2107. IN CAMMINO – Brrr…

È venuto un ventaccio dal Nord e la temperatura è scesa di parecchio. Già ieri sera avvertivo freddo e stamani ancora di più nonostante abbia acceso il riscaldamento.

Naturalmente mi sono già preso un bel raffreddore e il mal di gola.

Il motivo di tutto questo (raffreddore e mal di gola) è la canina che reclama il suo tempo e il suo spazio vitale: quindi vuol uscire con qualsiasi tempo per almeno un’oretta al giorno, fra mattina e pomeriggio, per fare jogging (prescritto dal veterinario pe dimagrire) e si ostina fare i bisognini in una ben precisa aiuola del centro disdegnando altre possibilità seppure più comode.

Ieri sera ho cercato di convincerla che non era il caso di uscire ma non c’è stato niente da fare. Mi guardava con occhio stranito come dire: “guarda che se non mi porti fuori faccio la spia al veterinario” e quindi sono stato costretto a uscire. Poi ci siamo fermati un poco in chiesa per aspettare i coristi ma ero vestito leggero e quindi ho preso freddo.

E va bene. Pazienza… prenderò qualche antinfiammatorio nella speranza che mi passi e possa recuperare una buone voce per il canto della notte di Pasqua.

Questo freddo danneggia soprattutto gli agricoltori e i vivaisti ecc. che pensavano di aver ormai scampato il freddo dell’inverno. Quando ero parroco in campagna vedevo che i contadini, in queste circostanze di tempo sfavorevoli, accendevano dei fuochi con i copertoni smessi delle automobili che restavano accesi tutta la notte e pure buona parte della mattina salvando così le colture. Era uno spettacolo vedere la campagna illuminata dai fuochi!

Un anno, purtroppo, detti fuochi non furono sufficienti per smorzare il rigore della gelata notturna che fece letteralmente strage degli olivi. In quella stessa notte, intorno alle 3,  morì la cara sig.ra Marchesa Serlupi-Ollandini. Io ero al suo capezzale con i figli e sentivo le voci allarmate degli stessi e dei dipendenti della fattoria che temevano quello che poi accadde e cioè la tremenda gelata che costrinse a recidere al calcio tutte le piante dell’oliveto! D’altra parte loro avevano da pensare alla povera mamma che stava morendo e così i famigli che erano legatissimi alla signora!

Speriamo che adesso non accada lo stesso col freddo a “bruciare” le piante che stanno già germogliando.

 

 

2106. IN CAMMINO – Terremoto

Non mi ero accorto di niente.

All’ora del sisma ero al bar con gli amici di ogni giorno… la canina era insolitamente nervosa e abbaiona: lì per lì ho pensato che questa sua improvvisa agitazione dipendesse dal fatto che è a dieta e quindi l’ho rimproverata sebbene con parole gentili.

Evidentemente aveva percepito la scossa e si era preoccupata di avvisarmi…

Appena uscito ho iniziato a vedere i bimbi che non entravano a scuola e che, anzi, rientravano a casa per mano ai genitori ma ancora non riuscivo a capire.

Ho capito non appena giunto in casa a causa dell’allarme che mi è pervenuto – tramite telefono – dai parrochiani.

A quel punto sono corso in chiesa per accertarmi che la crepatura, ricordo del terremoto degli anni venti del secolo scorso, non si fosse allargata e subito dopo alla vecchia casa di fianco alla chiesa.

Non ho notato niente di particolare né in chiesa e nemmeno nella vecchia casa. Intendiamoci se in chiesa ho potuto verificare da vicino, nella vecchia chiesa mi sono limitato a dare un’occhiata da lontano visto che l’accesso è proibito per pericolo di crollo…

La scossa degli anni venti fu avvertita nelle ore notturne e fu assai violenta visto che i residenti -incluse le Canossiane che erano giunte in paese da pochi mesi – passarono il resto della notte in bianco!

Auguriamoci che non ci siano stati danni a cose e a persone sia in paese che nel circondario.

2105. IN CAMMINO – Padre Gianfranco

Ieri sera abbiamo pregato insieme ricordando Padre Gianfranco e tanti suoi cari, primo fra tutti suo fratello padre Mimmo.

È stata una figura di sacerdote eccezionale. Amorevole con tutti, attento alle esigenze dei più fragili (e in particolare degli ammalati), promotore di vocazioni al sacerdozio, al diaconato e alla vita consacrata e tanti altri meriti che Dio solo conosce…

Nela mia riflessione ho fermato l’attenzione dei numerosi presenti (anche medici del San Camillo) soltanto sulla sua esperienza di animatore del Rinnovamento e, successivamente di missionario in terra di Haiti. Avrei potuto accennare anche al suo ruolo di responsabile del San Camillo ma non volendo stancare i presenti tornerò sull’argomento sulla rivista d’estate.

La prima esperienza, quella di animatore del Rinnovamento, fu fondamentale per la maturazione spirituale di molte persone da lui guidate e incoraggiate a servire il Signore e la Chiesa. Ma pure per lui perché prima che dirigente di ospedale si sentiva sacerdote. E viveva quindi quei momenti di preghiera nella chiesa delle Canossiane con grande trasporto quasi fosse la sua scelta di vita, riconoscente al Signore per avergli fatto conoscere tante anime…speciali !

L’obbedienza ai suoi superiori lo portò poi in Haiti col doppio incarico di responsabile del dispensario medico-farmaceutico e parroco. Partì pieno di gioia salutato con affetto dalla nostra comunità parrocchiale che in quell’anno ricordava il suo centenario di costituzione canonica (ricordate i fuochi di carità ?) ma tornò dopo poco distrutto nell’anima e nel corpo.

Quella di Haiti fu un’esperienza traumatica: rapito, picchiato, minacciato di morte, costretto ad assistere alle violenze sulle collaboratrici…

Tutto questo lo segnò pesantemente fino a farlo sprofondare in una depressione terribile. Tornò però a Forte dei Marmi per raccontare ma soprattutto per ritrovare forza e così avvenne grazie all’affetto dei suoi amici e alla professionalità dei medici del San Camillo.

Le nostre strade poi si separarono. Lui al nord per riprendere servizio e noi ad aspettarlo pazientemente nelle rare occasioni che aveva per tornare al Forte. Padre Mimmo, il fratello amato, nel frattempo era morto e questo fu un nuovo dolore per lui che pure era un uomo di grande fede.

Vediamo di non dimenticarlo!