Iniziano oggi i giorni-ricordo degli eccidi compiuti dagli occupanti tedeschi in Versilia (Molina, Sant’Anna, Valdicastello) e in Lucchesia (Lucca-città, Farneta, Piana di Camaiore ecc.).
Questa mattina ho guidato la celebrazione in memoria di don Fiore Menguzzo e dei suoi famigliari (adulti e bambini) che furono sterminati a colpi di mitra e bruciati con i lanciafiamme.
Don Fiore è stato l’ultimo prete versiliese ad essere omaggiato con la medaglia d’oro al valor civile: pensavano che fosse fuggito e invece la documentazione storica ha confermato quello che alcuni sapevano con certezza e cioè che era stato strappato dalla canonica, torturato, ucciso e dato alle fiamme! Da qui l’attribuzione della medaglia…
Don Fiore era un uomo buono e forse è stato proprio questo suo modo di fare che l’ha condannato alla morte.
Oltre che sacerdote era infermiere e quindi, per fedeltà all’etica medica, curava chiunque si presentasse alla sua porta quindi anche i partigiani della montagna.
In più conosceva la lingua tedesca e quindi si adoperava per addolcire, per quanto possibile, il comportamento dei militari tedeschi.
Si trovò quindi a essere osteggiato sia dai partigiani – perché pensavano che fosse colluso con i tedeschi – sia dai tedeschi perché curava/medicava anche i partigiani, addirittura in canonica!
Alcuni parrocchiani lo difendevano… altri lo accusavano e così finì seviziato, ucciso e, per lunghi anni, dimenticato come si dimentica una persona cattiva. Invece don Fiore era un buono, forse troppo buono e proprio questo suo atteggiamento conciliante determinò la barbara uccisione e la condanna all’oblio.