Commento al Vangelo di domenica 8 settembre 2024.
Categoria: NOTE QUOTIDIANE
1068. IN CAMMINO – Macchinine, urlerie e non solo
Fra le “mode” di questa estate ormai prossima alla fine ne segnalo tre davvero poco simpatiche: le macchinine, le urlerie e i bivacchi sugli scalini della chiesa. In tutti e tre i casi grandi protagonisti sono i giovanissimi!
Comunciando da quello più delicato (perché si rischia la vita) lamento la scarsa maturità di alcuni giovanissimi che scorrazzano per le strade del paese a bordo di rombanti (non per il motore ma per la musica a tutto volume) macchinine. Ho scritto alcuni… Dovrei scrivere una esigua minoranza perché per lo più quelli che guidano sono ragazzi e ragazze maturi. L’esigua minoranza però si fa notare in negativo: sprezzo per le regole della guida e della circolazione, offese gratuite ai pedoni e ai ciclisti, atteggiamenti volgari e prepotenti (con i deboli) ecc. Mi sento in dovere di richiamare i genitori a una maggiore attenzione prima di regalare ai figli una macchinina…!
Qunto alle urlerie noto con piacere che, in generale, sono diminuite. Però è invalsa la moda di spaventare i ciclisti con urla disumane... È capitato anche a me in Via Raffaelli. Il ragazzo in questione ci deve essere rimasto male perché non solo non mi sono spaventato ma l’ho guardato come fosse uno psicopatico: aveva gli occhi stralunati, anzi spiritati, da drogato insomma con le fattezze del viso stravolte… mi ha fatto tenerezza. Spero bene per il suo futuro ma ne dubito.
Infine i bivacchi sugli scalini della chiesa. In questo caso non si tratta di ragazzi ma anche di adulti. Sono stati alcuni adulti in fatti a lordare gli scalini con residui di pizza o simile. Le macchie di gelato se ne vanno facilmente mentre quelle di unto no! Può darsi che non se ne siano nemmeno accorti ma intanto il danno ce lo hanno fatto.
1067. IN CAMMINO – un forellino…
Immagino che, in prima lettura, abbiate pensato a un errore. E invece no. Ho scritto proprio FORELLINO e non fiorellino, e ora vi spiego perché.
Dunque, come ormai ben sapete, la soprintendenza ha dato il permesso per la realizzazione di una rampa d’accesso alla chiesa anche su lato sinistro.
Ovviamente, prima di concederlo, ha richiesto una mole incredibile di documenti e di perizie allo scopo di non danneggiare né la chiesa e nemmeno le abitazioni circostanti.
Fra queste perizie una ha riguardato il muro della sacrestia lato monte per verificarne la consistenza. Quindi i tecnici, sotto l’attenta supervisione dell’architetto, hanno tolto uno strato di intonaco dalla parete e forato la stessa per verificarne lo spessore.
Ne è venuto un forellino di uno/due centimetri appena che però consente, ponendo l’occhio, di vedere il giardino (incolto) a lato.
Anch’io, curioso, mi sono subito messo a guardare: si vede poco ma è sufficiente per scorgere il giardino e l’alberello che ne sta al centro.
Mi è venuto subito alla memoria – ma pensa un po’ – una lezione di sacramentaria di molti, molti anni indietro. Il professore ci spiegava che anticamente i peccatori incalliti, anche se pentiti, non potevano accedere alla chiesa per la Messa se non dopo un lungo tempo di penitenza. Se ne stavano fuori (sotto il portico se pioveva) e ascoltavano le preghiere e i canti di coloro che erano dentro la chiesa. Alcuni però non sopportavano questa privazione e cadevano in depressione. Così, almeno in un certo periodo storico, venne loro concesso di spiare da un forellino l’ostia consacrata che veniva elevata in alto dal sacerdote dopo la consacrazione. Poi tale usanza cessò perché alcune chiese erano state ridotte a un… groviera!