439. IN CAMMINO – guerra

Sono rimasto malissimo prima di tutto della guerra e poi, anche se in misura minore, di alcuni commenti legati al tema.

Sulla guerra c’è poco da dire: è sempre qualcosa di nefasto e crudele, e quindi da condannare, che si abbatte sugli “ultimi” della società, quelli che non hanno la possibilità di proteggersi, di fuggire ecc.

Quanti pianti in questi giorni anche al Forte soprattutto da parte di donne ucraine, in Italia per lavoro, che hanno i familiari coscritti o in fuga da qualche parte del paese!

E, aggiungo subito, quanta solidarietà dai fortemarmini impegnati ad aiutare chi cerca scampo da quella terribile situazione.

Ovviamente non posso sapere a chi appartengano le numerose candele accese davanti alle icone della Vergine, di San Nicola e dei Santi Monaci presenti all’altare degli ortodossi ma ritengo che appartengano sia agli ucraini che ai russi visto che entrambi sono soliti fermarsi nella “loro” cappella a pregare. Ho posto davanti all’altare anche le loro tipiche candeline per farli sentire più a casa.

Quanto ai commenti devo fare attenzione per evitare di cadere proprio nell’errore che contesto ai soliti opinionisti dei vari canali televisivi: mi sembra impossibile che le stesse persone possano disquisire da maestri sugli argomenti più disparati… dai vaccini allo sport, dalla guerra alla politica ecc. Ognuno ha le sue competenze e discettare su questo o quell’argomento da maestri senza esserlo ritengo sia fuorviante per l’opinione di chi ascolta.

Io, ad esempio, non essendo un politico o un analista, mi astengo da giudizi perentori su certi argomenti correlati alla guerra scatenata dai russi però, visto che certi commentatori si sono soffermati, facendo molta ironia, proprio sul nostro paese di Forte dei Marmi, mi permetto di dissentire per certi giudizi sommari che fanno di ogni erba un fascio, come si suol dire.

Ma c’è ancora un aspetto che mi addolora stavolta come sacerdote. Ed è la divisione fra il clero cristiano ortodosso della Russia e quello dell’Ucraina. Da alcuni mesi si sono scomunicati fra loro mentre invece la loro coesione potrebbe riuscire a favorire il superamento  della crisi.

Quale che sia la vostra posizione sull’argomento non vi dimenticate di pregare. Mi raccomando. Che la Madonna di Kazan, loro comune Patrona, li aiuti a ritrovare il dialogo e la pace.

 

438. IN CAMMINO – dalla padella…

… nella brace! Già, proprio così. Sembrava di aver guadato il fiume della paura con l’epidemia (quasi) sotto controllo e invece ci si sta mettendo in mezzo la guerra.

E che guerra! Entrambi i paesi contendenti sono dotati di armi di stermino di massa e pure di generali fanatici della guerra pronti a “dare una lezione” ai “nemici” senza valutare le possibili conseguenze.

Le conseguenze purtroppo sono già in atto. Non mi riferisco a quelle di tipo economico finanziario che, peraltro, sono già pesanti vista l’impennata dei costi del gas e della luce con, al seguito, tutti i generi di consumo incluso il … pane. Mi riferisco invece allo stress determinato dalla paura che comincia a serpeggiare soprattutto tra gli anzianissimi che hanno conosciuto certi disagi e certi smarrimenti.

I giornali sembrano felici di dare brutte notizie. Ci ridono sopra. Ridono pure nel descrivere l’entità delle forze militari italiane a confronto con quella delle grandi potenze. È vero che la potenza italiana non sta nella forza militare bensì nella forze delle idee, della diplomazia nella quale non siamo secondi a nessuno ma ci vorrebbe un po’ di rispetto anche per le forze armate senza per questo essere guerrafondai.

Ma la “potenza” per eccellenza – e questa è una potenza internazionale – sta nella forze della preghiera accompagnata da gesti di sacrificio e generosità. Ha fatto bene quindi Papa Francesco, seppure snobbato perfino da praticanti cristiani, a indire una giornata di preghiera e digiuno per il prossimo Mercoledì, mercoledì delle ceneri, inizio della Quaresima.

Restiamo fedeli al Papa. Anche chi non condivide certe sue impostazioni pastorali non dimentichi il Suo ruolo e gli riservi ogni giorno preghiera e illuminazione dallo Spirito santo. È destino di chi è consacrato di soffrire e di offrire; non a caso subito dopo l’ordinazione sacerdotale ci viene detto: “preparatevi a soffrire…” e certo questo vale anche per il Papa, da sempre.

Chiudo la nota con una “goccia” di speranza. C’erano già molte candele in chiesa a mezzogiorno. Segno che qualcuno ha già cominciato a pregare. Siamo sulla strada giusta. Coraggio.