247. IN CAMMINO – Tragedia in montagna

È stato un bel fine-settimana con tante presenze in chiesa: la festa di santa Rita, nonostante l’assenza dei manifesti, delle rose e della benedizione personale con la Reliquia, è stata molto sentita dai fedeli di FdM e non solo; anche la Pentecoste ha visto numerosi fedeli presenti in chiesa.

Insomma due belle occasioni di preghiera e di incontri con tanti amici. Poi, all’improvviso, ha cominciato a circolare sui social e alla televisione la notizia della tragedia in montagna con una cabina della funivia precipitata a valle con ben 14 morti di cui alcuni bambini! Ovviamente siamo rimasti tutti sconvolti nell’apprendere, momento dopo momento, la gravità dell’accaduto.

Vedere piangere il Presidente della Regione, il Sindaco di Stresa, il Procuratore della Repubblica, i vigili del fuoco e gli altri soccorritori è stato, anche per noi ascoltatori, ulteriore motivo di partecipazione al dolore di quella comunità e anche noi… abbiamo pianto! Il pianto non è segno di debolezza ma piuttosto di sensibilità e di cuore: come si fa a non piangere a vedere lo strazio dei parenti delle vittime.

In un attimo mi sono tornate alla memoria le mie gite di ragazzo, indimenticabili, sulle alpi piemontesi (alle sorgenti del Po, sul Monviso) e sulle Dolomiti in cabinovia, in seggiovia… tutti spensierati a cantare a squarciagola. Chi ci pensava, in quei momenti, che sarebbe potuto accadere qualcosa di drammatico come è successo alla funivia del Mottarone.

In due occasioni anch’io mi sono trovato in difficoltà ma furono sciocchezze legate all’imprudenza propria dell’età adolescenziale. Una prima volta, ma non ricordo in quale località, si scatenò un temporale mai visto proprio mentre scendevamo in cabinovia (aperta) verso il rifugio di partenza. Un’altra volta, salivamo al ghiacciaio della Marmolada e c’era un bel sole: salendo incontrammo un noto attore – Raffaele Pisu – che ci urlò di indossare il kw ma eravamo in seggiovia e indossarlo non era possibile; scollinato il primo tratto affrontammo la salita al ghiacciaio con una temperatura che d’improvviso era crollata per cui giungemmo alla meta letteralmente congelati…

Ma eravamo felici e tutto ci appariva parte dell’avventuta e quindi bello. Anche i bimbi del Mottarone erano senz’altro felici mentre stavano salendo. Chissà quante risate e quanti progetti per la giornata e invece… la tragedia, con il sorriso spento sulle labbra dall’incidente mortale.

Oggi li ricorderò all’altare, poveri angeli! Anche voi, da casa, unitevi alla mia preghiera.

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