2065. IN CAMMINO – Il Dottor Medori …

… si è ricongiunto con la sua cara Bianca Maria.

Il funerale si terrà domani, Sabato, nella nostra Chiesa, alle 10.00. Vi invito a spargere voce e a partecipare nei limiti delle vostre possibilità. Lo merita!

Fin dal duemila ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio Pastorale Parrocchiale nella forma da me indicata: uno/due incontri annuali in plenaria con i catechisti, i coristi e i vincenziani e appuntamenti quasi quotidiani con la Consulta cioè con me e con i responsabili dei vari gruppi. Ha servito la Parrocchia anche negli incontri di Unità pastorale (e, sporadicamente in quelli di Vicariato) senza lagnarsi della fatica… anzi con giovanile entusiasmo.

Questa era una caratteristica peculiare del suo carattere: serviva la comunità con generosità (e competenza). Dico la comunità perché oltre che la chiesa amava anche il paese in questo ricambiato da molti amici e amiche.

Lo avevo conosciuto nei miei primi anni di permanenza al Forte. Ispettore del Monte dei Paschi di Siena girava allora in lungo e in largo l’Italia per motivo di vigilanza: in questa professione era severissimo e non faceva sconti di sorta!

Poi la pensione con la decisione di tornare alla sua amata Versilia, nella casa che lo aveva visto giovane, in mezzo ai fiori e alle piante del suo magnifico giardino. E, insieme il desiderio di crescere ancora nelle sue conoscenze: prima le lingue, poi la musica, infine la teologia.

Sono stato testimone dei suoi momenti di gioia e di dolore. L’ho visto sorridere con i vari Arcivescovi che si sono succeduti, con i miei familiari e collaboratori e piangere ma in questo caso soltanto con me, faccia a faccia.

Nelle visite al suo domicilio, all’ospedale e in ultimo alla RSA di Seravezza, nonostante la malattia, era sempre sorridente e premuroso. Io, del resto lo informavo di tutti e su tutto avendogli mantenuto la carica. La Rivista poi lo rendeva orgoglioso perché sapeva che ormai era conosciuta in tutta Italia.

Ieri sono stato rendergli visita alla Croce Bianca di Querceta. Mi sono commosso a vederlo steso nella cassa mortuaria e ancora di  più quando l’autista dell’ambulanza che lo riportava a casa dopo la seduta di dialisi mi ha detto che il suo ultimo saluto era stato proprio per me.

Mi sento in dovere allora di “girare” a tutti i collaboratori e collaboratrici della parrocchia questo saluto perché se è vero che io ho fatto molto per lui, è vero  che loro hanno fatto moltissimo.

Concludo porgendo le condoglianze la figlio, ai fratelli e al Delegato al Sociale del Comune di Seravezza che non l’ha abbandonato per un istante.

 

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