195. IN CAMMINO – al cimitero

Questa mattina, di buon’ ora, ho mollato tutti gli impegni e sono andato al mio cimitero di famiglia. Ne sentivo il bisogno (e avvertivo anche il dovere) visto che era da Settembre che non ci andavo.

Come sapete tengo in canonica le ceneri di mio fratelli Gina e ho raccolto in un loculo qui al Forte quelle dei miei nonni materni Antonio e Sabatina e di mia zia Ida. I miei nonni paterni Giuseppe e Giulia invece sono rimasti al cimitero del paese insieme con i miei genitori Varisello e Lina, mio zio Piero e l’altra zia Emma col marito Gino. Mio zio Varese invece è a Livorno al cimitero della Misericordia.

Io appartengo alla vecchia generazione che aveva grande rispetto per i defunti; per di più vivo da solo per cui ho un bisogno quasi fisico di andare a visitare le tombe dei miei cari per “confidarmi” con loro.

Potrei confidarmi con loro anche da casa e già lo faccio visto che ogni mese li ricordo tutti all’altare ma al cimitero è un’altra cosa: entra in gioco l’empatia… sembra di rivederli o almeno di risentirli. C’è un bacìno, un fiorellino, un lume… piccoli gesti che però dicono molto almeno a me.

Ogni tanto mi reco anche a Livorno: il cimitero è disastrato tanto che l’ultima volta che ci sono andato, ormai un anno fa, per accedere alla cappella dello zio ho dovuto chiedere il permesso al custode che poi mi ha accompagnato personalmente.

Almeno una volta l’anno torno anche al cimitero di San Casciano perché mi è impossibile dimenticare i miei vecchi parrocchiani.

Può darsi che sia troppo sentimentale ma a me sta bene così. Voi cosa ne pensate?

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