531. IN CAMMINO – colpo di sole

Ho iniziato le lezioni di catechismo al mare… Fa un caldo terribile per cui mi concedo, subito dopo la lezione, un bagnetto di mezz’ora e rientro subito a casa per evitare colpi di calore.

Stamani ne ho anche approfittato per realizzare il filmato di domenica prossima. Mi sono messo all’ombra delle cabine (quelle riservate alle suore) e ho commentato un passo del vangelo di Domenica prossima. Nonostante gli incoraggiamente della “regista” il filmato non è venuto benissimo.

Voce flebile e lamentosa, sguardo cupo, modo di fare depresso e svogliato…

Cosa mai mi è capitato? Un colpo di sole?

Mi è capitato che per la seconda volta i giovanissimi attesi per il corso di recupero in preparazione alla Cresima hanno “salato” la lezione senza degnarmi di un avviso né loro e nemmeno i loro genitori.

Da questo la mia “depressione” per niente sollevata dalla giornata bellissima, dal mare splendido e da tante persone simpatiche – tra queste le suore – presenti in spiaggia.

Ovviamente non ho perso tempo: mi sono messo a verificare nome per nome l’elenco dei ragazzi e ho avvisato la catechista – decisamente più capace di me – per avere un aiuto senza dare ascolto alla vocina suadente del diavolo che mi diceva: “ma lascia perdere… sono anni che non fai un giorno… dico un giorno di vacanza. Goditi il mare e pensa ad altro!”

Nemmeno per sogno! I ragazzi escono – come noi, del resto – da due anni e mezzo di pandemia e di relativi problemi scolastici per cui vanno capiti e aiutati a rientrare nella normalità che prevede appunto un serio itinerario catechistico in preparazione alla Cresima.

Ammetterli al sacramento senza preparazione sarebbe un insulto sia a loro che al Signore e questo non va bene.

Concludo quindi chiedendo anche a voi, carissimi lettori, un contributo di preghiera e un po’ di sostegno psicologico per questo mio servizio pastorale.

 

 

530. IN CAMMINO – Marmolada

È chiamata “regina delle Dolomiti” ed è davvero una regina con il suo mantello di ghiaccio che l’avvolge completamente fino alle pendici.

Io almeno la ricordo così. Ho avuto la gioia di visitarla per ben due volte.

La prima volta fu una cosa indimenticabile fin dall’inizio della salita in seggiovia. Era infatti una bellissima giornata di sole con tanti turisti che salivano. Il tratto da percorrere era pittosto lungo e c’era tempo per ammirare il panorama. Faceva caldo e quindi non avevo pensato a mettere una maglia o una felpa. Invece i turisti che scendevano erano tutti infagottati nelle giacche a vento: fra questi il noto attore Raffele Pisu che si sbracciava per avvisarci del cambio di clima presente ai piedi del ghiacciaio. Mi sembrava impossibile con quel bel sole. Così quando la seggiovia cominciò a salire il freddo si fece sentire all’improvviso e con il freddo la paura di buscarsi un malanno. Ma lo spettacolo della montagna mi fece subito passare ogni paura: era troppo bello! E poi sì, era freddo ma il sole scottava!

Poche decine di metri oltre il rifugio cominciava il ghiacciaio che saliva dapprima in lieve pendenza e poi, pian piano, in arrampicata verso la vetta.

Non avendo il necessario per la salita mi fermai dopo poche centinaia di metri ma fu un bene perché di lì a pochissimo il tempo cambiò all’improvviso e cominciò a “piovere neve”.

Il rifugio in un attimo fu pieno di gente che cantava e rideva. Mi sembrava molto strano visto che il tempo, fuori, era bruttissimo. Dopo una mezz’ora capii. La sfuriata era passata presto e il sole era tornato e col sole la visione eccezionale delle montagne all’intorno. Le cordate, che nel frattempo erano rintrate precipitosamente erano già pronte a ripartire con le guide attente a verificare che i clienti avessero le scarpe giuste ecc.

Che bello!

Osservando adesso i servizi televisivi – in questa tragica occasione che ha visto due/tre cordate travolte dalla valanga – non ho riconosciuto il posto se non il grande rifugio.

Che tristezza vedere il ghiacciaio ormai morente. E ancora di più pensare che ha determinato la morte di così tante persone.

Povera montagna: ha sempre regalato gioia e adesso la chiamano malvagia! La verità è che siamo noi a essere malvagi con la nostra sconsideratezza che ci porta a distruggere anche le cose più belle.