pur senza fare nomi.

Soltanto quando ci sono conflitti fra coniugi faccio dei nomi ma solo perché ho alcuni collaboratori validissimi che hanno risolto più di una situazione familiare e per di più senza interessi finanziari di sorta.

E quindi cosa faccio?

Il parroco, ascolta, raccoglie le lacrime e le depone ai piedi dell’altare, davanti al tabernacolo… non può fare altro!

Il salmo 56, nella parte centrale (cito a memoria perché è uno di quelli che meglio conosco) dice : “Tu, Signore, conti perfino i passi della mia vita errante, raccogli tutte le mie lacrime nella tua anfora e registri le mie suppliche nel libro della mia vita” (la traduzione è mia e quindi passibile di qualche errore).

Alcuni non riescono ad avere confidenza col Signore, quasi si vergognano a esporre… a chiedere… ed ecco allora il servizio del sacerdote che, come già scritto, presenta e intercede a nome di chi è triste  e avvilito per le sofferenze della vita/famiglia/salute ecc.

Io, veramente, le presento anche ai piedi della Madonna, degli Angeli, e dei nostri Santi Patroni (Ermete, Rita, p.Pio e Gemma) che sono senz’altro più ascoltati di me dal Signore.

Aggiungo poi anche le mie lacrime (sincere) perché trovo impossibile ascoltare certi sfoghi amari e restare freddi e impassibili di fronte a certe vere e proprie tragedie.

In alcuni casi il Signore ci/mi esaudisce in altri no… e qui allora entra in gioco la fede che ci aiuta ad accettare i piani di Dio anche se difformi rispetto alla nostra/mia volontà!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.