67. IN CAMMINO – ferragosto e non solo

Ieri non ho scritto niente perché sono stato travolto dagli impegni. Avrei potuto scrivere qualcosa dopo cena ma il medico mi ha consigliato di non affaticare troppo gli occhi.

Detto questo la festa di Santa Maria è andata benissimo. Sono mancati un po’ i giovani, davvero pochi, ma era prevedibile purtroppo. Prima di andare a riposare, dialogando con il Signore come faccio (quasi) tutte le sere, ho provato a giustificarli: “forse erano troppo stanchi”, “mi sembra di averne visti alcuni all’ingresso della chiesa” ecc. come faceva don Camillo con il Crocifisso quando provava a giustificare l’amico Peppone… e sono certo che il Signore avrà capito che le mie bugie erano in realtà una preghiera…

Anche nel giorno di Domenica eravamo in molti. Alcuni mi hanno chiesto di indicare i testi biblici citati nella predica.

Suggerisco di iniziare la lettura dal capitolo 2 della Lettera di san Paolo ai Galati. È in quel capitolo (andrebbe letto per intero) che si legge della discussione forte, molto forte, fra Pietro e Paolo a proposito della rapporto fra gli Ebrei e i pagani.

Nel capitolo 15 degli Atti degli Apostoli invece (anche questo andrebbe letto per intero) si legge della discussione “lunga” che ne seguì e della conciliazione tra le parti con l’aiuto dello Spirito santo: “abbiamo deciso, lo Spirito santo e noi…”.

Un amico mi chiede invece di spiegare la seconda lettura  che presentava termini tra loro antitetici come “disobbedienza” e “misericordia”. Anche in questo caso il capitolo 11 della Lettera di san Paolo ai Romani andrebbe letta per intero. Per spiegarla per bene ci vorrebbe molto spazio (e tempo) cosa che non ho almeno in questo momento.

Per non lasciare però nell’incertezza provo a spiegare la questione in poche parole. San Paolo, pur essendo diventato cristiano, non poteva dimenticare le sue origini e in particolare le promesse riservate da Dio al popolo eletto (vedi ad esempio le promesse ad Abramo…), promesse irrevocabili!

Pensa dunque che il Signore abbia permesso una deriva momentanea al popolo di Israele (“disobbedienza”) al fine di poter avvicinare a sé anche i pagani.

Gli stessi pagani, diventati ormai cristiani, non possono però inorgoglirsi di questo privilegio accordato dalla “misericordia” del Signore perché anche loro potrebbero essere messi momentaneamente da parte per dare la possibilità allo Spirito santo di “recuperare” sia gli Ebrei che altri (atei, praticanti altre religioni) lontani.

In poche battute non posso aggiungere altro ma il senso del testo è questo.

 

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