1346 – 2001 IN CAMMINO – Nuova numerazione e altro

Facendo seguito a quanto vi scrivevo ieri ho deciso di proseguire le note quotidiane integrando quelle vecchie (o meglio quelle relative al periodo dell’epidemia) e quindi dal numero 1346  si passa al 2001.

Per oggi la numerazione sarà doppia. Da domani resterà quella nuova.

Oggi vi scrivo a proposito di due confratelli che al momento sono “allettati” in modo che anche voi li ricordiate nella preghiera.

Il primo è don James: ha servito la nostra comunità per vari anni celebrando la messa domenicale delle 18.00. Poi è stato nominato Parroco a Valdicastello e lo abbiamo perso un po’ di vista. Successivamente è rientrato in Africa e il suo superiore – James appartiene a una comunità religiosa – lo ha destinato  ad alcune comunità cristiane del Kilimangiaro.

Tutti i santi giorni avanti e indietro su quelle strade di montagna malmesse (assai più delle nostre) senza troppi cartelli stradali… Insomma ha avuto un brutto incidente stradale con la sua Toyota finita contro un camion. Al momento è ricoverato presso un ospedale locale con la gamba destra spezzata in due posti… avrà bisogno di una lunga riabilitazione e speriamo che basti a evitagli la zoppìa… Sono in contato con i suoi confratelli e in particolare col superiore generale p. Charles che penso mi farà saper qualcosa per inviargli un contributo finanziario.

Anche don Benvenuto, parroco dell’Unità Pastorale di Stazzema è a letto con un gambaletto di gesso. Pare sua venuto di sotto da una balza sconnessa mentre camminava a passo (troppo) svelto. Anche il suo predecessore, don Sergio di v.m., era incorso in un incidente simile e lo stesso anche don Simone, altro predecessore a Stazzema! Una parrocchia porta sfortuna?

Penso che don Benvenuto sia a casa non non so, al momento, se è in canonica oppure nel piccolo appartamento che la Diocesi gli ha riservato a Seravezza. per la convalescenza. Appena saprò qualcosa di più preciso ve lo farò sapere.

1345. IN CAMMINO – 2.000 e passa… note!

La presente rubrica cominciò per mantenere un minimo di contatto con i parrocchiani ai tempi dell’epidemia. Da allora il tempo è passato e i contrattempi pure ma la rubrica è rimasta con una nota quotidiana e un breve filmato al sabato/domenica.

Quella di oggi è la nota n° 1345. Unendovi però le precedenti pubblicate col titolo “Coronavirus” siamo a duemila! Un bel traguardo, non c’è che dire. Anche i filmati, conteggiati a parte, hanno raggiunto un buon numero con un crescente numero di contatti (soprattutto fra i sacerdoti che vi prendono lo spunto per la predica della Domenica).

Mi piacerebbe un giorno o un altro metterle tutte (mi riferisco alle note) e curare una pubblicazione speciale ma non credo che mi sarà possibile perché salterebbe fuori un libro di duemila pagine. Aggiungendo poi le note pubblicate sul bollettino cartaceo (52 x 29 = 1508) si arriverebbe a ben 3500 pagine… decisamente troppe per un unico volume! Il progetto quindi resterà nel cassetto. Potrebbe però essere materiale utile per un tesi di laurea in Lettere moderne o in Storia o in Teologia. Non si sa mai!

Mettendo da parte sciocche e presuntuose illusioni vengo a scrivervi qualcosa sulla Messa di ieri dedicata ai carabinieri vittime del dovere, all’Arcivescovo Plotti nell’aniversario e a mio fratello prof. Gino, sempre nell’anniversario.

Ci sono stati momenti forti di emozione grazie anche ai bei canti del coro parrocchiale. La presenza però di alcuni piccoli all’altare ha mitigato l’evidente stato di sofferenza dei presenti favorendo un clima sereno e devoto.

Abbiamo pregato intensamente per i carabinieri, vittime del dovere, per l’Arcivescovo Plotti che, ugualmente, è venuto a Pisa per senso del dovere e per mio fratello che ha preferito una faticosissima carriera di “ricercatore” nel campo dell’Immunologia ad altre scelte ben più remunerative.

La riflessione che ho proposto ai presenti è stata quindi tutta incentrata sul senso del “dovere” che ci sollecita a vegliare sulle persone che la Provvidenza ci ha affidato: la famiglia, la società, la comunità cristiana, gli ammalati.

Loro ci sono riusciti. Adesso sta a noi fare atrettanto.