564. IN CAMMINO – A ogni giorno…

A ogni giorno basta la sua pena… è un detto popolare che si rifà al Vangelo. È un detto giustissimo e ci riguarda da vicino un po’ tutti, me compreso.

Ma perché questo accenno…?

La “stagione” (come siamo soliti dire al Forte) non é ancora conclusa ma io, almeno con la testa, sono già al mese di Settembre che è strapieno di appuntamenti. Di tutti i tipi: matrimoni, battesimi, riunioni, appuntamenti vari ecc.

In più la programmazione “ad intra” cioè la programmazione dell’attività parrocchiale e “ad extra” ossia quella riguardante il Vicariato dell’intera Versilia che comporta pure la visita amministrativa a ogni singola parrocchia.

L’Arcivescovo, in via confidenziale, ci ha detto (testuali parole): “Adesso che sono finite le vacanze guardate di mettervi a lavorare di buona lena…”.

Immaginate la mia reazione. Mi sono sentito crollare il mondo addosso anche perché la prima “riunione” diocesana si terrà nei giorni 5 e 6 Settembre, dalla mattina alla sera… e io non riesco, almeno al momento, a conciliare il dovere di partecipare all’inc0ntro con il dovere di servire la parrocchia ancota molto affollata di ospiti…

Però mi è tornata alla memoria questa frase del Vangelo e mi sono rincuorato: farò quello che potrò fare a cominciare dall’indispensabile.

Fatelo anche voi. A domani, dP

 

563. IN CAMMINO – Perché queste novità?

Come avete senz’altro già capito mi riferisco a quanto ho scritto ieri a proposito dei ministeri istituiti che riguardano i Lettori della Parola di Dio, i serventi all’altare e i (le) catechisti (e).

Nel comunicato della Conferenza Episcopale Italiana c’è scritto che questa riforma è fatta per rinnovare la “forma Ecclesiae” in chiave più comunionale e non per sopperire alla carenza ormai endemica dei sacerdoti.

Senz’altro sarà così ma la sapienza popolare (che non va mai sminuita) ha capito e l’ha capito da tempo che il problema vero sta proprio nella crisi delle vocazioni ai ministeri ordinati.

Mancano sia i preti che i diaconi (Vescovi no, almeno al momento) e quelli in attività pastorale sono spesso stressati dal superlavoro al quale sono costretti.

C’è bisogno quindi che anche i laici, uomini e donne, raccolgano il testimone e portino avanti il compito gravoso ma anche esaltante dell’annuncio di Cristo.

La storia ci insegna che la Fede è rimasta anche quando la trasmissione della Buona Notizia è stata affidata ai laici, uomini e donne, che hanno “lavorato” né più né meno come i consacrati ottenendo ottimi risultati.

“Lavorato” vuol dire che hanno dapprima dissodato il terreno sassoso dell’ateismo, poi seminato la Parola di Dio e infine curato lo sviluppo dei germogli.

E sono stati pronti, dimostrando grande senso della Chiesa, a rientrare nell’anonimato nel momento in cui il loro seme hanno potuto riavere i loro pastori.

Questi risultati non li avrebbero potuti raggiungere senza l’aiuto di Dio e questo fa capire quanto importante sia la piena “sintonia” col Signore.