562. IN CAMMINO – “ministeri”

Poche parole, anzi poche righe per spiegare di cosa si tratta. Poi, in  un momento successivo, sia sul blog che sul bollettino parrocchiale spiegherò per esteso il significato e le prospettive dei ministeri “istituiti”.

Tutti sanno quali sono e quali responsabilità hanni i ministri “ordinati”.

Il VESCOVO presiede la Diocesi e serve il popolo di Dio con il suo ministero fatto di annuncio della Parola di Dio e autorevolezza nella guida pastorale.

Il SACERDOTE rappresenta il Vescovo nella piccola parte di popolo di Dio a lui affidato: in particolare cura la preparazione dei piccoli ai Sacramenti, la celebrazione dell’Eucarestia e l’approfondimenti del Vangelo.

Il DIACONO serve il Popolo di Dio principalmente con la carità ma anche con l’annuncio del Vangelo.

Ora, in aggiunta a questi ministeri come già detto “ORDINATI”, vi sono quelli “ISTITUITI” che riguardano il LETTORE, l’ACCOLITO e il CATECHISTA. Quale servizio offrono lettori, accoliti e catechisti?

Il Lettore proclama la Parola di Dio.

L’Accolito cura il culto Eucaristico.

” Il ” oppure ” la ” Catechista segue la formazione alla Fede e alla pratica cristiana.

Tutti e tre i ministeri “istituiti” sono aperti anche alle donne.

In più il o la catechista – lascio la parola al Papa – “può anche essere, sotto la moderazione del Parroco, un referente di piccole comunità … e può guidare … le celebrazioni domenicali in assenza di sacerdote e in attesa dell’Eucarestia”.

Le novità balzano subito evidenti agli occhi anche di un lettore distratto. Ma perché tutti questi cambiamenti? Ne scriverò domani, a Dio piacendo.

561. IN CAMMINO – a proposito della gatta

Con tutti i problemi di questi giorni infuocati – ve li risparmio ma vi assicuro che sono davvero stressato – ho bisogno anch’io di rilassarmi un attimo.

Scrivere mi aiuta. Il più delle volte – come oggi, ad esempio – sono delle banalità ma anche le banalità possono essere d’aiuto. Se non altro riescono a strappare un sorriso sia a me che a voi, cari lettori.

Questa mattina avrei voluto scrivere qualcosa suo così detti “ministeri istituiti” ma poi ci ho ripensato: ero troppo stanco e depresso!

Ero corso subito dopo la Messa a visitare a un ammalato;

avevo litigato (per l’ennesima volta) con gli zingari che invece di venire alla porta della canonica per chiedere un aiuto suonano alla porta della sacrestia e infastidiscono i fedeli che pregano;

ero ripartito di gran carriera per la visita amministrativa a Ripa, Strettoia e Vallecchia (si trattava di timbrare i registri parrocchiali);

rientrato in canonica avevo trovato i miei animaletti, nell’ordine:

1) il piccione con le zampette rovesciate (morto) nella gabbia,

2) la Carlotta (figlia di Bubi) dolente e languente perché il veterinario le aveva tolto ben due denti;

3) la Lola, terrorizzata dal doloroso evento subìto dalla Carlotta, nascosta sotto il divano…

L’unica creatura che se ne stava tranquilla era la “micia” Gioia, alias “miao”, che pasteggiava avidamente con delle crocchette e sembrava mi dicesse: “Fanno un sacco di storie quelle due…” “Fammi mangiare che è meglio”.

Eccola, quella birbante.

 

560. IN CAMMINO – Madre Anna Maria

Domani mattina, di buon’ora, madre Anna Maria lascerà il Forte per salire a Milano dove prenderà servizio in qualità di superiora in una Comunità Canossiana.

In settimana aveva salutato i suoi piccoli allievi e ieri sera si è congedata dai presenti alla Messa delle 19.00. Nell’una e nell’altra occasione c’è stato qualche momento di commozione perché in questi tre anni di permanenza al Forte si è fatta notare (e amare) per la disponibilità e accoglienza.

Lo stesso è stato anche per me: sempre disponibile e dolcissima ha saputo portare gioia nella nostra comunità ritagliandosi un porticino nel cuore dei parrocchiani e dei genitori del bambini.

Avevo conosciuto anni indietro Madre Anna Maria sempre qui al Forte nell’occasione di un periodo di vacanza e cura che le era stato concesso dai suoi Superiori.

Aveva avuto, proprio come stavolta, l’incarico di scendere giù al sud sempre come responsabile di una comunità ed era timorosa di non riuscire a “entrare” nel cuore delle sue consorelle e della nuova comunità che andava a servire.

Sola soletta era inginocchiata in una panca e pregava… aggiungendo alle preci sospiri e lacrime. Mi feci avanti per consolarla e mi scappò detto che  un giorno l’avrei  incontrata di nuovo al Forte.

Così quando effettivamente venne a Forte dei Marmi fu più facile del previsto entrare in sintonia visto che ormai ci conoscevamo.

Allora, cara Madre Anna Maria, ti auguro di mantenere sempre il luminoso sorriso che ti ha permesso di farti amare dalle tue consorelle e dalla nostra comunità.

Ci rivedremo senz’altro. Dove e come non lo so ma ci rivedremo prima o poi.