FANTASIE DI ARCOBALENO

Antonio Barberi

 

La passione per il colore, l’amicizia con artisti di fama, il desiderio di sperimentare sono alla base del percorso creativo di Antonio Barberi. Il pittore si esprime attraverso quadri, affreschi, ceramiche, decorazione di mobili, accessori orafi, lavorazione di vetri. Le sue case-museo vogliono essere un punto di riferimento per artisti e amanti della cultura, così come in passato avveniva nei circoli intellettuali della Versilia.

dI SILVIA CECCHI

Con i colori Antonio Barberi ci è cresciuto, ci ha lavorato e ne ha fatto un’arte, che ha espresso dipingendo quadri, affrescando interni, decorando mobili, producendo ceramiche, lavorando vetri. La padronanza della tecnica dell’uso del colore ha alimentato il desiderio di sperimentare varie arti dove si è manifestato il suo carattere creativo. I luoghi dove riceve gli ospiti sono praticamente case-museo, dove tutto è arte: l’arredamento, il mobilio, i quadri alle pareti, i soprammobili, le vetrate. Dunque ci si trova completamente immersi nella sua realtà, dove ogni oggetto o suppellettile è passato dalle sue mani, ricevendo forma e colore.

Tutto ha avuto inizio nel negozio di produzione e vendita di vernici in centro a Forte dei Marmi avviato da suo padre Angelo nel ’46 (oggi azienda “Cofort” gestita dai familiari a Querceta). Era conosciuto da tutti come la bottega del Barberi. Antonio e suo fratello Giuseppe hanno iniziato da ragazzi a lavorarci, quando il loro papà è morto prematuramente. I clienti erano principalmente privati, albergatori, bagnini, verniciatori in genere. “Allora non c’erano i tintometri, si faceva tutto a mano. Preparare le vernici su richiesta dei clienti era un lavoro di pazienza e precisione”, ricorda Barberi. “Occorrevano un’attenzione e una competenza precise per soddisfare le richieste dei clienti. Era un divertimento e una soddisfazione ottenere il risultato perfettamente corrispondente a quanto richiesto”.

L’esperienza maturata è stata di stimolo per Antonio per provare a dipingere qualche quadro nel tempo libero. I primi a vedere le sue creazioni sono stati gli artisti locali e quelli che venivano in villeggiatura a Forte dei Marmi nel periodo estivo. Si servivano infatti del negozio per l’acquisto di prodotti come tele e tubetti di colore.

Per Barberi la frequentazione con questi creativi, lo scambio culturale e la condivisione della passione per la pittura sono state un’occasione di arricchimento artistico importante, ma anche la circostanza per instaurare delle amicizie che sono durate a lungo nel tempo. Fra i nomi ricordiamo gli artisti locali Puliti, Gabrielli, Guidi, fra gli ospiti Treccani, Maccari, Migneco, Dova, Cassinari, Bueno, Tirinnanzi, Moore.

La località, come è noto, era un luogo prescelto da uomini di cultura che si incontravano in Versilia, dando vita a circoli intellettuali che hanno caratterizzato un’epoca. Quando, verso la fine degli anni Sessanta, sono andati scomparendo i caffè letterari Antonio Barberi ha cercato di offrire agli amici artisti un punto di riferimento alternativo. Nella sua bottega aveva creato una piccola galleria, chiamata “L’ombrello verde”: “Si erano liberate due stanze dove facevamo le vernici perché avevamo aperto un colorificio appena fuori Forte dei Marmi. Così mi dissi: perché non fare una galleria? In accordo con gli amici abbiamo dato vita a questo spazio dove si tenevano esposizioni serie e di livello, anche se si trattava di eventi realizzati in modo semplice e genuino”, ricorda con nostalgia. “C’era passione per la cultura e desiderio di condividere i propri interessi con gli altri”.

Tra gli episodi che ci racconta c’è l’amicizia lunga quarant’anni con Ernesto Treccani: “Andavo nel suo studio, osservavo come dipingeva, assistevo in silenzio alla sua libertà di interpretazione. Era un vero amico, mi chiamava sempre, ovunque si trovasse, per sapere come stavo e se avevo lavorato”.

Mentre l’attività del negozio andava avanti, nel tempo libero Barberi si dedicava sempre più alla pittura. I suoi primi quadri sono datati nel ’59. Le opere figurative erano realizzate con stile a mosaico, sul genere divisionista. Col tempo ha avvertito la necessità di sperimentare altri stili, di usare altre tecniche. La sua pittura ha iniziato a cambiare, i soggetti si sono fatti più astratti. Sono comparse le prime figure di donne, gli animali favolosi, i gufi, gli uccelli, i fiori onirici e multicolori, ancora oggi parte integrante della sua pittura. “Egli è giunto a poco a poco a una pittura carica di umori, di segreti, di allusioni”, ha scritto Antonio Bueno in occasione della presentazione di una mostra di Barberi a Lugano. “Colori e materia appaiono adesso estremamente raffinati pur nella loro esuberanza e il disegno, anch’esso fattosi estroso, è pieno di mistero, di ermetici stupori, di astratta poesia”. Per la presentazione di un catalogo pubblicato i primi anni Ottanta, che raccoglieva la produzione di Barberi dagli inizi fino a quel momento, Raffaele De Grada ha scritto: “Barberi è riuscito a conservare una sua ingenuità, quasi infantile, che attrae per i valori semplici (…). A Barberi non interessa l’oggetto in sé (…), ne esalta gli elementi della visione pittorica sacrificando alla bellezza del colore anche una parte della leggibilità dell’opera”.

“Io sono autodidatta”, tiene a specificare l’artista. “La pittura è disciplina, richiede impegno quotidiano, ma per me è prima di tutto passione e piacere. Nel corso del tempo ho sentito l’esigenza di allargare la mia esperienza dipingendo mobili, affrescando pareti, lavorando ceramiche e vetri, effettuando incisioni, creando accessori orafi. Il colore mi viene fuori spontaneamente.Il colore fa bene alla salute. L’atmosfera delle mie case dipinte crea un ambiente suggestivo in cui si vive bene”.

In un’interessante introduzione scritta da Roberto Spinetta per il catalogo “Le stanze di Doralice”, dove sono pubblicati i lavori dell’artista nel periodo compreso tra il 1960 e il 2005, sono riportate in dettaglio le mostre personali, le esposizioni collettive, le pubblicazioni italiane e straniere con al centro l’opera di Barberi. Il pittore però ci spiega di essere sempre stato molto legato a Forte dei Marmi e di essersi spostato poco rispetto a quanto l’attività di artista avrebbe richiesto: “Io non me ne interesso molto. Faccio quello che sento. I miei spostamenti consistono soprattutto nel tragitto casa-studio. Faccio una vita tranquilla, forse troppo”.

Barberi ha tre case-studio-museo: una a Forte dei Marmi, una a Strettoia e una a Pietrasanta, che ha ristrutturato e allestito secondo il suo stile. Nei locali sono presenti vecchi mobili recuperati e dipinti dall’artista; le suppellettili si contraddistinguono per le forme mosse e stondate. Il creativo ha curato la realizzazione di scale in legno dalle forme particolari, vasche in cemento decorate, piastrelle dipinte, lavandini in ceramica per bagni e cucine, affreschi.

Gli interni delle case sono stati pubblicati su importanti riviste e diversi privati in Italia e all’estero gli hanno chiesto di affrescare le proprie abitazioni. “Io lavoro da pittore, non da decoratore”, specifica. “Non sono un esecutore. Quando mi viene proposto di affrescare una stanza, io vado a ruota libera. La persona conosce il mio stile, il disegno sul momento sta alla mia creatività”.

La casa-museo di Pietrasanta è uno stabile del ‘700 che è praticamente un centro culturale. Barberi, infatti, ha sempre mantenuto il desiderio di avere un luogo che sia un punto di riferimento per persone amanti della cultura e artisti professionisti. Nell’abitazione vengono tenuti concerti e serate culturali che richiamano amici tramite il passaparola. Il luogo può accogliere una cinquantina di persone. È presente anche un pianoforte e l’artista offre lo spazio a insegnanti per saggi e altre esigenze. “A me si illumina il cuore. Io non voglio niente. Chiedo solo che siano rispettati gli ambienti. La porta delle mie case è sempre aperta per gli amici e gli artisti”.

Barberi si definisce una persona semplice, disponibile a dare consigli a chi li richiede, a prestare i propri disegni. Non si ritiene un maestro, ma un lavoratore, “se poi viene fuori qualcosa di importante e bello sono contento” dice. Frequentemente dona cataloghi e opere ai suoi visitatori, con cui parla sempre volentieri della sua arte e ai quali mostra con piacere i propri luoghi-studio. Fra le sue ultime produzioni ci sono quadri che raffigurano le nipotine Emma e Giulia, così come in passato aveva fatto per la maggiore Doralice.

L’approccio semplice dell’artista è un tratto distintivo di famiglia, cui appartiene anche il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, cugino del pittore. La madre del cardinale era sorella della madre di Antonio. Qualche mese fa Bassetti ha incontrato il parroco di Forte dei Marmi, don Piero, cui ha detto di essere un po’ anche suo parrocchiano perché al Forte aveva appunto una zia. “La famiglia delle nostre mamme era modesta”, racconta Barberi. “Gualtiero andò a studiare in Seminario e poi ha intrapreso il cammino ecclesiastico, arrivando a ricoprire importanti incarichi. È una persona brava e semplice, ci sentiamo poco perché lui è impegnatissimo e noi abbiamo timore di disturbarlo. Nonostante ciò è molto legato alla famiglia. Ha curato anche la cresima di mia figlia e l’ha sposta a Forte dei Marmi”.

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