1105. IN CAMMINO – Giornata missionaria (2)

Padre Damiano ha celebrato la Messa delle 11.30 per poi fermarsi a pranzo con noi sacerdoti e riposarsi un pochino prima di tornare a casa dalla mamma. Era visibilmente soddisfatto per aver trovato una comunità accogliente e interessata al tema della missione.

Intanto noi, nel pomeriggio, ci siamo fermati in chiesa per celebrare il rosario della missione, davanti alla Madonna del Rosario, con l’aiuto di don Yudas.

Per ogni continente c’è stato un pensiero e una preghiera a favore dei missionari del passato e del presente.

Abbiamo iniziato con l’EUROPA ricordando il primo missionario, San Paolo, e poi a seguire tanti altri che hanno fatto conoscere Gesù come San Bonifacio, apostolo della Germania e i santi Cirillo e Metodio missionari in Russia. Poi, nel secondo mistero, l’ASIA con Francesco Saverio e Matteo Ricci; nel terzo l’AFRICA con Madre Bakita, l’OCEANIA con padre Sellerio e infine l’AMERICA con padre Damiano da Bozzano.

Il tutto è durato un’ora e mezzo ed è stato piacevole a giudicare dall’attenzione dei presenti.

1104. IN CAMMINO – Giornata missionaria (1)

Al mattino è venuto a trovarci e a celebrare Padre Damiano un giovane sacerdote al quale sono molto legato dai tempi nei quali è sbocciata la sua vocazione al sacerdozio.

Svolge il suo servizio pastorale in Libano in un ambiente difficilissimo soprattutto in questo momento di forte tensione fra libanesi, profughi arabi, militanti di Hamas e israeliani.

A suo dire il problema potrebbe essere facilmente risolto con il Vangelo e precisamente con il “perdono” di cui parla Gesù. Purtroppo invece anche soltanto la parola “perdono” dà fastidio e quindi si preferisce fare ricorso alla violenza e alla vendetta da una parte e dall’altra.

Il compito del sacerdote in quel complicato contesto è quello di favorire l’incontro e il dialogo a costo di crearsi nemici da una parte e dall’altra.

Lui ci riesce offrendo a tutti, insieme con gli aiuti umanitari (di cui vi scriverò subito dopo), una bella testimonianza di amore.

Quanto agli aiuti umanitari la sua parrocchia offre un (modesto) pasto giornaliero a qualche centinaio di persone, un’aula per studiare ai ragazzi impossibilitati a frequentare peché la scuola non c’è più e una stanza adibita a dispensario di medicine.

Tutti vi possono accedere – cristiani e musulmani, libanesi e profughi –  tutti possono collaborare: non ci sono animosità o differenze perché essendo tutti “poveri” si sentono fratelli al di là delle differenze di etnia, nazionalità e religione.

Davvero bravo il nostro Damiano! Vediamo di non abbandonarlo al suo destino ma di continuare a proteggerlo con la nostra preghiera e col nostro aiuto.