IL DONO DEI TALENTI

Marsili, Fotografia di Paola Petroni
Fotografia di Paola Petroni

Massimo Marsili ha una lunga carriera nella pubblica amministrazione. Nel corso del tempo si è particolarmente distinto per l’attività di promozione culturale di Palazzo Ducale e per il rilancio della Fondazione Puccini. Oggi è dirigente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. La sua affermazione professionale ha alle spalle una storia non facile, fatta di sacrifici e impegno.

di SILVIA CECCHI

Il “dono” è il concetto attorno al quale ruotano la formazione culturale, la carriera professionale nella pubblica amministrazione e la cura in ambito familiare di Massimo Marsili. Il suo percorso di studi in filosofia si è caratterizzato per una tesi di laurea proprio su questo argomento e il modo in cui, in seguito, ha sviluppato le proprie competenze, facendo decisivi progressi nel lavoro, dimostra di essere ispirato a questa stessa idea.

Dietro il concetto di dono ci sono degli obblighi (l’obbligo di dare, di ricevere, di restituire) volti a garantire la priorità dei valori sociali sull’economia”, commenta Marsili. “Quest’ultima non deve mai incrinare i legami sociali che tengono insieme gli uomini. Quando l’individuo persegue il proprio utile senza preoccuparsi di altro, distrugge i valori che sono alla base dell’esistenza della comunità e la società di questo soffre”.

Il dono inteso come modo in cui gli uomini si scambiavano merci e prodotti all’interno della comunità, basandosi sul principio di reciprocità, e come strumento per creare o consolidare relazioni sociali è frutto della teoria sviluppata dall’antropologo e sociologo francese Marcel Mauss. Due professori del corso di studi di Marsili gli proposero questo tema per la sua laurea, perché in linea con i suoi interessi per l’antropologia culturale e per le indagini filosofiche relative alla possibilità di un mondo migliore.

Per Marsili la filosofia non è una disciplina umanistica, ma una scienza: “La filosofia discute di tutti i settori e personalità anche apparentemente lontane da questo genere di riflessione possono offrire un contributo essenziale per la modernizzazione e il progresso del pensiero. In fondo, tra i filosofi, oltre ai nomi tradizionalmente considerati tali, ci sono fisici, teologi, neuropsichiatri, economisti, per citare alcuni esempi”.

Sulla base di questo ragionamento si può riconoscere nelle scelte e nell’impegno di Marsili non solo una predisposizione innata, ma anche la volontà di seguire un determinato stile nei vari ambiti della vita. “Non so dire se sono riuscito in questo mio intento, se le cose hanno funzionato o no, ma posso dire che ho sempre cercato di incrementare il valore sociale di ciò che di volta in volta mi veniva affidato. Per quanto riguarda l’amministrazione pubblica questo significa gestire al meglio e con passione le risorse, restituire ai cittadini ciò che questi le hanno conferito, promuovere servizi e offerta culturale”.

Marsili con Maria Staude Terzani
Marsili con Maria Staude Terzani

Massimo Marsili attualmente è dirigente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (area studio, ricerca e sviluppo) e porta contemporaneamente avanti a titolo gratuito incarichi quali quello di direttore della “Fondazione Giacomo Puccini”, direttore di “Lucca Promos” (società della Camera di Commercio volta a promuove i principali settori produttivi: nautica, lapideo, turismo, cartario), consigliere di amministrazione di “IMT” (scuola pubblica postuniversitaria di dottorato e di ricerca, il cui oggetto principale di studio è l’analisi dei sistemi economici, sociali, tecnologici e culturali), coordinatore delle attività del MuSA di Pietrasanta.

La carriera nell’amministrazione pubblica per Marsili (classe 1963) è iniziata a Forte dei Marmi, quando l’allora sindaco Vittorio Cardini lo chiamò a ricoprire l’incarico di assessore alla cultura. “Nonostante sia sempre stato molto interessato allo studio, in quell’occasione scoprii una passione per il settore pubblico, tanto da valutare che potesse essere una strada alla quale dedicarmi”.

Di lì a poco passò con un contratto alla Provincia di Lucca, dove è rimasto per quindici anni dopo aver superato un concorso per dirigente. Per l’ente provinciale si è occupato di diversi settori quali formazione, sviluppo economico, presidenza, comunicazione e sempre di cultura.

Nel 2012 è diventato dirigente dell’area promozione, sviluppo e amministrazione della Camera di Commercio di Lucca fino all’autunno scorso quando è stato chiamato a ricoprire l’incarico alla Fondazione Cassa di Risparmio. In tutto questo tempo ha portato avanti altri impegni collaterali, fra cui quello di consigliere per dieci anni della “Fondazione Toscana Spettacolo” e di consigliere prima e vicepresidente poi della “Fondazione Lucchese per l’Alta Formazione e la Ricerca”.

Parallelamente ha sempre coltivato la sua passione per lo studio, scrivendo vari libri e introduzioni letterarie, intervenendo come relatore a convegni e seminari, realizzando interviste e presentazioni dedicate a diversi argomenti.

Tra le attività svolte, si è particolarmente distinto per il rilancio della Fondazione Puccini, della quale gli è stata affidata dal 2014 la direzione. “Grazie a validi collaboratori, senza i quali non è possibile ottenere risultati, siamo riusciti a incrementare il numero dei visitatori, che sono passati dalle 22.800 unità del 2014 alle oltre 35.000 del 2017”, racconta.

Il compito assegnatogli puntava a promuovere la visibilità internazionale della Fondazione e ad aumentare le presenze e gli incassi. L’obiettivo è stato raggiunto con risultati molto soddisfacenti e il museo in attivo.

Marsili con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la visita al Museo Casa Natale Giaocmo Puccini
Marsili con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la visita al Museo Casa Natale Giaocmo Puccini

Spesso gli è stato chiesto di intervenire in situazioni complicate, come quando il presidente della Provincia, Andrea Tagliasacchi, lo incaricò di dare una direzione culturale strategica a Palazzo Ducale. L’edificio era in restauro e andava animato: “Lo rendemmo vivo, promuovendo convegni, grandi mostre, seminari e tra noi c’era anche un altro fortemarmino, l’architetto Vittorio Maschietto. Nel 2008 Marsili è stato coordinatore amministrativo delle Celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Puccini e il ruolo lo ha traghettato verso l’omonima fondazione.

All’ente Cassa di Risparmio lavora in stretta relazione col Presidente per l’attuazione degli indirizzi del Consiglio di Amministrazione. Le risorse derivano dagli investimenti che la Fondazione è tenuta a fare nei settori della finanza. Gli utili vanno in parte a riserva e in parte vengono destinati a scopi di utilità sociale, culturale e promozione dello sviluppo economico prevalentemente del territorio, ma in alcuni casi contribuiscono anche alle politiche nazionali secondo specifiche disposizioni di legge.

I risultati ottenuti nel tempo hanno comportato per Marsili un crescendo di responsabilità, che porta avanti con serietà e impegno. “Un atto amministrativo – dice – deve essere studiato e riflettuto. Occorrono conoscenze adeguate e capacità di risolvere problemi operativi. Per questo sono rimasto dispiaciuto quando si è parlato diffusamente male della pubblica amministrazione, come se tutti fossero dei fannulloni. Io conosco molti colleghi estremamente validi che portano avanti con dedizione e attenzione il loro lavoro nelle istituzioni pubbliche. Il vero problema è da attribuirsi a una legislazione pubblica spesso confusa e sovrabbondante, contraddittoria ed elusiva”.

Marsili con il Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini al Puccini Museum
Marsili con il Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini al Puccini Museum

La stabilità e il successo professionale raggiunti da Marsili non sono mai stati scontati e hanno alle spalle una strada tutta in salita. In particolare gravi problemi di salute nella famiglia di origine e le inevitabili conseguenze hanno condizionato fortemente il suo percorso. Massimo ha dovuto trovare il modo di mantenersi per portare avanti il proprio interesse principale che era quello di studiare: “Lavoravo come istruttore di tennis sia nella stagione estiva che in quella invernale per collaborare all’andamento della famiglia e per frequentare l’università. Mia madre e mia sorella sono state poi altrettanto importanti”.

Mi sentivo un po’ in colpa per il fatto di studiare mentre avevamo serie difficoltà economiche determinate appunto da problemi di salute in famiglia”, racconta. “Sono stato combattuto circa la necessità di dedicarmi unicamente al lavoro e rinunciare al mio cammino di studi, però gli interessi e i risultati mi confermavano la bontà della strada che avevo intrapreso”.

È in questo contesto che si inseriscono, in momenti diversi, tre figure che sono state fondamentali per incoraggiare Massimo nelle sue scelte. Si tratta di don Janni Sabucco, priore di Forte dei Marmi, il cappuccino padre Domenico Remaggi e l’attuale parroco di S.Ermete, don Piero Malvaldi. “Questi tre padri mi hanno sostenuto nelle mie scelte professionali”, spiega Marsili. “Per quanto riguardava i miei contrasti interiori sul fatto di portare avanti o meno gli studi mi hanno dato la forza di non rinunciare. In particolare a quel tempo don Janni mi fece notare insistentemente che tutti siamo chiamati a mettere a frutto i nostri talenti. Non importa che ce ne siano stati donati pochi o tanti, il nostro compito è quello di non nasconderci dietro alle difficoltà, ma di impiegarli al meglio”.

Oggi posso dire che è vero e che dobbiamo sempre andare avanti, commenta. “A momenti la vita è incerta come una strada oscurata dalla nebbia. Dobbiamo, però, con prudenza procedere e man mano che si avanza, si intravede un pezzetto di strada, che prima non riuscivamo neanche a scorgere”.

Il dirigente a questo punto cita una massima, letta diversi anni fa, che ha indirizzato il senso della sua vita fino ad oggi: “Tanto occasionale e fugace è il nostro passaggio nel mondo, che mi rasserena soltanto il sapere che forse sono riuscito su questa terra ad essere quanto di più somigliante a me stesso mi è stato concesso di essere”.

I religiosi sono stati di aiuto a Massimo anche nel suo percorso di fede. Ci spiega, infatti, di essere credente, ma a suo modo. Ha respirato quest’aria in famiglia, ma non ha mai dato per scontata tale convinzione: “Ho letto molto di storia della religione cristiana e di antropologia religiosa, perché volevo approfondire il tema in maniera appropriata. Non si arriva mai a una certezza definitiva, ma il fatto che il desiderio di ricerca non si esaurisca e continui ad alimentarsi significa che qualcosa c’è. In particolare mi ricordo di una giornata veramente dolorosa in cui, tornando a casa da un ospedale, sono stato comunque colto dalla bellezza del paesaggio. Ecco io penso che, se nonostante le difficoltà si possiede e si preserva ancora la capacità di vedere il bello, forse davvero qualcosa c’è”.

Il fatto di provare questo senso di fede in modo così personale, senza aderire alla pratica religiosa e ai dogmi in modo incondizionato, in passato lo ha fatto sentire poco coerente. Don Janni, padre Domenico e don Piero lo hanno compreso e accolto ugualmente: “La grandezza dei tre padri – dice Marsili – è stata quella di farmi capire che, anche se non si è coerenti del tutto con i dettami, una ricerca sincera e profonda è pur sempre un atto di fede. Mi hanno confermato che l’attitudine a farmi tante domande e a mettere in discussione certi argomenti non è sbagliata e mi hanno fatto sentire a pieno un membro della comunità”.

Per Marsili è stato altrettanto sorprendente vedere come persone così diverse tra loro interpretassero pienamente la religione: “Con don Janni avevo uno scambio principalmente intellettuale, con padre Domenico più amicale. Non ho potuto frequentare molto don Piero, ma ho trovato in lui una persona che aveva entrambe le caratteristiche, cioè un sacerdote intellettualmente molto formato, ma anche in grado di trasmettermi un’amicizia spontanea e generosa”.

Massimo Marsili è diffusamente considerato un manager caratterizzato da una spiccata dose di umiltà. Questo approccio è anche il risultato della sua storia personale: “Dopo che si è visto l’abisso del dolore e della sofferenza di tante persone amate, si è portati a pensare che la vita possa sempre ripresentare simili difficoltà. E se ciò accadesse dovremmo essere spiritualmente pronti”, dice. “Come ci insegna il cristianesimo, l’uomo deve essere in grado di accettare la propria condizione non come un limite, ma come un’opportunità. L’esaltazione degli ultimi che leggiamo nel Vangelo non è un pensiero volto ad impedire alla persona di riscattarsi dalla propria situazione di svantaggio, ma è un incoraggiamento ad affrontare con la stessa umiltà e serietà i momenti di ricchezza o povertà, le occasioni in cui siamo al primo posto e quelle in cui ci ritroviamo all’ultimo”.

Marsili, che si è creato una propria famiglia, cerca di trasmettere questi stessi insegnamenti ai propri figli: “Per quanto ancora piccoli voglio che prendano coscienza della relatività della vita e che ne imparino il valore, unico e prezioso tanto nel successo, quanto nella sconfitta. Pur nelle difficoltà, la mia famiglia e i mei nonni mi hanno insegnato a credere in questo”.

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