2028. IN CAMMINO – “Peregrinantes … “

Ieri sera, visto che pioveva moltissimo e che la Protezione civile aveva diramato l’allerta, me ne sono stato in casa a leggere un “librone” del Card. Martini a commento di alcune pagine dell’antico testamento.

A un certo punto ho trovato una citazione della Costituzione dogmatica conciliare Lumen Gentium ( n°58) in cui, scrivendo a proposito di Maria, i Padri conciliari dicono che “in peregrinatione fidei processit” ossia che anche la Madonna “ha camminato nel pellegrinaggio della fede” il che significa che anche Lei è andata avanti, nel corso della vita, conoscendo sempre più e sempre meglio Dio e il Suo piano “redentivo” in Gesù.

Anche noi siamo chiamati a camminare nella Fede!

I tempi sono quelli che sono, purtroppo.

La fede e la pratica religiosa si affievoliscono sempre di più… la violenza e la prepotenza dilagano ovunque… Soprattutto noi sacerdoti/suore/consacrati ma anche tanti laici di buona volontà siamo molto preoccupati quasi ossessionati da questa situazione del tutto nuova.

Ma siamo davvero sicuri che sia nuova?

No, non è nuova! Anche Gesù è stato “sconfitto” dall’abbandono degli apostoli, dal rinnegamento di Pietro, dal tradimento di Giuda… Questa sua apparente sconfitta ci deve far riflettere e molto: anche possiamo sentirci sconfitti ma queste nostre sconfitte devono essere vissute “camminando nella fede”.

Non guasterebbe un pochino più di umiltà come scrive Sant’Agostino che nelle Confessioni riconosce: “Non ero abbastanza umile per capire il mio Gesù, umile” (cito a memoria)

Proverò a dire qualcosa in più nella riflessione della Prima Domenica d’Avvento ma non so se ci riuscirò… non vorrei confondervi le idee.

2027. IN CAMMINO – Accabadora (in senso positivo)

Quando gli anziani o gli ammalati gravi entrano nello stato agonico o pre-agonico hanno bisogno di tutto e di tutti.

Alcuni rifiutano l’Ospedale o l’Hospice temendo di finire in mani sbagliate, persone senza cuore che svolgono il loro servizio soltanto per mestiere.

Così le famiglie – in molti casi con l’aiuto delle istituzioni sanitarie o comunali – ricorrono a persone amiche che accompagnano l’ammalato verso la morte con molta tenerezza e affetto tant’è che, alla fine dell’evento luttuoso, restano in rapporto di grande confidenza con la famiglia.

Un tempo questo servizio era presente anche al Forte grazie alle Madri Canossiane e alle Vincenziane che si ponevano al fianco dei morenti con grande umanità.

Oggi che le Suore sono poche e le Vincenziane sono per lo più di età matura questo servizio non c’è più ma ultimamente mi è capitato di assistere a scene davvero edificanti con i familiari stretti intorno all’ammalato o, nel caso di loro impossibilità, con “badanti” compassionevoli e medici o paramedici ugualmente professionali e di rara umanità.

In un caso – e vi dico che la cosa mi ha davvero sorpreso in senso buono – l’ASL di riferimento oltre che all’assistenza medico/infermieristica ha provveduto anche a un’assistenza psicologica e spirituale!

Davvero incredibile!

Ho letto da qualche parte che in alcune regioni d’Italia (Sardegna) esistono ancora le “accabadore” cioè donne che si prestano all’accompagnamento degli ammalati restando fino all’ultimo in loro compagnia. Si presentano in abito lungo e nero, con una sorta di maschera sul volto e svolgono l’ingrato compito  di accompagnatrici alla morte fino all’ultimo.

Davvero interessante, mi sono detto! “Ci vorrebbero anche oggi” mi è scappato detto. Ma perché con l’abito nero e con la maschera?

Poi, andando a leggere su testi specialistici, ho scoperto che le accabadore intervengono non tanto per fare affettuosa compagnia al malato ma per procurarne la morte o mediante soffocamento o con un colpetto in testa… tanto per non farli soffrire più di tanto… E questo spiega il motivo per il quale sono state messe al bando!

Che delusione! E io che pensavo lo facessero per umanità…!