Commento al Vangelo di domenica 2 giugno 2024.
998. IN CAMMINO – Giugno
Il mese di Giugno è dedicato alla devozione al Cuore divino di Gesù.
Un tempo questa devozione andava per la maggiore con la preghiera quotidiana e l’appuntamento del primo Venerdì del mese. In tutte le chiese (anche nella nostra) campeggiava una statua o un quadro del Redentore con numerosi devoti a onorarla con candele e fiori.
Nella mia stessa famiglia – che non era religiosissima – vigeva l’usanza di accompagnare i maschietti a comunicarsi nei primi nove Venerdì del mese per avere la grazia d’essere accompagnati spiritualmente dal Signore nel momento della morte.
E in parrocchia, ogni mese, sempre nell’occasione del primo Venerdì del mese, gli uomini venivano in chiesa per la Confessione e la Comunione!
Poi, subito dopo il Concilio, tutte queste “devozioni” scomparvero di colpo perché giudicate antiquate e non litugiche.
SONO CONSAPEVOLE, a questo punto, d’andare in controtendenza offrendovi alcune belle preghiere dei tempi passati ma ritengo sia utile in questi tempi di sbandamento generale determinato in buona parte proprio da noi sacerdoti.
Riservandomi di tornare sull’argomento nel corso delle Celebrazioni estive comincio oggi, prima Domenica di Giugno, col presentarvi la preghiera al Cuore Divino di Gesù che, a mio sommesso parere, non è per niente antiquata. Dice così:
Cuore Divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio Eucaristico, le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini e secondo le intenzioni particolari del Santo Padre, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre. Amen
997. IN CAMMINO – Assemblea del Clero
Abbiamo parlato un po’ di tutto… L’arcivescovo ha preso la parola per primo per illustrare la “bolla” di indizione dell’anno santo 2025. Niente di particolare da segnalare se non l’importanza dell’appuntamento.
Subito dopo ci siamo riuniti nei gruppi di studio e lì sono emerse le differenze di mentalità fra noi sacerdoti. Mi limiterò pertanto a scrivere qualcosa su quanto ho detto io… avvisandovi però in anticipo che il mio dire non è stato recepito positivamente dalla maggioranza.
Dunque cosa ho detto. Ho detto che se è vero che questo Giubileo dovrà essere il Giubileo della “speranza” non è detto che si debba intendere la speranza come la intende, ad esempio, Bloch in “Das primzip hoffnung” (ripreso dal teologo protestante Moltmann…) perché in questa visione non c’è spazio per Dio.
La speranza cristiana, caso mai, è quella cui accenna Peguy nel “Portico delle tre virtù” in cui correla la speranza alla fede e alla carità.
In altre parole la speranza cristiana non è il “sol dell’avvenire” di marxista memoria ma la piena accettazione che il Signore mai ci abbandonerà restando sempre con noi nel Sacramento dell’Eucarestia, nella Parola e nella persona dei fratelli sofferenti fino alla realizzazione del suo Regno… con quello che ne segue.
Rinunciare all’Eucarestia (e ai sacramenti) equivale a morire di inedia visto che è proprio nell’Eucarestia che il Signore è immediatamente presente. Così discettare sulla Parola di Dio scegliendo con cura quello che più ci aggrada non è corretto. Come pure trascurare i poveri…
Ma tutto deve restare unito senza scindere l’uno aspetto dall’altro.