2094. IN CAMMINO – Fra Lorenzo della Risurrezione

Ho cominciato a leggere il libretto cui accennavo martedì scorso. Dato che mi sono giunte domande sull’autore, sull’editrice ecc. vi scrivo qualcosa di essenziale per orientare la vostra ricerca.

L’autore, al secolo Nicolas Herman, era francese. Era nato nel 1614 e morto 1691. Era un religioso carmelitano.

Da giovane aveva combattuto durante la (famosa) guerra dei Trent’anni, una guerra che vide scontrarsi gli eserciti delle varie nazioni europee ma soprattutto i cattolici contro i protestanti con carneficine da una parte e dall’altra. (probabilmente si era macchiato anche le mani di sangue… ciò che lo aveva convinto a praticare una vita di penitenza per espiare il male commesso).

Alla fine della guerra era entrato in un convento carmelitano come fratello converso, addetto ai servizi più umili. Come tale condusse una vita semplice e nascosta al servizio dei confratelli, in cucina.

Questo piccolo libro, intitolato LA PRATICA DELLA PRESENZA DI DIO è stato raccomandato da Papa Leone XIV come testo che “insegna a compiacersi e abituarsi alla compagnia (di Dio), parlando umilmente e dialogando amorevolmente con Lui in ogni istante senza una regola precisa né una misura prefissata”.

Nella brochure c’è scritto che questa spiritualità insegna a stare vicini a Dio “sia che si canti un salmo sia che si cucini una frittata… Lui è sempre presente, a noi spetta soltanto il gioire di tale presenza”.

Il libro (LIBRERIA EDITRICE VATICANA, € 11,oo) ha una prefazione curata dal Papa in persona. Proviamo a leggerlo in questo tempo di Quaresima. Non potrà farci altro che bene.

2093. IN CAMMINO – Crisi di governo

Questa mattina, rientrando in parrocchia, un amico e collaboratore mi ha avvisato che era in corso una crisi di governo!

Avevo letto il giornale pochi momenti prima e quindi sono rimasto sorpreso perché sul quotidiano non vi era alcuna notizia in merito.

Il mio interlocutore allora mi ha spiegato che si riferiva a un altro tipo di “governo”: mi ha fatto notare lo stato “miserevole” del limone e delle altre piante a contorno della statua di papa Giovanni Paolo II con le foglie ingiallite ecc. spiegandomi che le piante erano “in crisi” per mancanza di alimentazione… cioè di “governo”!

Ah – ho detto – avevo capito il Governo italiano!

Macché …. Compreso il problema mi sono messo a osservare le piante e in effetti ho scoperto che hanno le foglie ingiallite e in parte rinsecchite.

Il povero limone ha prodotto soltanto tre miseri frutti come dire che la sua parte l’ha fatta ma adesso ha bisogno d’essere alimentato.

Anche la pianta a lato che produce delle bacche rossastre commestibili mi sembrava reclamasse un aiutino…

Sempre l’amico e collaboratore mi ha spiegato che servirebbe una buona dose di lupini con l’aggiunta di un altro prodotto (di cui non ricordo il nome)…

Stasera stessa parlerò con Pietro per non passare da affamatore delle piante!

2092. IN CAMMINO – Sanatio in radice

È un’espressione latina del codice di diritto canonico usata nei casi nei quali un matrimonio viene “sanato” cioè riconosciuto valido e santo nonostante errori – anche sostanziali – nella documentazione, nella formulazione, nella trascrizione ecc. accaduti al momento della promessa matrimoniale.

La dizione viene però usata anche in teologia morale/spirituale in riferimento a “episodi sbagliati” del passato dei nostri predecessori riguardanti sia l’essenza che l’origine di certi cattivi comportamenti.

Ed è un ragionamento giusto!

Infatti cosa sappiamo dei nostri predecessori?

Può darsi che siano stati perfetti ma può darsi anche che siano stati pessimi elementi, che si siano macchiate  le mani di sangue, che abbiano rubato, che abbiano tradito consapevolmente la famiglia e via di questo passo.

In pratica si fa celebrare una Messa per invocare il perdono del Signore sui peccati dei nostri predecessori anche se non li abbiamo mai conosciuti.

Nel caso invece li avessimo conosciuti – mi riferisco sempre ai predecessori – sarà necessario anche il “nostro perdono” come ci insegna Mosè che nonostante la rabbia iniziale provata per la stupidità del suo popolo è disposto al perdono e anzi lo invoca per loro giungendo fino a dire: “Signore, se proprio non li vuoi perdonare allora punisci anche me visto che anch’io appartengo a questo popolo”.

E il Signore lo ascolta e perdona pur facendo scontare  a quei testardi un tempo di penitenza.