CARITÀ IN AMORE

ALBERONI

L’amore non è uno stato, ma è come un’onda e va continuamente meritato.
Un’intesa che dura è la conseguenza di una relazione in cui si rinnovano la verità, il candore e la fiducia.
Essere sinceri e gentili con il proprio coniuge, rispettare la libertà reciproca, mantenersi fedeli sono alcune regole fondamentali per non lasciare che un rapporto si irrigidisca nella consuetudine.
Il professor Francesco Alberoni, fondatore degli studi sull’innamoramento e l’amore, spiega come custodire una relazione nel tempo, evitando di sprecare l’opportunità di formare una coppia forte e coesa.

DI SILVIA CECCHI

“L’amore è brivido dell’assoluto nel contingente, qualcosa di misterioso, meraviglioso e divino. E, quando è ricambiato, è dono, grazia che chiede lode e riconoscenza. Si realizza nella libertà della scelta reciproca e può durare se gli si dà l’importanza che merita, senza lasciare che si spenga nella banalità, nell’indifferenza e nell’incomprensione”.

Il professor Francesco Alberoni, tra i più celebri sociologi contemporanei, è riconosciuto come il fondatore degli studi sull’innamoramento e l’amore, avvenimenti preziosi nella vita di una persona, che si verificano in momenti particolari. Non dovrebbero essere dati per scontato, ma conosciuti nei loro meccanismi per saper riconoscere la circostanza fortunata e cogliere l’occasione di costituire una coppia unita e complementare.
Purtroppo le relazioni  rischiano di deteriorarsi nel tempo perché si commettono molti errori, finendo per sprecare l’opportunità che ci è stata offerta. Invece, avere riguardo per il proprio coniuge e per il sentimento di cui si è avuto il dono di fare esperienza è un atto di carità.
Essere sinceri, rispettare la libertà reciproca senza imporsi all’altro, mantenersi fedeli, tenere viva la passione, essere gentili verso la persona amata sono alcune regole fondamentali non solo per avviare un buon rapporto, ma anche per custodire il suo delicato equilibrio nel tempo.

SPOSI rid
Il matrimonio non costituisce il raggiungimento di un traguardo. Come spiega il professore, infatti, l’amore non è uno stato, ma è come un’onda, un succedersi di luci abbaglianti e di oscurità, e va continuamente meritato. “Molti non danno importanza alla relazione affettiva, ma alla casa, agli affari, alle liti con i vicini – commenta -. Se dopo la nascita di un rapporto diamo tutto per acquisito, l’amore si dimenticherà di noi. Bisogna volere l’amore, cercarlo, altrimenti troveremo solo ciò cui diamo valore, come ad esempio i soldi o il lavoro”.
Affinché il sentimento duri bisogna che continuino ad agire i processi che si sono verificati nella fase iniziale, soprattutto la verità, il candore, la fiducia. Due innamorati non devono smettere di lasciarsi sorprendere dallo stupore di amare e dalla felicità di essere riamati. Sono chiamati a cercarsi costantemente, sempre alla scoperta del mistero dell’altro e delle loro incolmabili diversità.
Il professore si è reso disponibile a concederci un’intervista, nonostante i numerosi impegni che lo dividono tra Milano, dove si concentra il suo lavoro, e Forte dei Marmi, dove abita con la moglie Rosa Giannetta. Alberoni è stato un pioniere nello studio approfondito dei sentimenti, dell’erotismo, dei legami affettivi: “Ho dedicato la mia vita a questo argomento – spiega, rispondendo brevemente a una nostra domanda -. Non è stato semplice, ovviamente anche per motivi legati al periodo storico in cui ho avviato questi studi e per l’incomprensione che circondava il tema, ma ho portato avanti con impegno e serietà ciò che mi interessava e la diffusione a livello mondiale dei miei testi mi rende soddisfatto del mio lavoro”.
Il successo internazionale riconosciuto alle sue pubblicazioni è frutto di un lavoro scientifico, portato avanti in maniera sistematica, ma reso fruibile al grande pubblico grazie alla scelta di utilizzare il più possibile il linguaggio della letteratura amorosa e non un gergo psicoanalitico. Avrebbe naturalmente potuto farlo vista la sua formazione e la sua carriera professionale, cui appena accenniamo, ricordando alcuni punti: laurea in medicina, studi e ricerche ad alto livello in psicologia, psicoanalisi, statistica e sociologia; professore ordinario in ambito accademico di sociologia, ex rettore dell’università di Trento e dell’università di lingue e comunicazione Iulm di Milano, imprenditore culturale, editorialista di importanti quotidiani, autore di opere di carattere filosofico e su relazioni umane nelle imprese, rapporti di potere, vita quotidiana.

DISEGNO ALBERONI rid
Durante il nostro incontro gli abbiamo chiesto in particolare di mettere in luce i principi fondamentali e le buone pratiche perché un’unione possa durare nel tempo.
Con pazienza, prima di entrare nel merito, ha fatto una breve premessa e cioè che innanzi tutto bisogna che due persone siano realmente innamorate, cosa non scontata come si potrebbe pensare. Secondo il sociologo spesso, infatti, si confonde l’innamoramento con l’infatuazione, che può essere di vari generi (erotica, competitiva, da dominio, divistica, da mancanza di progetto), così si pensa di voler bene profondamente all’altro, ma quando comincia la vita quotidiana, il legame si rivela debole.

“L’innamoramento è basato sullo stato nascente di un movimento collettivo fondato da due sole persone – spiega -. In generale ci innamoriamo quando siamo pronti a cambiare, perché siamo mutati interiormente, perché è cambiato il mondo intorno a noi, perché non riusciamo più a realizzare i nostri desideri. Questo può avvenire a qualsiasi età, ma soprattutto nelle fasi di svolta della vita. E di chi ci innamoriamo? Della persona che ci fa sentire che col suo comportamento, coi suoi valori, con la vita che ha vissuto, col suo slancio possiamo mettere in atto le nostre potenzialità e ci dà il senso di realizzarci pienamente”.

Per riassumere certi passaggi attingiamo anche dai testi e dagli articoli curati dal professore. In alcuni di questi il momento dell’incontro è paragonato alla soluzione di un puzzle: “A volte l’amore si sviluppa come attrazione immediata, a volte come dolcezza dello stare insieme, a volte come assaporare un nuovo modo di essere – ha scritto il sociologo -. Il vero innamoramento produce una maturazione della personalità, si radica nella mente e nel cuore. Coloro che si vogliono bene profondamente cercano un’unione totale del corpo e dello spirito. Si aprono l’uno all’altra e sono spinti dal desiderio di realizzare un comune progetto di vita”.
Se l’innamoramento costituisce la fase nascente, l’amore subentra quando i meccanismi che l’hanno originato continuano ad agire nella relazione di coppia, permettendogli di rinascere, appunto come un’onda, nello scorrere del tempo. I principi-guida che valgono nella fase originaria,  dunque, valgono per tutto il prosieguo del cammino della coppia.


Dire la verità e raccontarsi. “Prima di tutto occorre dire la verità, cioè manifestarsi con trasparenza per quello che siamo realmente – spiega il sociologo -. C’è una brutta tradizione secondo cui per corteggiare una persona si mette in atto una sorta di recita, offrendo un’immagine ideale di noi stessi. Ogni volta che diciamo una cosa non vera siamo costretti a interpretare un ruolo che non ci appartiene. Dobbiamo, poi, raccontare alla persona amata le emozioni e le esperienze del nostro passato, non per farla ingelosire, ma per mettere a fuoco ciò che può arricchire il rapporto attuale e per scartare quelli che si considerano errori o episodi superati, staccandosi dal vecchio”.


Sincerità. La sincerità è la base dell’amore. Se non c’è l’amore un matrimonio non dura o dura male. Nella vita quotidiana è importante esprimere i propri sentimenti, pensieri e desideri all’altro, senza timore né vergogna, con candore. Nessun problema deve essere celato, ma affrontato con la parola e risolto. Coloro che si amano devono dirsi se sono felici come pure se non stanno bene o se non sono d’accordo.
Gentilezza. “È essenziale rapportarsi con garbo con il proprio compagno – specifica il sociologo -. In una coppia ci si deve poter confrontare su tutto, anche su cose spiacevoli, ma è necessario farlo con riguardo, senza aggredire né offendere l’altro. La vera gentilezza è espressione di un animo forte e generoso, nasce dalla sicurezza nella giustizia della propria causa ed esclude presunzione e rancore”.


Libertà. Nel matrimonio la libertà rischia di essere trascurata a scapito di entrambi i coniugi: “L’amore è un donarsi all’altro nell’attesa che la sua libertà ci scelga. Non possiamo imporre il nostro punto di vista alla persona amata né pretendere certi sentimenti da parte sua. Possiamo piuttosto favorire il rapporto con buoni propositi e intenzioni positive. Non possiamo dare ordini, ma consigliare e suggerire. Non dobbiamo pretendere, ma ricorrere al convincimento, al gioco, al compromesso. L’uso del potere in amore non è concesso”.  Il sociologo fa notare che i coniugi ricorrono molto al linguaggio del dovere, ma se il matrimonio non è impostato bene, non basta in sé a far durare un rapporto.


Fedeltà. La fedeltà, ugualmente, non va vissuta come un obbligo, ma come un modo per mantenere pura e unica la felicità e la fortuna di formare una coppia. Ogni intrusione produce gelosia e rottura: una relazione d’amore non deve essere contaminata.


Amicizia. Due coniugi realizzano un’intimità intellettuale e fisica, basata sulla fiducia. In un rapporto d’amore sono presenti tutte le componenti che caratterizzano un legame di amicizia, come la lealtà, la sincerità, il correre in soccorso, più ovviamente l’amore appassionato e l’esclusività, cioè il bisogno di vicinanza, che fanno della coppia una comunità forte e coesa.


Passione. “Abbandonarsi all’amore appassionato va considerato un bene, un valore e una fonte di gioia – fa notare il professore -. In passato i matrimoni duravano per abitudine, per dovere, per la necessità di allevare tanti figli. Oggi i coniugi si devono impegnare per continuare a trattarsi come innamorati, soprattutto se non hanno figli. Altrimenti cosa pensano di fare?”.
È vero che col tempo generalmente la passione si attenua, lasciando prevalere la tenerezza e l’affetto, ma ci sono anche casi in cui resta accesa. “Marito e moglie non devono smettere di dirsi e di dimostrarsi che si amano. È importante che mantengano una confidenza profonda per parlare di sé e dei propri desideri, sempre con reciproco rispetto. Non devono fare nulla per offendersi né nel fisico né nella morale”.


Candore. Il candore è la predisposizione interiore di apertura verso il proprio amato. Non bisogna mai stancarsi di spiegare se stessi e di comprendere l’altro. Un’intesa che dura è la conseguenza di un sentimento che rinasce sempre. Anche dopo un’incomprensione o un periodo di freddezza, se ci si apre, l’amore riprende vigore: “Il tronco sotto la cenere continua a bruciare, basta soffiare e torna la fiamma”, dice lo studioso.
Spesso il motivo di conflitto è costituito dall’orgoglio: “Tanti si vergognano a dire ‘ti amo’ – fa notare -. È importante superare questa forma di superbia”.


Fragilità. È utile considerare che dovremo fare i conti anche con le nostre debolezze: “Bisogna essere coraggiosi, saggi, generosi verso la persona amata, anche in circostanze di bisogno. Nel corso del tempo potremo infatti vederci fragili, malati e in difficoltà. Ciascuno deve volere il bene dell’altro in tutte le sue possibili forme”.


Impegni. Nel frequentare una persona è possibile che scopriamo divergenze incolmabili e che ci accorgiamo di esserci sbagliati. Il sociologo, però, è molto chiaro anche su questo punto: “Valutazioni e decisioni del caso si prendono prima del matrimonio. Gli impegni e le promesse, una volta assunti solennemente, vanno rispettati”.


Contrariamente a questa indicazione accade non di rado che certi fidanzamenti si trascinino a lungo stancamente, finché la coppia decide di sposarsi quasi per inerzia. A quel punto esplodono i litigi e il legame si infrange. Analogamente avviene che alcune coppie in crisi decidano di mettere al mondo un figlio, con l’illusione che questo possa risolvere il loro disagio. Come richiama il professore, il problema in questi casi riguarda l’amore della coppia in sé: i due non devono non devono farci entrare niente altro.

CANDELE rid
Per concludere, troviamo interessante ampliare l’orizzonte della riflessione, riprendendo alcuni passaggi di un intervento scritto dal sociologo nell’ambito della sua attività di editorialista sulla morale dell’amore in senso generale:

“Noi siamo cresciuti in una società che ha come modello il Vangelo con i valori del discorso della montagna (beati i poveri di spirito, i miti, coloro che piangono, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i pacifici, i perseguitati a causa della giustizia), cui vanno aggiunti i comandamenti (ama il prossimo tuo come te stesso, ama il tuo nemico). Se li sono ripetuti i nostri antenati per due millenni, pur sapendo che non avrebbero potuto essere applicati che in minima parte. Però, quasi tutti nel fondo del proprio animo sapevano che l’unica vera morale è quella dell’amore e che ogni volta che la infrangiamo e cadiamo in preda all’avidità, all’egoismo e all’odio stiamo sbagliando. Dunque, anche se non è realizzabile nella sua interezza, la morale evangelica dell’amore costituisce una meta, un punto luminoso, da cercare in continuazione con una perenne revisione dei nostri atti e delle regole di comportamento, verso un perfezionamento infinito”.

Agosto 2015

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