267. IN CAMMINO – Da soli o in compagnia?

Leggendo il giornale sono rimasto incuriosito da un articolo in cui si spiegava l’inutilità di mantenere certi appuntamenti in assenza di presenti: come si fa – più o meno ero questo il senso dell’articolo – a “vivere” un avvenimento storico, folkloristico, culturale, liturgico… senza la presenza “viva” per pubblico?

È evidente che per certi “spettacoli” la presenza del pubblico è essenziale. Uno spettacolo teatrale, ad esempio, ha bisogno di un pubblico che ascolti e applauda. Così per quanto riguarda certe altre manifestazioni folkloristiche quale potrebbe essere il palio di Siena che, assenti i contradaioli, avrebbe davvero poco senso.

Per quanto riguarda il culto il discorso è più articolato. Se, ad esempio, gli ebrei non possono nemmeno iniziare la preghiera in numero minore di 10 fedeli, i cristiani possono  celebrare anche in solitudine.

Celebrare vuol dire “dire Messa”: proprio così… la Messa potrebbe essere officiata anche nel caso la chiesa fosse deserta o con uan presenza ridottissima di fedeli.

E perché?

Perché nella Messa si rinnova il sacrificio di Gesù sulla croce quando offrì la sua vita in piena solitudine… Si rinnova il sacrificio, anche se in modo incruento, e se ne rinnovano gli effetti…

Ho scritto questa breve nota per tranquillizzare i pochissimi fedeli che in questi giorni partecipano alla messa feriale delle 8.00 del mattino. Mi è parso di vederli un po’ confusi nell’osservare la chiesa semi-deserta.

Tranquilli, dunque, Gesù continua a stare con noi anche se siamo pochissimi.

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