1183. IN CAMMINO – Il video di ieri

Nel video di ieri ho riprtato alcuni spezzoni della Messa per gli ammalati: in particolare alcuni dettagli riguardanti l’Unzione (anch’io in fila con tutti) e la processione finale “aux flambeaux”.

Invece nel commento alla pagina di vangelo proposta ieri dalla liturgia ho fatto notare la (sottile) differenza fra il vangelo di Luca a e quello di Matteo riguardo a un termine specifico.

In Luca si legge “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro”; invece in Matteo troviamo “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro nei cieli”.

Il due Vangeli citati, più quello di Marco, sono sinottici (da syn-opto) cioè si possono leggere insieme… per capirci meglio… sono molto simili fra loro. In questo caso la differenza – quale che sia stata davvero la parola di Gesù – è spiegabile nel senso che i duet termini sono fra loro complementari o forse addirittura scambiabili anche se non sinonimi.

Infatti, stando a quanto dice e a quanto concretamente vive il Gesù storico, l’apice della perfezione è la misericordia.

Ora la “perfezione”, almeno per quanto riguarda la spiritualità, corrisponde alla “santità”: quindi si può ben dire che la misericordia è la strada-maestra per giungere alla santità.

Tornando alla pagina del Vangelo in questione – quella della liturgia di ieri – si notano vari esempi/tipi di misericordia. Si va dal perdono al martirio, dal prestito puro (cioè senza restituzione) alla umile accettazione del giudizio…

L’esempio dei Santi, in questo caso i nostri Santi Patroni, conferma la verità di questo assunto. Ermete giunge alla santità attraverso il martirio fisico; Pio da Pietrelcina, Rita e Gemma vi giungono attraverso il martirio morale, vittime innocenti della cattiveria umana.

Tutti mantenendo un atteggiamento misericordioso (cioè di perdono) nei confronti dei loro persecutori (in qualche caso inconsapevoli della loro cattiveria).

1182. IN CAMMINO – Lezione di vita

Stamani mi sono fermato a parlare con un amico che mi chiedeva conto delle mie condizioni di salute. Gli ho spiegato che seppure non abbia più quei pesanti fenomeni di vertigine della settimana scorsa avverto un po’ di paura e sono molto in ansia.

“Per te stesso o per gli altri?”

“5 e 5”, gli ho risposto, “molto dipende da me perché sono molto ansioso e pieno di paura ora che gli anni stanno passando… in più ci si mettono anche gli altri perché non posso certo rinunciare al mio ruolo di parroco con tutti gli annessi e connessi del mio specifico”

“Anch’io soffro di attacchi di panico… proprio in questi giorni sono preda di paura per una situazione difficile legata alla mia professione”.

“Ah sì! E quale terapia pratichi?”

“Nessuna… o meglio una terapia speciale, mia personale. Mi alzo prima al mattino e prego. Poi cercherò di decidere in coscienza se restare al mio posto o lasciare!”

Quste parole (“mi alzo prima e prego”) mi sono rimaste nel cuore.

Che lezione!