OSPITALITÀ E CARITÀ

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In mancanza di una sinagoga in villeggiatura, il signor Metta ha messo a disposizione la propria casa per l’allestimento di un luogo di culto in giardino. L’ospitalità offerta permette agli ebrei in vacanza a Forte dei Marmi di avere un punto di riferimento per pregare insieme e trascorrere del tempo in amicizia, come previsto dalla stessa tradizione.

DI SILVIA CECCHI

Una sinagoga nel giardino di casa: così un’abitazione per la villeggiatura estiva è diventata un luogo di preghiera e di ritrovo per fedeli provenienti da varie parti del mondo in ferie a Forte dei Marmi. Ad offrire questa grande ospitalità è il signor Charles Metta che, insieme alla moglie, accoglie quotidianamente i propri fratelli di fede per tutto il periodo di luglio e agosto.

L’incontro, l’assemblea dedicata al culto e il ristoro sono tipici della tradizione ebraica: “Si tratta di applicare un’usanza introdotta da nostro padre Abramo che invitava le persone a riunirsi per mangiare insieme e per fare il ringraziamento a Dio”, dice il padrone di casa.

Il tempio ebraico estivo a Forte dei Marmi
La sinagoga estiva a Forte dei Marmi

L’impegno è notevole perché ogni mattina e ogni sera si tiene un breve momento di preghiera, mentre il sabato, giorno espressamente dedicato al ringraziamento, i membri si ritrovano per la celebrazione che dura circa tre ore e poi di nuovo il pomeriggio per un ulteriore raccoglimento. Al termine delle letture, i fedeli condividono un ricco buffet con pietanze cucinate secondo la tradizione, sempre nel giardino della villa del signor Metta. Il clima che si respira è quello di famiglia e di festa: le persone si servono e mangiano insieme sedute ai vari tavoli dislocati nel prato, conversando e facendo eventuali nuove conoscenze: Si tessono relazioni e ci si sente a casa, – spiega Metta – gli ebrei appartengono tutti alla stessa famiglia e se capita qualcosa a uno di loro, capita a tutti”.

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Per lo Shabbat si incontrano qui molti ebrei residenti a Milano, diversi dei quali originari del Libano, più americani, francesi, russi, messicani, inglesi: “Sono molto contento di dare questa opportunità, – dice Charles Metta, che al Forte svolge praticamente il ruolo di capo della comunità ebraica – le famiglie portano con sé i loro bambini, per i quali ho messo a disposizione dei giochi, in modo che anche per loro questo appuntamento possa essere un momento di gioia e di scambio. Qui, inoltre, si sono incontrate persone che erano rimaste sole ed hanno trovato amicizia e amore. Dio vuole che la gente viva nella prosperità, nell’amore e nello sviluppo”.

Gli ebrei che frequentano la sinagoga del Forte parlano tutti diverse lingue. Oltre alla padronanza dell’idioma del paese in cui vivono, conversano comunemente tra loro in francese e in inglese. Conoscono bene l’ebraico, che viene fatto studiare da sempre alle giovani generazioni nel rispetto della loro tradizione culturale e religiosa. Anche durante la preghiera estiva del sabato i fedeli recitano i testi sacri in lingua ebraica, alternandosi nella lettura cantata.

L’organizzazione dello spazio è impegnativa: all’inizio e alla fine della stagione vengono chiamati operai addetti per il montaggio e lo smontaggio delle tende sotto le quali è custodito l’armadio con il sacro testo della Torah. Occorrono, inoltre, spazi suddivisi per il reparto delle donne e degli uomini.

Il Muro del Pianto a Gerusalemme
Il Muro del Pianto a Gerusalemme

Metta offre tutto questo dall”88, dopo aver preso la decisione di acquistare una villa che avesse una posizione e uno spazio idonei per organizzare una sinagoga estiva. L’iniziativa, però, ha origini ancora precedenti e risale esattamente all’anno ’80 quando prese in affitto, sempre al Forte, una casa con diverse stanze per ospitare l’allora rabbino di Milano, Rav Haddad, con la sua famiglia, in modo da favorire le condizioni necessarie per l’efficacia della preghiera, che nella tradizione ebraica richiede la presenza di almeno dieci persone. Il signor Charles voleva, infatti, onorare la memoria di suo padre, che poco prima di morire gli aveva chiesto di ricordarlo nell’assemblea, e si organizzò per dedicare un anno di preghiera assidua a favore del genitore, provvedendo in questo modo a non interrompere il servizio neanche nel periodo estivo. In questa circostanza l’abitazione divenne un punto di riferimento apprezzato anche da altri ebrei, tanto che Metta decise di portare avanti questa forma di ospitalità negli anni seguenti, fino alla decisione di provvedere all’acquisto di un immobile.

Metta è nato in Libano nel ’41 dove ha vissuto fino al ’77, quando con la propria famiglia ha lasciato il paese dove infuriava la guerra civile tra cristiani e palestinesi. Imprenditore affermato nel settore del commercio di abbigliamento, ha ripreso la propria attività in Italia, stabilizzandosi a Milano, dove ha portato avanti con successo il proprio lavoro. Il rabbino del capoluogo lombardo per diverso tempo ha continuato a presiedere in estate la preghiera nella sinagoga del Forte, finché si è dovuto ritirare per problemi di salute, venendo sostituito nel servizio di guida della preghiera da un membro autorevole della comunità di Milano.

Charles Metta con il parroco di Forte dei Marmi don Piero Malvaldi
Charles Metta con il parroco di Forte dei Marmi don Piero Malvaldi

Il parroco di Forte dei Marmi, don Piero Malvaldi, ha stretto rapporti d’amicizia e di reciproca stima con il padrone di casa e con altri membri che frequentano regolarmente il luogo di culto. La conoscenza, in particolare, è scaturita a seguito di uno spiacevole episodio, quando furono lasciate delle scritte offensive sul muro di confine della sinagoga. Il parroco e il sindaco si adoperarono per manifestare la propria solidarietà alla comunità e per fare rimuovere i segni. Da allora don Piero ogni anno si reca in visita alla sinagoga per condividere un momento di preghiera con gli ebrei presenti, che lo accolgono con tutti gli onori, dimostrandosi ospitali anche con persone di credo diverso. “Don Piero è una persona affidabile e lo sentiamo come un amico”, dice Metta. “Molti si sentono rassicurati dalla sua presenza, hanno fiducia in lui e chiedono sue notizie, come se fosse un angelo”.

Luglio 2016

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