346. IN CAMMINO – … mosca!

Nel fraseggio quotidiano compaiono spesso parole o dizioni che nulla hanno a che vedere con l’argomento… sono espressioni abitudinarie che ci escono di bocca senza nemmeno conoscerne il perché. Di queste alcune sono blasfeme (purtroppo), altre volgari (tra le più usate), altre ancora retaggio di antiche usanze (è l’argomento della presente nota).

Nel modo di parlare versiliese compare spesso, come esclamazione, la parola “mosca“.

Stamattina, ad esempio, sono uscito di casa senza la mia cagnolina. Una signora che è solita offrirle ogni giorno un mini-biscotto a forma di ossicino me ne ha chiesto conto, premurosa:  “E la canina dov’è finita?”

L’ho subito tranquillizzata spiegandole che la bestiola era già uscita a passeggio con Lorenzo e che in quel momento stava probabilmente correndo festosa nel prato antistante il Comune.

Al che lei ha risposto:“Ah, mosca, ho capito!”

Mi sono chiesto più volte l’origine di questa curiosa dizione anzi ho perso perfino del tempo a consultare i vari dizionari delle espressioni popolari e dialettali italiane ma senza risultati convincenti.

Penso d’aver scoperto il significato recondito dell’espressione in seguito a un incidente capitato sul luogo di … lavoro, cioè all’altare.  Uno degli amici che talvolta mi serve all’altare è versiliese purosangue e usa la parolina di continuo:

mosca, che predica!” oppure “è proprio vero, mosca!”

Ora giorni indietro, mentre ero all’altare, c’era una mosca che svolazzava intorno alle ampolline. Quindi gli ho fatto un cenno con gli occhi e a bassa voce ho detto: “mosca…“. E lui di rimando: “mosca cosa…”, non aveva capito. Allora sono stato più chiaro: “È entrata una mosca nell’ampollina del vino!”

Mosca!” – mi ha risposto – “non me ne ero accorto!

Dopo questo curioso incidente penso proprio che all’origine della dizione ci sia l’antico stato paludoso, e quindi infestato da mosche e zanzare, del nostro territorio. Probabilmente, a tavola, il capofamiglia stava sempre a dire: “occhio alle mosche…!”. Oppure, più semplicemente: “mosca!” in modo che le mosche non finissero in bocca ai ragazzi! E così è andata a finire che “mosca” è entrata davvero in bocca a tutti i versilesi!

Ne ho di fantasia, vero?

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