352. IN CAMMINO – amici

L’apertura del cammino sinodale mi è stata utile se non altro perché ho potuto incontrare e salutare “vecchi” amici.

Ho posto l’aggettivo tra virgolette perché gli amici non invecchiano mai al di là del limite temporale. Come faccio a definire vecchia l’amicizia con Lucia e con Fausto che mi hanno dato l’anima o con le suore Antoniane che mi hanno servito, generosissime, insieme al mio babbo…

Ho deciso di dedicare a questi predetti amici la presente nota. Mi fa bene al cuore e può essere anche per voi, affezionati lettori, motivo di riflessione.

Conobbi Lucia nel momento stesso del mio ingresso a San Casciano. Intelligente e sbarazzina mi colpì per la sua “sfrontata” esuberanza nel gestire le questioni parrocchiani. Allora ero alquanto “ingessato” e quindi feci fatica all’inizio a capirla. Ma non spesi troppo tempo a “realizzare”, come si suol dire, che era una donna sincera, forte e generosa.

E poi il suo papà che osò indebolire una colonna della casa per realizzare una piccola nicchia per la Madonna; la mamma, dolcissima, sempre pronta a una parola gentile e premurosa. E poi Franco, la bimba… beh, basta, che mi vengono i lucciconi! E non scherzo!

Fausto è stato fratello e figlio. Da un incontro occasionale nacque un’amicizia grande che coinvolse anche mio padre. Guai a chi gli toccava Fausto! E lui, di rimando, guai a chi gli toccava il suo Varisello anche se delle volte era un po’ pesante, avanti e indietro al cimitero, tutti i santi giorni.

Poi venne il gran giorno, indimenticabile, della laurea e poi una carriera folgorante, una sposa meravigliosa, un bimbo idem… Anche qui chiudo perché pure Fausto mi ha dato davvero tanto.

E infine le Suore. Alcuni, qui al Forte, mi chiedono perché sono così attento alle loro esigenze fino al punto da … (non lo scrivo perché non mi voglio fare grande). Il motivo è presto detto: provo a ricambiare aiutando loro l’affetto e l’aiuto concreto che mi hanno dato le suore del paese. Aggiungo che sono e sarò sempre in debito ma il dovere della riconoscenza l’ho ben presente.

Spero che voi fortemarmini non siate gelosi di queste mie radici affettive. Se sono quello che sono è anche merito loro.

 

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