IL SERVIZIO DELLA CARITÀ

L’esercizio dell’autorità ha come obiettivo il progresso della società.I poteri costituiti, per loro natura, rappresentano lo sforzo collettivo di offrire risposte ai bisogni dei propri cittadini e di tutelare i loro diritti. L’uomo di Stato che si adopera per questo con onestà, trasparenza e lealtà compie il proprio dovere, ma allo stesso tempo un atto di carità,vista la nobiltà dello scopo.

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“In un momento storico come quello attuale, in cui i bisogni degli ultimi sono all’ordine del giorno, non possiamo stare dietro la scrivania”, afferma il prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro, che ha aumentato le misure per un rafforzamento della coesione sociale.

DI SILVIA CECCHI

La realizzazione individuale presuppone l’affermazione del bene comune, condizione necessaria perché si possano esprimere e perfezionare le potenzialità della persona. La “cosa pubblica”, che per gli antichi costituiva l’oggetto della politica, intendendo quest’ultima come interesse per la collettività (polis), ha dunque una rilevanza superiore rispetto ai vantaggi particolari, perché questi si possono concretizzare solo in un contesto finalizzato alla promozione della società.

Per i credenti l’amministrazione pubblica rappresenta una forma di carità, perché preposta ad adoperarsi per il miglioramento della qualità della vita, principio sancito dalla stessa Costituzione. La nostra carta fondamentale, infatti, all’articolo 3 stabilisce solennemente che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, puntualizzando che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In questo quadro si inserisce il nostro incontro col prefetto di Lucca, Giovanna Cagliostro, rappresentante del governo a livello provinciale.

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Quale organo periferico dello Stato, dipendente dal ministero dell’Interno, ha la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica sul territorio, coordina le forze dell’ordine, vigila sugli enti locali, di cui assicura il regolare funzionamento, sostituendovisi in caso di urgente necessità. Ha anche molte altre competenze, tra cui l’esercizio di funzioni amministrative non espressamente conferite ad altri uffici, il ruolo di raccordo tra istituzioni nell’interesse della collettività, di mediazione nelle vertenze di lavoro, di garanzia dei servizi pubblici essenziali, di sovrintendenza in ambito di protezione civile.

La figura del prefetto, che in Italia storicamente risale ai primi dell’Ottocento, da sempre si confronta con i mutamenti della società: “È importante stare al passo coi tempi – spiega la titolare dell’ufficio territoriale del governo – e cogliere l’evoluzione del nostro ruolo. In un momento storico come quello attuale, in cui i bisogni degli ultimi sono all’ordine del giorno, il prefetto non può più stare dietro la scrivania.

Così fa anche con noi, mettendosi a sedere dalla nostra parte e rendendosi disponibile a rispondere alle nostre domande in modo colloquiale. “In questa interpretazione evolutiva – puntualizza Cagliostro – non viene meno il ruolo di coordinamento, ma aumentano le competenze. In particolare oggi per le prefetture si fa sempre più pressante l’esigenza di impegnarsi in direzione di un rafforzamento della coesione sociale.

Secondo la titolare dell’ufficio territoriale del governo è urgente promuovere azioni tese ad attenuare in senso costruttivo disparità legate a situazioni sociali, economiche, culturali, etniche: “La crisi economica e il perdurare di una congiuntura sfavorevole, con la difficoltà di trovare soluzioni, registrano un aumento di nuovi poveri, come riportato anche dai rapporti della Caritas. Noi tocchiamo da vicino questo malcontento, perché riceviamo esposti, lettere accorate, lamentele di persone che vivono situazioni di disagio. I cittadini si rivolgono direttamente ai nostri uffici oppure scrivono al presidente della repubblica, che trasmette alle sedi territoriali le segnalazioni di nostra competenza.

Le difficoltà vanno dalla perdita di lavoro alla conclusione dell’accesso agli ammortizzatori sociali, dall’impossibilità di sostenere affitti troppo elevati fino a quella di pagare le bollette per i servizi essenziali. Davanti a tutto questo la prefettura di Lucca si attiva con una serie di verifiche per accertare che dietro alle richieste di aiuto vi siano delle necessità reali, quindi si mette in contatto con i comuni di competenza cercando di offrire una risposta pertinente ai vari casi.

“Io lavoro con una squadra – puntualizza la dottoressa Cagliostro –. Da soli non si va da nessuna parte. Nel mio staff, inoltre, ci sono molte donne e sono contenta di questo perché a mio avviso le donne sono dotate di una sensibilità innata, che ci predispone ad affrontare in modo pratico temi che richiedono una certa delicatezza.

Il prefetto ci spiega di rendersi disponibile per prima in questo senso e di avvalersi della sua équipe quando gli impegni le impediscono di farlo direttamente: “Non siamo qui a fare solo burocrazia – precisa –. È fondamentale offrire ascolto e puntare sul confronto, sia in presenza di problemi individuali sia, ad esempio, in occasione di vertenze di lavoro, mettendo ad uno stesso tavolo la parte datoriale e quella sindacale per cercare un punto d’incontro. Il dialogo è una forma di altruismo, consente di stemperare le tensioni sociali ed è la base di tutto”.  

La dottoressa racconta che quando parla con qualcuno e riesce a entrare nel cuore del problema di colui che lo espone, nota che quest’ultimo si accende perché ha un interlocutore che lo ascolta e che sta tentando di individuare un percorso per una possibile soluzione. “Umanamente ce la metto tutta. A volte torno a casa con l’amaro in bocca, se non ho potuto offrire un aiuto concreto, ma non ho scrupoli perché so che ho fatto tutto ciò che mi era possibile.

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Nella nostra società appare appannata l’idea dell’uomo di Stato a servizio della comunità. Molto spesso, infatti, la burocrazia e le conseguenze che derivano dall’esercizio di un potere collettivo hanno l’effetto di gravare pesantemente sulla libertà dell’individuo, cosicché ogni struttura sovraordinata ai singoli viene percepita come un’autorità estranea e persino nemica. Anche i concetti relativi alla promozione delle relazioni finalizzate al bene comune sembrano più oggetto di teoria che di pratica, in un sistema dove spiccano conflitti e competizione.

Invece che essere considerata solo un grande esercizio del pensiero, la filosofia potrebbe avere il merito di guidare le scelte politiche, economiche e sociali  per un mondo migliore. In questo caso specifico, ad esempio, è interessante riallacciarsi alla dottrina di S.Tommaso d’Aquino, che eleva la politica ad alta dignità.

         Per il dottore della Chiesa l’ordinamento della società, articolato a  vari livelli in strutture e gerarchie, dovrebbe avere proprio lo scopo di creare le condizioni più opportune allo sviluppo delle qualità dell’individuo. Il perfezionamento delle risorse intellettuali e morali dell’uomo e il soddisfacimento delle sue esigenze fisiche risponderebbero a una necessità consona alla sua natura superiore, in quanto creatura di Dio. Come tale, per l’aquinate, l’uomo ha come fine ultimo la contemplazione della verità divina e il presupposto per questa tensione verso il creatore è la conduzione di una vita virtuosa. Secondo S.Tommaso quest’ultima si basa su principi etici, propriamente appartenenti alla natura umana, in quanto originata da Dio, da cui deriva una gamma di diritti fondamentali per la persona, primo fra tutti il diritto alla vita.

Nel pensiero tomistico il bene comune è superiore al bene privato perché trascende i fini individuali. La libertà illimitata e l’autonomia incontrollata possono portare, infatti, alla prevaricazione e all’imposizione di un diritto, che moralmente si può rivelare un male. Per questo motivo la politica, intesa come organizzazione della società, ha una valenza molto alta, perché lo Stato rappresenta lo sforzo collettivo di raggiungere il bene generale e le gerarchie hanno il dovere di difenderlo, nel rispetto della sovranità della legge.

“Oggi assistiamo a una disaffezione alla politica, che bisogna evitare – commenta Cagliostro –. Quando noi ci rechiamo nelle scuole cerchiamo di incoraggiare i giovani che si accostano al voto ad esercitare questo diritto costituzionale, perché si tratta di un momento importante in cui ognuno può contribuire a formare  una buona classe dirigente, che ha il dovere di operare per il benessere dei propri cittadini.

L’ufficio territoriale del governo di Lucca ha promosso numerose iniziative, rivolte in larga parte ai ragazzi, per prevenire forme di disagio sociale e preparare una buona società del domani: “Con i nostri progetti intendiamo offrire un piccolo contributo per formare una generazione di futuri adulti che possano sostenere il passo del fenomeno della globalizzazione. Questa, infatti, può interferire in modo poco positivo sullo sviluppo dei giovani ed occorre offrire strumenti adeguati per gestirla.

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Veduta delle mura di Lucca

I “tavoli” avviati dalla prefettura sono numerosi e variegati. Fra tanti, ricordiamo sinteticamente quello sulla crisi economica, con protocollo d’intesa per impedire l’usura e il sovraindebitamento; diversi progetti scolastici, in collaborazione con le forze dell’ordine,  per prevenire forme di dipendenza da gioco, l’uso di sostanze stupefacenti, atti di bullismo e cyberbullismo (analoga forma di violenza attuata via Internet).

Interessante anche il progetto culturale in cui gli studenti, con l’aiuto della soprintentenza, vengono istruiti come guide per visitatori italiani e stranieri alla scoperta di luoghi d’interesse del territorio. In questo modo i ragazzi sono occupati in maniera sana e costruttiva, secondo orari e tempi definiti.

Sul problema della tossicodipendenza l’ufficio territoriale del governo ha attivato una serie di misure, in cooperazione con enti e istituti, per promuovere la cultura del divertimento sicuro, per allontanare dalla dipendenza gli assuntori di droga, per contrastare forme recidivanti.

Le funzioni e le attività della prefettura di Lucca sono riportate in dettaglio sul suo sito Internet. “Io tengo molto alla comunicazione – dice il prefetto –. L’amministrazione deve essere un palazzo di vetro. Per quanto mi riguarda le gratificazioni cui tengo di più sono le dimostrazioni di stima che ricevo dalle persone comuni. Conservo tutte le lettere che mi arrivano e mi sento onorata dall’affetto che la gente mi manifesta, quando mi incontra, per il lavoro che svolgo e anche per il fatto che sono una donna.

La titolare dell’ufficio territoriale del governo, oggi sessantenne, ci spiega di sentirsi realizzata, essendo riuscita a farsi da sola. Originaria di Reggio Calabria, dopo la laurea in scienze politiche, conseguita all’università di Messina, e la frequentazione di corsi di specializzazione, nell’’81 è entrata nella carriera prefettizia, venendo assegnata all’ufficio di gabinetto della prefettura di Piacenza.

Ci racconta di essere stata spronata dalla madre a rendersi indipendente economicamente e ad impegnarsi nella realizzazione professionale, anche se questo voleva dire allontanarsi da casa. “Stavo per formarmi una famiglia, ma avevo un impiego precario. Seguendo il mio senso del dovere, mi concentrai in una serie di concorsi, come i miei studi prevedevano, ottenendo praticamente subito l’accesso alla carriera prefettizia. Pertanto dall’età di ventisei anni ho lasciato la Calabria per spirito di servizio verso la sede assegnatami, quella della prefettura di Piacenza, pur essendo orgogliosa delle mie radici”.

Il curriculum professionale della dottoressa Cagliostro è lungo e denso di esperienze. Si è occupata di affari legislativi, relazioni internazionali, politiche del personale. Ha ricoperto importanti incarichi presso la presidenza del consiglio dei ministri. È stata nominata prefetto della repubblica nel 2009 e come tale ha svolto diverse funzioni. Dal novembre del 2012 è alla guida dell’ufficio territoriale del governo di Lucca.

“A volte ho chiesto io di essere trasferita – spiega –. L’esperienza personale matura col cambiamento e io sono sempre stata curiosa di conoscere l’amministrazione di cui mi onoro di far parte. Mi sono impegnata con uno spirito di servizio che chi appartiene alla carriera prefettizia deve avere.

Nonostante gli spostamenti, il prefetto afferma che i rapporti istituzionali, le amicizie, la solidarietà rimangono nel tempo, perché basati su comuni valori di riferimento: “L’onestà, la trasparenza, la lealtà sono principi da cui non si può derogare nella nostra professione – spiega Cagliostro –. L’uguaglianza, il rispetto per gli altri, i fondamenti della Costituzione sono ciò che come funzionari dello Stato ricerchiamo in ogni territorio.  

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Il 6 febbraio scorso i prefetti d’Italia sono stati ricevuti in udienza da papa Francesco, che ha evidenziato come i loro uffici rappresentino un importante fattore di coesione, avendo il compito di interpretare nelle varie realtà territoriali le istanze di coordinamento che provengono dal centro e trovandosi al tempo stesso nella condizione adatta a far risuonare voci che rischierebbero di rimanere prive della dovuta attenzione. Il papa ha sottolineato anche la delicatezza delle competenze prefettizie in materia di immigrazione in questi anni caratterizzati da un forte movimento, legato all’aumento nel mondo di violenti conflitti.

“L’esercizio dell’autorità ha sempre come obiettivo il conseguimento del bene comune, – ha detto il Santo Padre – trovando la sua più intima ragion d’essere e la possibilità stessa della sua efficacia nel porsi quotidianamente al servizio di coloro ai quali si indirizza la sua potestà, ad imitazione di quanto ha fatto il Signore Gesù, che è venuto in mezzo a noi come colui che serve(Lc 22,27). Quanto più i cittadini percepiranno che i poteri costituiti sono generosamente rivolti a cercare di offrire risposte ai loro bisogni e a tutelare i loro diritti – ha aggiunto papa Francesco –, tanto più saranno disposti ad accoglierne le indicazioni e a disporsi ad un operoso e ordinato spirito di collaborazione e di rispetto.

Maggio 2015

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