238. IN CAMMINO – Un tavolo per due

In questi tempi di pandemia, costretti a proteggerci dalla virulenza della malattia con guanti in lattice, mascherine multiformi, visiere da saldatori ecc. è facile prendere degli abbagli e confondere le persone.

Ovviamente è facile poi riprendersi e, scoperto l’equivoco, rimediare con un sorriso (si intuisce dagli occhi quando stiamo ridendo) conciliante.

Giorni indietro sono andato a pranzo in centro per … uscire di casa! La Flavia è bravissima come cuoca e Lorenzo è un commensale piacevole ma sentivamo il bisogno, tutti e tre, di respirare un pochino d’aria – in senso metaforico – cioè di rivedere le persone di sempre, i nostri amici, i nostri collaboratori per scambiare una parola e per offrire con la nostra presenza un incoraggiamento ai ristoratori bloccati da mesi.

Dunque, terminato il pranzo -mezz’ora di orologio-, mi sono alzato per andare a pagare il conticino quando sono stato avvicinato da una coppia di anziani e carissimi parrocchiali che mi hanno detto:

“Per cortesia, può riservarci un tavolo per due persone?”

Ho risposto immediatamente con flemma inglese:

“Un tavolo proprio non posso ma una panca in chiesa molto volentieri!”

Il marito mi ha guardato con aria interrogativa ma la moglie ha capito subito e, divertita dall’equivoco, ha fatto un bel “sorriso” con gli occhi e…

“Ma non lo vedi che è don Piero! Sei proprio invecchiato!”

Al che ha risposto, pure lui divertito:

“Vestito di nero da capo a piedi l’ho scambiato per il titolare!”

Non ci crederete ma sono tornato a casa davvero felice: come scrivevo sopra delle volte per farci recuperare il buon umore basta davvero poco!

 

 

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