348. IN CAMMINO – Libano

Leggendo un articolo a proposito della situazione socio-economica del Libano ho avvertito tanta sofferenza. Vi spiego subito il perché.

Il giornale riporta infatti notizie terribili.

Manca l’energia elettrica e quindi sono al buio o, al massimo, con qualche ora di luce; la moneta ha perso valore al punto che uno stipendio mensile serve a malapena per una sola settimana; i risparmi depositati in banca non possono essere ritirati se non in mdo contingentato (per i dollari americani è addirittura impossibile); i generi di prima necessità scarseggiano tanto che sono costretti alla “tessera” come in tempo di guerra.

Ora, pensare che il mio carissimo ex-alunno padre Damiano si trova al buio, al freddo e senza cena mi ha lasciato sgomento. E, ancora, pensare che la sua piccola comunità – sono cristiani e musulmani – non ha prospettive per il futuro se non la fame… mi ha fatto male.

Gli ho inviato una mail chiedendogli un indirizzo per inviare generi alimentari (pasta, pomodoro e olio) ma, accorato, mi ha risposto che a lui quel materiale non arriverà mai perché la sua parrocchia è all’interno del paese e quindi il carico verrà senz’altro depredato al momento dello sbarco nel porto.

Oggi provo di nuovo a contattarlo e, se riesce a rispondermi, domani stesso o al massimo nei prossimi giorni vi farò sapere.

Intanto vediamo di pregare per loro.

 

347. IN CAMMINO – a proposito di …

Leggo i quotidiani con avidità… lo confesso, è l’unico hobby che mantengo.

Leggo sempre due quotidiani di orientamento opposto. E lo stesso faccio con le riviste che espongo in chiesa in modo che ci sia sempre la possibilità di farsi un’idea il più possibile esatta.

NON LEGGO, di proposito, le informative mail perché non passano dal filtro redazionale: in altre parole sono frutto di persone autoreferenziali che sfuggono il contraddittorio e poco avvezzi a dare riferimenti precisi e quindi consultabili.

La mia lettura si riduce a una mezz’ora scarsa ma è comunque sempre molto utile soprattutto per il mio ministero di parroco.

Sì, utile, perché molte delle “lettere al direttore” che compaiono sui giornali le leggo quasi fossero state scritte per me. C’è infatti in queste lettere (o almeno in alcune) quello stile familiare che non conosce le alterazioni date dalla professione giornalistica perché sono scritte con il cuore.

Un cuore sofferente che non capisce il perché di certe scelte socio-politiche, o amministrative, o sanitarie, o ecclesiali ecc.

In alcuni casi, visto che mi hanno fatto riflettere, tendo a ripresentarne qualche estratto anche nel corso delle riflessioni in chiesa. Qualche volta anche nelle preghiere delle “dei fedeli”. Vi sarete accorti, mi immagino, che non leggo mai quelle prestampate ma ne formulo di mie personali.

Anche ieri, nella preghiera dei fedeli, ho fatto accenno a una notizia di prima pagina del Corriere e un paio di “lettere” sfiorando l’argomento dei “vaccini”, tema questo molto scivoloso come già avevo scritto in una precedente nota.

Avendo fatto l’accenno nella parte riservata alle preghiere pensavo fosse chiaro il mio intento. Qualcuno invece se ne è dispiaciuto evidentemente equivocando sulle me intenzioni mai, dico mai, divisive ma sempre, dico sempre, coinvolgenti com’è giusto che sia.

Il dispiacere mi è dispiaciuto: in altre parole anch’io ho sofferto temendo appunto di aver fatto soffrire. Ma può capitare.

Bene. Io cercherò di essere ancora più attento soprattutto alle sfumature. Ma anche voi provate a non avere preconcetti.