Mi scuso per il ritardo ma sono stato tutta la mattina a Pisa… poi tra le fatture da saldare, le telefonate da fare, il Giubileo che si avvicina ecc. sono arrivato a quest’ora e non sono ancora riuscito scrivere qualcosa!
E domani sarà lo stesso: di nuovo a Pisa e altre faccende da sbrigare!
Oggi volevo scrivervi ancora sulla guerra ma quella d’Africa che vide impegnati i fanti italiani in Etiopia e fra questi il mio babbo che di guerre non ne voleva sapere ma fu costretto ad andarci e… zitto!
Zitto perché era stato punito a causa di alcuni gesti di insubordinazione e non poteva rischiare la corte marziale!
Militare in Piemonte (siamo nel 1935) era stato nominato caporale e addetto al controllo dei soldati in libera uscita: li fece uscire quasi tutti dalla caserma contravvenendo agli ordini e così ebbe il primo richiamo!
Di lì a poco, guidando un mezzo militare (aveva la patente di guida) ebbe a ridire con un un ufficiale (lo mandò a quel paese…) e così fu spedito in Africa, prima a Tobruk, poi in Eritrea e infine in Etiopia…
Giunto in Etiopia si picchiò con una camicia nera e quindi le cose cominciarono davvero a mettersi male per lui che fu costretto a rassegnarsi alla vita militare e a quella spedizione che evidentemente non condivideva.
Mi diceva che non aveva mai sparato un colpo! Soltanto marce, prove di guerra, adunate ecc. con l’unica consolazione dei pacchi viveri che giungevano da casa e che lui condivideva con gli amici paesani (aveva trovato alcuni militari del piano di Pisa).
A causa delle marce e tutto il resto si ammalò gravemente di pleurite e per questo motivo venne rimandato in Italia. Tornò a casa ridotto a uno scheletro e per poco non ci rimise la pelle.
Un’avventura – diceva lui – cominciata male e finita peggio con lo scoppio delle seconda guerra mondiale. Il resto delle sue avventure lo potete leggere sui libri di storia. Pagine tristi che lui non voleva nemmeno ricordare.