2082. IN CAMMINO – Coriandoli

Oggi, per la gioia delle nostre mascherine, splende il sole… e anche noi siamo felici perché dopo tanta acqua avevamo davvero bisogno di un po’ di sole.

Tutte le maschere sono belle. Alcune spettacolari come quelle del carnevale di Venezia: sanno d’antico e forse è proprio questo che le rende bellissime. Ma anche quelle fatte in casa sono ugualmente graziose.

Fra le foto delle elementari (che conservo con cura) c’è quella che mi vede “Cinesino” con tanto di occhi allungati e cappellino di paglia in testa, quella vestito da Zorro con spada di plastica, mantello nero e cappello piumato e quella da boss con fazzoletto al collo e pistola ad acqua.

Poi ne ho altre ma risalgono agli anni in cui, già sacerdote, animavo i piccoli indossando pesanti mascheroni e andando avanti e indietro per le strade dell’Oltrera.

Se da piccolo mi divertivo molto, da grande invece mi stancavo e ne soffrivo perché ero costretto a subire gli scherzi dei buontemponi che non sapevano fare di meglio se non riempirmi di coriandoli e di farina: ovviamente non sapevano che dentro il mascherone c’ero io e quindi ero oggetto di ogni tipo di scherzo.

E va bene. Ormai sono passati sia gli anni della fanciullezza sia quelli della giovinezza. Non li rimpiango ma qualche annetto me lo toglierei volentieri.

Anche voi?

2081. IN CAMMINO – Conti

La Domenica è trascorsa senza intoppi: abbiamo ricordato don Riccardo per la comune soddisfazione d’averlo conosciuto e per impetrarne il dono di nuove vocazioni maschili e femminili per la nostra comunità. Al riguardo non aggiungerei altro se non che sono mancati i giovanissimi e i giovani (peraltro presenti anche in gran numero) alla Messa prefestiva).

Detto questo una parolina sui conti… Alcuni infatti, seppure in tono bonario, mi hanno fatto notare che il restauratore è molto lento…

Avevo già scritto qualcosa al riguardo ma torno a ripeterlo.

Prima di tutto c’è da dire che il restauratore sta lavorando in contemporanea in tre cantieri (una parola un po’ grossa ma vera): 1) la casa della Mara in via Viner di proprietà della parrocchia ma utilizzata per sostenere l’Associazione del Clero diocesano, 2) la chiesa (lato facciata) e infine sempre la chiesa e corridoio della sacrestia. Quando piove lavora all’interno (della chiesa e della casa dei preti) e quando la stagione lo consente all’aperto.

Inoltre la malta speciale usata per i restauri asciuga lentamente… per cui non è possibile anticiparne gli strati per evitare, nei limiti del possibile, quanto già successo in passato che è stato poi la causa principale degli inconvenienti patiti: l’uso del cemento “a pronta solidificazione” che è stato micidiale… perché se da una parte ha consentito un restauro in pochi giorni dall’altra ha spostato di un metro e più verso l’alto le sbollature derivanti dall’umidità. Io ho poca responsabilità al riguardo se non per alcuni modesti interventi ai pilastri…

Ma il motivo principale della sua presunta “lentezza” dipende dal fatto che anche i nostri pagamenti sono “lenti” anzi “lentissimi” perché non abbiamo fondi in giacenza per poter garantire un lavoro più celere: stiamo pagando tutto a rate!

Ora riguardo ai fondi in giacenza sto pian piano rimettendoli in ordine – a mie spese – dopo l’increscioso incidente che mi è capitato nel febbraio dello scorso anno quando un prestito importante non mi è stato restituito (se non in minima parte) causandomi un mezzo esaurimento nervoso…

Spero comunque prima di Pasqua di veder terminati e regolarmente pagati i lavori previsti per questi primi quattro mesi perché dovrò provvedere prima di proseguire con i restauri a saldare i debiti con i giardinieri di Roma Imperiale (che al momento non hanno avuto ancora ricevuto un soldo) e a pagare i lavori urgenti di potatura prima che inizi la stagione estiva.