Commento al Vangelo di domenica 9 maggio 2021.
238. IN CAMMINO – Un tavolo per due
In questi tempi di pandemia, costretti a proteggerci dalla virulenza della malattia con guanti in lattice, mascherine multiformi, visiere da saldatori ecc. è facile prendere degli abbagli e confondere le persone.
Ovviamente è facile poi riprendersi e, scoperto l’equivoco, rimediare con un sorriso (si intuisce dagli occhi quando stiamo ridendo) conciliante.
Giorni indietro sono andato a pranzo in centro per … uscire di casa! La Flavia è bravissima come cuoca e Lorenzo è un commensale piacevole ma sentivamo il bisogno, tutti e tre, di respirare un pochino d’aria – in senso metaforico – cioè di rivedere le persone di sempre, i nostri amici, i nostri collaboratori per scambiare una parola e per offrire con la nostra presenza un incoraggiamento ai ristoratori bloccati da mesi.
Dunque, terminato il pranzo -mezz’ora di orologio-, mi sono alzato per andare a pagare il conticino quando sono stato avvicinato da una coppia di anziani e carissimi parrocchiali che mi hanno detto:
“Per cortesia, può riservarci un tavolo per due persone?”
Ho risposto immediatamente con flemma inglese:
“Un tavolo proprio non posso ma una panca in chiesa molto volentieri!”
Il marito mi ha guardato con aria interrogativa ma la moglie ha capito subito e, divertita dall’equivoco, ha fatto un bel “sorriso” con gli occhi e…
“Ma non lo vedi che è don Piero! Sei proprio invecchiato!”
Al che ha risposto, pure lui divertito:
“Vestito di nero da capo a piedi l’ho scambiato per il titolare!”
Non ci crederete ma sono tornato a casa davvero felice: come scrivevo sopra delle volte per farci recuperare il buon umore basta davvero poco!
237. IN CAMMINO – Morte sul lavoro
Stanotte non riuscivo ad addormentarmi. Penso capiterà anche a voi qualche volta. In questi casi si pensa sempre alle persone care, a coloro che hanno familiarità con noi per motivi di frequentazione, di convivenza, di lavoro ecc.
Stanotte invece mi veniva da pensare alla ragazza di Prato morta all’orditoio e al padre di famiglia di Busto ucciso dal tornio impazzito. Due vite spezzate all’improvviso, destinate probabilmente a restare dei semplici numeri nelle tragedie sul lavoro dell’anno 2o21 ma non per i loro cari familiari!
Nei miei ormai 47 anni di servizio parrocchiale, prima a Pontedera poi a San Casciano e infine qui al Forte, ho “funerato” alcune vittime del lavoro e sono stati sempre episodi sconvolgenti per me e per tutti coloro che sono rimasti coinvolti, familiari, compagni di lavoro e titolari!
Da queste terribili esperienze ho maturato il proposito di impiegare, almeno per certi lavori, soltanto professionisti. Per altri, come in tutte le parrocchie, andiamo avanti con i volontari ma si tratta di lavori “a terra” quali la pulizia delle chiese, la stireria degli arredi liturgici, i piccoli lavori di manutenzione domestica e poco altro.
Ovviamente anche i professionisti, anche quelli più preparati, possono incappare in un incidente e quindi sono solito “raccomandare” l’attenzione fino quasi a “stressare” gli interessati.
Nella mia personale modestissima esperienza di lavori manuali ho sempre lavorato senza stipendio: ho fatto il manovale (14 giorni), il raccoglitore di presse di fieno (4 giorni) e sassi (dietro al trattore che smuoveva la terra) e lo stalliere (un giorno solo: la stalla puzzava terribilmente…per fortuna i vitellini mi fuggirono tutti dal recinto e venni cacciato con male parole). Erano tutti lavori pesanti: il rettore del Seminario li aveva scelti apposta per farci capire la fatica e la responsabilità del lavoro manuale.
Vi chiedo quindi oggi una preghiera speciale per tutti i lavoratori e una di suffragio per le vittime.