Quando chiesero a Padre Bernardino Caimi – siamo verso la metà del 1400 – il motivo per cui si ostinava a edificare a Varallo una cappella dietro l’altra con all’interno dei manufatti rappresentanti i personaggi della “Passione” e “Resurrezione” di Cristo rispose che lo faceva “UT HIC JERUSALEM VIDEAT QUI PERAGRARE NEQUIT” cioè per dare la possibilità di osservare “i luoghi santi” anche a chi non poteva recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme.
Nacque così il “Sacro Monte” di Varallo mèta da allora e fino a oggi di pellegrinaggi per rivivere la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
Nello stesso periodo e allo stesso scopo, sempre grazie all’impegno dei Padri Francescani, ne furono realizzati altri in ogni parte d’Italia.
Ma per qualcuno, anziano e sofferente, poteva essere difficile anche spostarsi da casa e così ci fu chi pensò di realizzare una “Via Crucis” nella propria abitazione.
Domani sera e fino a Domenica prossima verranno esposte in chiesa due esempi di Via Crucis domestica.
La prima, opera magistrale di Hans Memling realizzata verso la fine del 1400 per dei ricchi committenti, è un vero capolavoro. Infatti in una tavola di modeste dimensioni (quella esposta in chiesa è una copia anche se conforme in tutto, anche nelle dimensioni, all’originale) vengono immortalati tutti i particolari della settimana santa. Tutti, dall’ingresso di Gesù in Gerusalemme e fino alle apparizioni di Gesù risuscitato!
La seconda, composta di più “santini” raffiguranti la Via Crucis tradizionale e opportunamente collocati all’interno di un piccolo quadro, è opera di un artigiano locale ed era, prima della donazione alla nostra chiesa, nella abitazione (poi venduta) di una famiglia del Forte.
Entrambe le opere sono degne di essere ammirate non solo per la bellezza ma anche per la devozione che riescono a ispirare.
N.B. Possono essere fotografate!