307. IN CAMMINO – Marco Papiani

Lo so che sono in ritardo ma non potevo fare diversamente. Stamani c’è stato il funerale di Marco e questo pomeriggio di Francesco: Marco, di cui sotto scriverò qualcosa, lo conoscevo da sempre; Francesco lo conoscevo attraverso i suoi figli, entrambi bravissimi. Insomma, capite bene che per me è stata una giornata molto impegnativa dal punto di vista emotivo e … non è ancora conclusa perché mi aspetta un Battesimo e la Messa pomeridiana!

Tornando al carissimo Marco confesso d’essere stato quasi “travolto” dall’emozione quando ho viso entrare in chiesa la salma. Quanti ricordi!

Lo avevo conosciuto nei primi mesi del 1975 quando, giovane cappellano a Pontedera, avevo iniziato a interessarmi degli adolescenti. Il Parroco mi face presente che, a causa di motivi particolari che adesso non starò a raccontarvi, la parrocchia languiva di giovani (erano appena 5, tre maschi e due femmine) e soprattutto di giovanissimi per cui mi chiese di impegnarmi in questo settore. Solo con i maschi, si intende, perché alle femmine ci avrebbe pensato la signora Gina Cavallini: evidentemente mi riteneva ancora troppo giovane e inesperto per pensare anche alle ragazze.

Accettai di buon grado anche se il settore maschile presentava molte difficoltà: la canonica pullulava sì di giovanissimi ma erano tutti o quasi impegnati nello sport ed era già molto se ogni tanto facevano tappa in chiesa…

E fu così che convocai quei giovanissimi che avevano intenzione di iniziare un cammino di fede. Si presentarono in due: Marco ed Eugenio. Fu un incontro disastroso. Prima ancora di iniziare un qualsiais discorso chiesi ai due ragazzi qualche informazione sulla famiglia, sul quartiere…

Alla prima domanda – “in quale strada della parrocchia abiti? ” – Marco mi rispose che lui non abitava in parrocchia ma al lato opposto della città!

Mi feci coraggio e passai alla seconda domanda:

“E tuo papà quale professione svolge?”

“Mio padre purtroppo è morto da un po’ !”

Mi cascarono le braccia, come si suol dire. E lui se ne accorse. E provò a consolarmi dicendomi che non c’erano problemi e che, anzi, non avendo il papà, era proprio felice di avermi incontrato: non avevo certo l’età di suo padre ma avrei potuto benissimo essere suo fratello! E così iniziò il nostro comune cammino: due fratelli, anzi tre perché pure Eugenio mi si affezionò tantissimo da subito.

Il tempo passò…  Devo correre in chiesa per la Messa. Continuo domani.

 

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