1020. IN CAMMINO – Mi avvìo verso il…

Nell’occasione della festa del 50° ho ricevuto molti biglietti di omaggio e di augurio. Fra questi alcuni, in modo bonario, mi esortavano a tener duro in vista del 60° e poi del 70° e poi…

E poi del funerale – questo naturalmente lo scrivo io – visto che come dice la Bibbia: “gli anni dell’uomo sono settanta, ottanta per i più robusti”. E dal momento che io non sono robusto ci sta benissimo che il traguardo sia vicino.

Tornando ai biglietti d’augurio alcuni sono davvero molto carini perché, con parole velate di commozione, ricordano episodi o momenti nei quali sono stato al fianco di questi amici condividendo le preoccupazioni e le paure.

Questo è uno dei compiti principali del parroco e sono lieto che qualcuno se ne sia accorto. La vicinanza viene espressa prima di tutto a nome di Gesù – ci mancherebbe – ma poi entra in gioco anche la nostra componente umana, nel mio caso molto affettuosa ed empatica.

Non ho ritegno a confessare che ogni volta (o quasi) che celebro un funerale rischio d’essere sopraffatto dalla commozione perché dopo quasi 28 anni di presenza avverto un legame profondo con i parrocchiani.

Con tutti i parrocchiani, senza differenza alcuna, naturalmente.

Certe divisioni    – talvolta ideologiche, tal altra politiche – non devono nemmeno sfiorare la mente e il cuore del parroco. L’unico interesse è quello della affezione reciproca che indica la strada per essere veri discepoli di Gesù.

Ci possono essere contrattempi – e in questi anni ce ne sono stati – e decisioni non condivise ma sono sempre state prese nell’interesse dell’intera comunità e del paese visto che paese e comunità viaggiano di pari passo.

Va bene. Per oggi basta così. A domani!

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