511. IN CAMMINO – In memoria di Liliana

Anche la carissima Liliana è tornata alla casa del Padre. È vero che ha finito di patire, come siamo soliti dire quando la malattia diventa troppo pesante, ma siamo dispiaciuti ugualmente per la sua scomparsa. Si stava bene in sua compagnia perché riusciva, in un modo o in un altro, a strapparci un sorriso

Era una donna di grande fede: finché ha potuto ha frequentato la chiesa insieme alla figlia, accolta con affetto da me e dalle sue care amiche. Era anche una donna intelligente e volitiva e prova ne è il fatto dei titoli onorifici ricevuti nel corso della sua lunga vita.

L’impegno per l’UNITALSI, l’associazione che cura il trasporto degli ammalati a Loreto e a Lourdes, l’aveva spinta a farsi attiva promotrice di questo nobile servizio con i giovani.

E infatti tantissimi ragazzi e ragazze del Forte, oggi ormai padri e madri di famiglia o impegnati professionisti, l’avevano seguita in questa esperienza ricavandone un grande beneficio umano e cristiano.

Mentre il figlio parlava di questo, alla conclusione del funerale, vedevo molti assentire: una signora è stata perfino citata pubblicamente…

L’aspetto della sua personalità che ho sottolinato per primo è stato il suo contributo “unitivo” alla vita e alle vicende del paese. Anche se non aveva peli sulla lingua amava così tanto il paese da passare sopra alle polemiche.

Un aspetto questo da sottolineare in questo particolare momento della vita paesana. La franchezza è necessaria. Ma è necessaria, anzi indispensabile, anche la cordialità reciproca.

510. IN CAMMINO – tubino nero

In genere quando mi fermo al bar per la colazione leggo il giornale senza prestare troppa attenzione ai discorsi degli amici (che, infatti, mi rimproverano) e degli altri avventori. Sono affamato di notizie e in più mi piace moltissimo leggere: scorrendo gli articoli di alcuni “maestri” – chiamarli giornalisti è riduttivo – c’è sempre da imparare sia di sostanza che di modalità di esporre.

Talvolta però mi capita di ascoltare, anzi di captare, qualche discorso curioso che mi distrae per un momento dalla lettura salvo poi reimmergermi nella lettura. Mi è capitato però, come adesso che sono davanti alla tastiera del computer, di riandare a quelle curiosità, di rifletterci sopra… e di scrivere qualcosa per strappare un sorriso ai miei lettori.

Dunque l’argomento, anzi la parola, che ha momentaneamente attratto la mia attenzione è stata “tubino”.

Una signora “appesantita” per gli anni ma sempre in ottima forma spiegava che aveva individuato nel suo “tubino nero” la soluzione al problema.

“Altro che diete e palestra… col tubino nero torno indietro negli anni, piacente come da giovane. Me ne accorgo dagli sguardi: “maliziosi” quelli degli uomini, “torvi” quelli delle gelosone delle mie amiche”.

“È vero – ha replicato l’amica – col tubino torni la ragazza magrissima di quando ti ho conosciuta all’università!”

….pensa e ripensa…

Beh, mi sono detto… ma anch’io ho un tubino, anzi un tubone… la tonaca!

Se la indosso – mi sono detto – torno “magro” e posso continuare ad accettare gli inviti a pranzo e a cena ed evitare così di far soffrire i parrocchiani con i miei dinieghi (un amico, al riguardo, mi ha risposto molto freddamnete forse perché non ci crede)

Ho convocato immediatamente la Flavia per scovare nell’armadio la tonaca  con la quale ho fatto l’intera estate 1997, la mia prima estate al Forte.

La delusione è stata forte: non riuscivo ad abbottonarla in alcun modo.

Sì, perché nel frattempo, forse grazie all’aria di mare, ho preso una ventina di chili e la tonaca-tubone non mi entra più. Un vero peccato.