2066. IN CAMMINO – Cresima

È stato un bel momento, per tutti!

Per i giovani (e gli adulti) che hanno ricevuto il Sacramento, per i loro padrini & madrine, per i genitori/parenti presenti in gran numero, per i catechisti, per me e soprattutto … per l’Arcivescovo.

Tornare nel luogo che l’ha visto, giovane studente universitario, a discutere con il poeta e premio Nobel Eugenio Montale, lo ha toccato profondamente. Immagino che gli saranno tornati alla memoria quei momenti nei quali assaporava la poesia in un ambiente incantato come quello di Forte dei Marmi con il mare del Bagno Marechiaro, le tele di Tirinnanzi, la cultura dei tanti maestri di vita del Quarto Platano.

Allora non pensava minimamente alla vita religiosa, aveva mille proposte di impiego dalla cattedra universitaria, all’editoria, al giornalismo d’elite … poi avvertì il desiderio di consacrarsi al Signore e lo fece lasciando tutti e tutto, ricominciando da capo con gli studi di teologia, vestito col saio carmelitano, i sandali ai piedi nudi…

Davvero un bell’esempio per tutti noi a cominciare dai paesani che, infatti, lo hanno accolto con amore chiedendogli, mio tramite, di tornare e farsi uno fra noi come a quei tempi.

Nel ringraziare tutti coloro che hanno collaborato – Madri, Catechisti, Coristi, Ministri, Lorenzo&Flavia, ecc. – spendo una parola in più per gli adulti e i giovani che gli hanno fatto corona all’altare.

La loro presenza – mi riferisco agli uomini e alle donne presenti all’altare in veste bianca – è stata di grande insegnamento per i giovani cresimati e per tutti i presenti.
È stata una predica “senza voce” molto apprezzata: in effetti non c’è da vergognarsi a servire all’altare piuttosto da esserne orgogliosi. Tutti color che sono intervenuti, dai più giovani agli anziani hanno risposto alla mia “VOCAZIONE” e ne sono stai felici, anzi orgogliosi. È chiaro che non possiamo averli tutti e sempre all’altare perché chi viene a un orario e chi a un altro però su di loro ci possiamo sempre contare.

Quanto ai ragazzi, anche loro presenti, sono stati bravissimi soprattutto il crocifero che ha dato il passo a tutta la processione e non solo. Quando gli ho detto che gli spettava il posto fra i grandi ha declinato l’invito restando con i più giovani. Bravo davvero!

In ultimo raccomando ai maestri e alle maestre di mettersi d’accordo con i GIOVANI/ADULTI per qualche incontro speciale in orario 20,00 – 21.00 dalle Suore.

2065. IN CAMMINO – Il Dottor Medori …

… si è ricongiunto con la sua cara Bianca Maria.

Il funerale si terrà domani, Sabato, nella nostra Chiesa, alle 10.00. Vi invito a spargere voce e a partecipare nei limiti delle vostre possibilità. Lo merita!

Fin dal duemila ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio Pastorale Parrocchiale nella forma da me indicata: uno/due incontri annuali in plenaria con i catechisti, i coristi e i vincenziani e appuntamenti quasi quotidiani con la Consulta cioè con me e con i responsabili dei vari gruppi. Ha servito la Parrocchia anche negli incontri di Unità pastorale (e, sporadicamente in quelli di Vicariato) senza lagnarsi della fatica… anzi con giovanile entusiasmo.

Questa era una caratteristica peculiare del suo carattere: serviva la comunità con generosità (e competenza). Dico la comunità perché oltre che la chiesa amava anche il paese in questo ricambiato da molti amici e amiche.

Lo avevo conosciuto nei miei primi anni di permanenza al Forte. Ispettore del Monte dei Paschi di Siena girava allora in lungo e in largo l’Italia per motivo di vigilanza: in questa professione era severissimo e non faceva sconti di sorta!

Poi la pensione con la decisione di tornare alla sua amata Versilia, nella casa che lo aveva visto giovane, in mezzo ai fiori e alle piante del suo magnifico giardino. E, insieme il desiderio di crescere ancora nelle sue conoscenze: prima le lingue, poi la musica, infine la teologia.

Sono stato testimone dei suoi momenti di gioia e di dolore. L’ho visto sorridere con i vari Arcivescovi che si sono succeduti, con i miei familiari e collaboratori e piangere ma in questo caso soltanto con me, faccia a faccia.

Nelle visite al suo domicilio, all’ospedale e in ultimo alla RSA di Seravezza, nonostante la malattia, era sempre sorridente e premuroso. Io, del resto lo informavo di tutti e su tutto avendogli mantenuto la carica. La Rivista poi lo rendeva orgoglioso perché sapeva che ormai era conosciuta in tutta Italia.

Ieri sono stato rendergli visita alla Croce Bianca di Querceta. Mi sono commosso a vederlo steso nella cassa mortuaria e ancora di  più quando l’autista dell’ambulanza che lo riportava a casa dopo la seduta di dialisi mi ha detto che il suo ultimo saluto era stato proprio per me.

Mi sento in dovere allora di “girare” a tutti i collaboratori e collaboratrici della parrocchia questo saluto perché se è vero che io ho fatto molto per lui, è vero  che loro hanno fatto moltissimo.

Concludo porgendo le condoglianze la figlio, ai fratelli e al Delegato al Sociale del Comune di Seravezza che non l’ha abbandonato per un istante.