1324. IN CAMMINO – Benedetta

Come passa velocemente il tempo…! Sono trascorsi ben ventiquattro anni dal quel triste evento e sembrava d’essere appena ieri, insieme, a piangere

Stamani ero presente anch’io, insieme ai familiari più stretti, all’esumazione della salma della piccola Benedetta: eravamo tutti molto commossi… anche gli addetti al servizio, nonostante siano abituati a questo tipo di lavoro.

La bambina era una mia piccola allieva di catechismo. Vispa, intelligente e birichina come tutti i bambini. La malattia l’aggredì vigliaccamente in tenera età senza darle scampo: i genitori decisero allora di anticiparle la prima Comunione per regalarle qualche scampolo di felicità.

Fu una Comunione dolcissima e con tanta felicità per lei, per gli altri bambini che le facevano corona e per i suoi cari genitori e parenti. E naturalmente anche per me che l’avevo preparata al primo incontro con Gesù, d’estate, al mare, con delle lezioni ritagliate su misura per lei.

Poi la malattia riprese forza…

E si giunse all’epilogo dopo mesi di ricoveri a Roma e di cure palliative per attenuarle il dolore fisico. Ma quello psicologico e spirituale le rimase fino all’ ultimo giorno di vita.

Non riusciva a capire il motivo per il quale Gesù, che aveva guarito tanti ammalati – glielo avevo spiegato io stesso  l catechismo – non facesse qualche miracolo anche per lei. In ultimo espresse il desiderio di stringere fra le piccole mani una reliquia di Padre Pio e qui mi fu d’aiuto Padre Domenico di v.m. che recuperò la sua modesta sciarpa da inverno e me ne fece dono per accontentare la bambina.

Cara Benedetta non ti dimenticare di noi che ti abbiamo voluto tanto bene!

1323. IN CAMMINO – Festa dell’Addolorata

È stata una bellissima Domenica. Molte presenze a tutte le Messe, bimbi di Comunione preparati, coro in grande spolvero, fedeli attenti e devoti…

A tutte le Messe ho parlato dell’Addolorata: ho invitato i presenti a salire all’altare grande e mi sono messo a spiegare iniziando dal quadro di Ranieri Leonetti dipinto nel 1852 e presente da allora nella nostra chiesa prima ancora che questa venisse fondata come parrocchia (1911).

Poi sono passato a spiegare i motivi della devozione facilmente intuibili dalle due opere votive presenti sull’altare: un veliero e un piccolo blocco di marmo con un bullone della “mancina”.

I nostri predecessori erano costretti a solcare i mari su dei gusci di noce, piccoli navilenni a due misere vele, che spesso andavano a fondo, oppure sulla montagna in costante pericolo di vita soprattutto quando questi venivano scesi a valle sulla “lizza”…

Poi le bandiere della Associazione Lavoratori del Mare, quella delle Medaglie d’oro, quella dei Combattenti caduti per la Patria e dei Reduci.

In ultimo ho spiegato il motivo della presenza all’altare del busto in marmo della signora Natalia Nardini Aliboni magistralmente scolpito dal m° Renato Frediani nel 1938 a ricordo di questa donna, madre di quattro figli, devotissima dell’Addolorata, prematuramente scomparsa per una grave malattia!

Quante lacrime sono state versate davanti a questa sacra immagine! E quante continuano a essere versate.

Vediamo di non dimenticare queste nostre radici: faccio appello alle associazioni storiche del paese quali la Fondazione di Vittorio Veneto, la Mutuo soccorso, la Croce verde, la Misericordia, la Fondazione Bertelli, i Balneari (almeno quelli storici), gli albergatori e i negozianti (idem), agli istituti scolastici … e soprattutto all’Amministrazione che abbiano a cuore questa tradizione.