Ieri mattina sono stato in piazza per il “ricordo” delle vittime dei campi di concentramento. Erano presenti, insieme con le Autorità, anche numerosi alunni delle scuole cittadine.
Il vice-sindaco ha pronunciato poche, essenziali parole ricche però di significato: facendo riferimento a episodi di cronaca ha spiegato ai piccoli e ai grandi che la sopraffazione dei deboli è una realtà presente tuttora.
Come difendersi da questo crudele andazzo? Nessuno ha una risposta certa…
O forse c’è e sta nell’educazione dei giovani al dialogo e alla tolleranza.
Ho preso poi io stesso la parola riferendomi dapprima ai miei ricordi di bambino a tu per tu con una amica di famiglia, ebrea, che mi aveva aperto gli occhi sulla triste realtà dei “campi di sterminio”.
Poi ho ricordato le mie visite al predetti campi sia in Germania che in Polonia e delle impressioni, fortissime, suscitate in me e in altri visitatori.
Infine ho fatto memoria del mio predecessore, don Cesare Pasquali, e in particolare dei rischi ai quali era andato volontariamente incontro sottoscrivendo dei documenti (falsi) a favore di parrocchiani (ospiti) ebrei che finché rimasero al Forte non ebbero problemi ma poi, tornati nelle loro città d’origine al Nord, furono quasi tutti arrestati e deportati.
Nell’archivio sono indicate anche le abitazioni dove risiedevano passate poi in proprietà ad altre famiglie visto che gli originari proprietari erano morti nei famigerati “campi”.
Alla sera, durante la Messa, ho aggiunto qualche particolare e cioè una riflessione su brutte realtà dei nostri tempi con tanti campi di concentramento ancora presenti in tante parti del mondo soprattutto là dove non esiste democrazia.
Il tutto però sfumando i particolari più crudeli perché erano presenti anche dei giovanissimi e non volevo spaventarli.