Forte di una esperienza pluriennale “in cattedra” mi sono facilmente reso conto che la mia breve predica di Domenica scorsa aveva colto nel segno: l’attenzione dei presenti era impressionante… tutti a guardarmi, ad ascoltarmi, a pesare una per una le mie parole.
La terza “letterina” dell’Apocalisse di San Giovanni – quella indirizzata alla comunità di Pergamo, “dimora di Satana” (Apocalisse 2,13) – mi ha costretto a dire una parola sull’argomento e in particolare a far notare che spesso una banale superstizione può sfociare nel satanismo con conseguenze nefaste per se stessi e per i propri famigliari.
Ho cercato di parlare nel modo più soft possibile ma non potevo certamente sfuggire il tema… delicatissimo e proprio per questo sfuggito dalla predicazione corrente.
Alcuni hanno reagito con sufficienza – anche fra i sacerdoti ce ne sono che non credono né al demonio né all’inferno nonostante se ne parli diffusamente nel Vangelo – ma la maggior parte degli ascoltatori si sono sentiti colti nel vivo e sono corsi a confessarsi.
Io stesso, giovane studente di teologia, ridevo come un matto ad ascoltare le esperienze dell’esorcista diocesano, don Falaschi, sacerdote coltissimo e di grande fede, quando ci raccontava delle sue pressoché quotidiane “lotte” col demonio che portava scompiglio nelle famiglie, fomentava le liti, distruggeva vincoli di sangue… e poi le guerre, la droga ecc.
Quando poi, nominato parroco, mi trovai a vivere una situazione satanica orribile fui costretto a ricredermi: “Pierino – mi apostrofò l’esorcista predetto – adesso non ridi più? “.
Ero terrorizzato… la voglia di sorridere mi era passata di colpo. Ero pentitissimo della superficialità con la quale mi ero avvicinato all’argomento.
“E va bene – mi disse – questa esperienza ti sia di insegnamento! Dillo ai tuoi fedeli che non bisogna aver paura del demonio ma nemmeno provocarlo con i soliti sorrisetti ironici”.
Questo è il motivo per il quale non sfuggo un argomento tanti delicato. Mi sembrerebbe di tradire la vostra fiducia.